il business delle energie rinnovabili

Proseguiamo con l’ascolto di pareri, la lettura di analisi e di proposte a proposito della questione energetica. Oggi vi propongo un articolo di Mario Pirani da la Repubblica del 19 maggio, ‘E se barbarie genera nel vento nuovi mostri’ di cui riporto uno stralcio:

Anche questa volta il fine è «buono»: sviluppare le energie alternative (sole, vento, biomasse, fotovoltaico, ecc.) il cui costo di produzione è troppo alto per competere con petrolio e gas [...]
Ferma restando la giustezza di sostenere, anche con aiuti pubblici, la creazione di fonti alternative, è evidente che questo impulso va coordinato in un piano energetico nazionale che stabilisca in partenza dove è utile incrementare il sole e il fotovoltaico, dove la geotermia, dove le biomasse (trasformazione dei rifiuti), dove l’ eolico per costanza dei venti e salvaguardia del paesaggio, di quanto può essere realizzato con il risparmio di energie convenzionali, quanta energia nucleare conviene importare, ecc. Tutto questo manca e il meccanismo è stato abbandonato al western di un mercato senza regole

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anche a Molfetta friggeranno il clima nell’olio di palma

Il titolo può sembrare una battuta di dubbio gusto, considerando il principale carburante che alimenterà la costruenda centrale a biomasse Powerflor nel territorio agricolo della nostra Molfetta. Invece è volutamente ispirato ad un rapporto di Greenpeace, Come ti friggo il clima, pubblicato a novembre dello scorso anno e che

dimostra l’inevitabile necessità di porre fine alla deforestazione al fine di prevenire la perdita di biodiversità e combattere il cambio climatico proprio nel paese che

ha accolto a Bali il secondo round delle negoziazioni del protocollo di Kyoto. Questo il link diretto per il download del rapporto.
Perchè riprenderlo su questo blog? Per continuare a fornire utili strumenti per approfondire la questione, certamente non semplice, della sostenibilità dell’importazione di olio di palma come carburante ai fini della sostituzione delle fonti fossili e dell’abbattimento delle emissioni di CO2 in atmosfera. Ed anche per capire perchè l’olio di palma ha costi estremamente bassi sul mercato: Continua a leggere: anche a Molfetta friggeranno il clima nell’olio di palma

Ancora su biocarburanti e biomasse liquide

A proposito di biomasse liquide, per la precisione olio di palma, che verrà bruciato nella centrale Powerflor di Molfetta, vi propongo un interessante articolo di Sabina Morandi pubblicato su Liberazione, tanto per migliorare l’idea di “sostenibilità” di certe scelte energetiche:

