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Anche se il tg1 e il tg5 non ne hanno dato il “giusto risalto” il decreto legge numero 78 del 1-07-2009, primo atto legislativo del governo Berlusconi per la costruzioni di centrali nucleari, è stato bocciato. Il punto focale del d.l. era l’articolo 4, che la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale con la sentenza 215/2010. Perchè? Semplificando: il governo ha emanato un provvedimento urgente (un decreto legge) affidandone l’esecuzione a capitali privati, che sono
Continua a leggere tempi duri per il nucleare italiano
Dove mettere le centrali? E le scorie ? di Giorgio Nebbia
pubblicato su Liberazione di giovedì 11 febbraio 2010
“Il decreto governativo che avvia (vorrebbe avviare) la costruzione delle quattro centrali nucleari che tanto stanno a cuore al potere economico e finanziario, è destinato ad innescare una lunga stagione di conflitti, simili a quelli che negli anni settanta e ottanta hanno affossato l’altro programma nucleare del governo di allora. Tanto per cominciare il governo
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Non c’è posto per il nucleare di Giorgio Nebbia
pubblicato su Liberazione, 31 gennaio 2009
No, non c’è un futuro per l’energia nucleare in Italia. Non voglio toccare gli aspetti, pur importanti, monetari: quanto costa un chilowattora di elettricità nucleare? costa più o meno di quello da fonti fossili ? Chi si occupa di conti sa quanto siano fallaci i conti dei costi dell’energia, comunque si giri appare che l’elettricità nucleare non è conveniente economicamente, in termini di soldi. Non sto neanche a toccare l’argomento, pur importante, di quanto uranio c’è nel mondo o quanto costa, argomento su cui in tanti si esercitano, alcuni concludendo che ce n’è poco, altri sostenendo che ce n’è per secoli.
Ci sono invece due motivi importanti contro il nucleare. Supponiamo anche che un governo decida di avviare un programma di costruzione di centrali nucleari, di qualsiasi tipo, anche di quelle cosiddette di terza generazione — ce ne sono due in costruzione, una in Finlandia, una in Francia, già afflitte da difficoltà tecniche e ritardi e aumenti di costi — “supersicure”, blindate dentro contenitori spessi metri e metri di cemento armato. Dove le mettiamo in Italia ?
Ai tempi della prima frenesia governativa per il nucleare, negli anni settanta e ottanta del Novecento, si vide che non c’è nessun posto in Italia in cui una centrale nucleare possa essere installata nel rispetto dei vincoli di sicurezza imposti dalle norme internazionali. Occorre una grande massa di acqua di raffreddamento: la centrale finlandese deve pompare, per il raffreddamento delle turbine, circa 65 metri cubi al secondo (la portata di un fiume medio italiano) di acqua che ritorna, scaldata, nel mare, e deve produrre acqua distillata per dissalazione dell’ acqua di mare per l’alimentazione delle caldaie.
Occorre una adeguata distanza, almeno una quindicina di chilometri, da centri abitati, strade di grande comunicazione, ferrovie, aeroporti, installazioni militari, industrie pericolose, eccetera. Una centrale nucleare deve essere collocata su una struttura geologica priva di rischi di terremoti e non franosa (in Finlandia la centrale di terza generazione è in costruzione su un promontorio di granito). Occorre un coinvolgimento delle comunità locali; non basta invocare il segreto di stato sulla localizzazione o promettere di mandare l’esercito a bloccare le eventuali proteste; occorre comunque procedere ad espropri e a modifiche di piani regolatori locali e aprire cantieri e movimentare per terra e per mare milioni di tonnellate di cemento, acciaio, macchinari.
Continua a leggere: centrali nucleari all’italiana
Il comunicato che segue forse non farà felice il Senatore Azzollini, Sindaco di Molfetta, che in un convegno a Biscelie il 18 luglio di quest’anno tra una battuta e l’altra aveva dichiarato che se si dovesse costruire una centrale nucleare in Puglia, egli avrebbe candidato il territorio di Molfetta ad ospitarla! Potete ascoltare l’audio di quel congresso su Radio Radicale oppure in fondo a questo post.
La Giunta provinciale, a seguito della enunciazione del
Continua a leggere La Giunta provinciale dice no alle centrali nucleari in Terra di Bari
Credete che sia solo un titolo provocatorio? Potete ascoltare l’audio della conferenza tenutasi a Bisceglie il 18 luglio di quest’anno ( 2008 ) nella relativa pagina di Radio Radicale . Dura quasi due ore. Se volete potete ascoltare solo le illuminanti parole del Sindaco Azzollini: cliccate su “Apri in una finestra esterna” – portate il cursore di avanzamento ad 1 ora e 08 circa per ascoltare il secondo intervento che dura più di 12
Continua a leggere il sindaco Azzollini farebbe costruire una centrale nucleare a Molfetta
Proseguiamo con l’ascolto di pareri, la lettura di analisi e di proposte a proposito della questione energetica. Oggi vi propongo un articolo di Mario Pirani da la Repubblica del 19 maggio, ‘E se barbarie genera nel vento nuovi mostri’ di cui riporto uno stralcio:
Anche questa volta il fine è «buono»: sviluppare le energie alternative (sole, vento, biomasse, fotovoltaico, ecc.) il cui costo di produzione è troppo alto per competere con petrolio e gas [...]
Ferma restando la giustezza di sostenere, anche con aiuti pubblici, la creazione di fonti alternative, è evidente che questo impulso va coordinato in un piano energetico nazionale che stabilisca in partenza dove è utile incrementare il sole e il fotovoltaico, dove la geotermia, dove le biomasse (trasformazione dei rifiuti), dove l’ eolico per costanza dei venti e salvaguardia del paesaggio, di quanto può essere realizzato con il risparmio di energie convenzionali, quanta energia nucleare conviene importare, ecc. Tutto questo manca e il meccanismo è stato abbandonato al western di un mercato senza regole
Continua a leggere: il business delle energie rinnovabili
Il titolo può sembrare una battuta di dubbio gusto, considerando il principale carburante che alimenterà la costruenda centrale a biomasse Powerflor nel territorio agricolo della nostra Molfetta. Invece è volutamente ispirato ad un rapporto di Greenpeace, Come ti friggo il clima, pubblicato a novembre dello scorso anno e che
dimostra l’inevitabile necessità di porre fine alla deforestazione al fine di prevenire la perdita di biodiversità e combattere il cambio climatico proprio nel paese che
ha accolto a Bali il secondo round delle negoziazioni del protocollo di Kyoto. Questo il link diretto per il download del rapporto.
Perchè riprenderlo su questo blog? Per continuare a fornire utili strumenti per approfondire la questione, certamente non semplice, della sostenibilità dell’importazione di olio di palma come carburante ai fini della sostituzione delle fonti fossili e dell’abbattimento delle emissioni di CO2 in atmosfera. Ed anche per capire perchè l’olio di palma ha costi estremamente bassi sul mercato: Continua a leggere: anche a Molfetta friggeranno il clima nell’olio di palma
A proposito di biomasse liquide, per la precisione olio di palma, che verrà bruciato nella centrale Powerflor di Molfetta, vi propongo un interessante articolo di Sabina Morandi pubblicato su Liberazione, tanto per migliorare l’idea di “sostenibilità” di certe scelte energetiche:
Se per riempire il serbatoio di un Suv è necessario tanto mais quanto basterebbe per nutrire una persona per un anno intero, la conta del disastro è presto fatta. Negli Stati Uniti – dove cresce il 40% del mais del pianeta – le coltivazioni si stanno rapidamente riconvertendo grazie ai sussidi diretti e agli incentivi fiscali e di qui a pochi anni la metà dei raccolti potrebbe essere destinata alla raffinazione.
In Brasile invece, dove gli esperimenti con la benzina di derivazione vegetale sono in corso da decenni, più che riconvertire si taglia la foresta primaria, fondamentale per l’equilibrio del disastrato clima globale. Peccato che una volta disboscato, il suolo dell’Amazzonia è quanto di meno fertile si possa immaginare: dopo due o tre anni si trasforma in un deserto, e le coltivazioni energetiche vanno spostate altrove.
L’apporto che i biocarburanti ricavati dalle coltivazioni di cereali, barbabietole, canna da zucchero e colza, potrebbero dare all’abbandono dell’economia petrolifera non è facile da valutare. Ci ha provato il gruppo di Berkeley che ha condotto uno studio scientifico apparso su Science spezzando una lancia a favore dell’etanolo, l’alcol di derivazione vegetale che negli Stati Uniti rappresenta il 2% delle miscele di carburante utilizzate su strada. I ricercatori hanno condotto una rigorosa analisi di sei studi precedentemente pubblicati, due dei quali liquidavano l’impiego dei biocombustibili come antieconomico perché, conti alla mano, la produzione di etanolo sembra richiedere più energia di quanta ne restituisca. L’ultimo studio ribalta questi risultati, sia pure con i dovuti distinguo: le coltivazioni energetiche possono comportare un minor consumo di petrolio rispetto alla produzione di benzina e può ridurre del 10-15% l’immissione di gas serra nell’atmosfera. A patto però che la transizione verso l’etanolo avvenga solo ricavando l’alcol non dai cereali ma dalla cellulosa, cioè dalla conversione per fermentazione batterica della fibra legnosa. Metodi troppo costosi e inutilizzabili, per il momento, a meno che non vengano spesi un po’ di soldi per finanziare la ricerca e lo sviluppo delle nuove tecnologie.
L’attuale generazione di biocombustibili è quindi sostanzialmente antieconomica ma si tiene a galla grazie alle enormi sovvenzioni (negli Stati Uniti) e alla bolla speculativa (Brasile e Indonesia) che premia comunque gli imprenditori che disboscano – facendo salire le azioni delle loro società – prima ancora di seminare il primo raccolto. Se poi questo si rivelerà magro poco importa: i profitti sono assicurati dal mercato azionario anche se ci si è lasciati alle spalle il deserto. E visto che il Brasile di Lula sembra fermamente deciso a cavalcare la sua posizione avanzata nel settore dei biocombustibili, e non disdegna affatto l’impiego di mais o soia geneticamente modificati, il destino degli ultimi alberi secolari del pianeta potrebbe essere già segnato, con conseguenze drammatiche per il mondo intero. Continua a leggere: Ancora su biocarburanti e biomasse liquide
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