Se per riempire il serbatoio di un Suv è necessario tanto mais quanto basterebbe per nutrire una persona per un anno intero, la conta del disastro è presto fatta. Negli Stati Uniti – dove cresce il 40% del mais del pianeta – le coltivazioni si stanno rapidamente riconvertendo grazie ai sussidi diretti e agli incentivi fiscali e di qui a pochi anni la metà dei raccolti potrebbe essere destinata alla raffinazione.
In Brasile invece, dove gli esperimenti con la benzina di derivazione vegetale sono in corso da decenni, più che riconvertire si taglia la foresta primaria, fondamentale per l’equilibrio del disastrato clima globale. Peccato che una volta disboscato, il suolo dell’Amazzonia è quanto di meno fertile si possa immaginare: dopo due o tre anni si trasforma in un deserto, e le coltivazioni energetiche vanno spostate altrove.
L’apporto che i biocarburanti ricavati dalle coltivazioni di cereali, barbabietole, canna da zucchero e colza, potrebbero dare all’abbandono dell’economia petrolifera non è facile da valutare. Ci ha provato il gruppo di Berkeley che ha condotto uno studio scientifico apparso su Science spezzando una lancia a favore dell’etanolo, l’alcol di derivazione vegetale che negli Stati Uniti rappresenta il 2% delle miscele di carburante utilizzate su strada. I ricercatori hanno condotto una rigorosa analisi di sei studi precedentemente pubblicati, due dei quali liquidavano l’impiego dei biocombustibili come antieconomico perché, conti alla mano, la produzione di etanolo sembra richiedere più energia di quanta ne restituisca. L’ultimo studio ribalta questi risultati, sia pure con i dovuti distinguo: le coltivazioni energetiche possono comportare un minor consumo di petrolio rispetto alla produzione di benzina e può ridurre del 10-15% l’immissione di gas serra nell’atmosfera. A patto però che la transizione verso l’etanolo avvenga solo ricavando l’alcol non dai cereali ma dalla cellulosa, cioè dalla conversione per fermentazione batterica della fibra legnosa. Metodi troppo costosi e inutilizzabili, per il momento, a meno che non vengano spesi un po’ di soldi per finanziare la ricerca e lo sviluppo delle nuove tecnologie.
L’attuale generazione di biocombustibili è quindi sostanzialmente antieconomica ma si tiene a galla grazie alle enormi sovvenzioni (negli Stati Uniti) e alla bolla speculativa (Brasile e Indonesia) che premia comunque gli imprenditori che disboscano – facendo salire le azioni delle loro società – prima ancora di seminare il primo raccolto. Se poi questo si rivelerà magro poco importa: i profitti sono assicurati dal mercato azionario anche se ci si è lasciati alle spalle il deserto. E visto che il Brasile di Lula sembra fermamente deciso a cavalcare la sua posizione avanzata nel settore dei biocombustibili, e non disdegna affatto l’impiego di mais o soia geneticamente modificati, il destino degli ultimi alberi secolari del pianeta potrebbe essere già segnato, con conseguenze drammatiche per il mondo intero. Continua a leggere: Ancora su biocarburanti e biomasse liquide

il sindaco di Molfetta ha bisogno del supporto della ricerca scientifica

Nella conferenza di ieri sulla centrale a biomasse in costruzione a Molfetta, di cui potete leggere on line il report di Molfettalive o quello de ilfatto.net, mi ha davvero colpito l’affermazione del Sindaco-Senatore circa la necessità di avere un supporto da parte della ricerca scientifica nel chiarire i dubbi sulla nocività o meno di alcune sostanze. Il Sindaco di Molfetta, Azzollini, o i suoi consiglieri, dovrebbero iniziare a documentarsi: il mio suggerimento è di

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sulla costruzione della centrale Powerflor a Molfetta

Qualche giorno fà è stato diramato questo comunicato sul sito della Regione Puglia:

27/03/2008 – Impianto di energia a biomasse nella Provincia di Bari. In relazione al progetto di una centrale a biomasse liquide presentato dal Consorzio CEM su Casamassima (BA) l’Assessorato all’Ecologia ricorda quanto segue. In base alla normativa vigente, lo stesso progetto deve essere sottoposto a procedura di assoggettabilità a VIA se supera i 50 MW termici e i 15 MW elettrici.

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Programma per le elezioni comunali 2008 – Politiche energetiche

POLITICHE ENERGETICHE

I dati che le organizzazioni internazionali forniscono in merito alle emissioni inquinanti e ai relativi cambiamenti climatici non lasciano più dubbi in merito: bisogna tendere verso un sistema energetico sostenibile, se non si vuol giungere al collasso dell’intero sistema.

Superare la fase delle azioni scoordinate, perché individuali. Si potrebbe iniziare, dentro il quadro di riferimento rappresentato dal Piano Energetico Ambientale Regionale, con la realizzazione di programmi di qualificazione

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lo strano caso della centrale a biomasse liquide Powerflor

Apprendiamo da notizie di stampa (articolo del 18 febbraio 2008, Powerflor, Completato il trasporto del primo motore. La località segreta? Il lungomare di Santo Spirito di Lorenzo Pisani su www.molfettalive.it ) che nello scorso weekend – tra sabato e domenica – è stato effettuato il trasporto di uno dei due motori – ognuno da 369 tonnellate – della centrale elettrica a biomasse liquide Powerflor alimentata ad oli vegetali in costruzione in Contrada Ciardone sulla

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