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Ogni volta che si discute di energia e della sua produzione nella nostra regione si assiste ad un dibattito tra sordi dove ognuno afferma le proprie verità in forma di dogma. Queste note dovrebbero servire a spiegare che si può essere contro la produzione di energia nucleare e al contempo guardare alla produzione di energia da fonti rinnovabili in maniera sostenibile, in armonia con il paesaggio e con le vocazioni economiche del territorio di
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10 DOMANDE A NOI UOMINI ITALIANI, A PARTIRE DA ME, SUL DESIDERIO SESSUALE MASCHILE VERSO LE DONNE
di Alessio MIceli, pubblicato su “Via Dogana” n° 91 – dicembre 2009
C’è una domanda fondamentale che mi ronza dentro, da quando è esploso questo dibattito pubblico, dapprima intitolato a Berlusconi e al tema “sesso, denaro e potere”, fino al caso attuale di Marrazzo che getta ombra su altri uomini di potere e di rilievo pubblico. Come uomo,
Continua a leggere 10 domande a noi uomini italiani
La Regione Puglia e la ripubblicizzazione dell’ AQP: un primo significativo passo
L’ approvazione della delibera del 20 ottobre scorso, con la quale la Giunta Regionale della Puglia fa proprio il principio dell’ acqua come “bene comune” non assoggettabile alle leggi del mercato e della concorrenza, è senz’ altro da valutare positivamente, per numerosi motivi:
* perché si pone in contrasto con i processi di privatizzazione dei servizi idrici a vantaggio delle multinazionali e
Continua a leggere ripubblicizzazione dell’ AQP – comunicato stampa regionale
Ho sentito che non volete imparare niente. Deduco: siete milionari. Il vostro futuro è assicurato – esso è Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori Hanno fatto sì che i vostri piedi Non urtino nessuna pietra. Allora non devi Imparare niente. Così come sei Puoi rimanere.
E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà, dato che i tempi, Come ho sentito, sono insicuri Hai i tuoi
Continua a leggere Ho sentito che non volete imparare
La democrazia sindacale e la “comprensione critica di se stessi”
di Pasquale Voza
Sul piano del senso comune, anche (se non soprattutto) in riferimento alle coscienze giovanili, quella che si potrebbe chiamare la cultura diffusa del revisionismo ha finito coll’imporre un Novecento seccamente semplificato e “liberato” della sua reale complessità storica e ridotto ad una sorta di bene culturale e spirituale di cui fruire in un consumo inerte e pacificato, che si può ricondurre ad una nuova forma di “americanismo”, inteso come terreno esemplare di caduta netta di ogni rapporto critico col passato e col presente, e con le forme culturali e ideologiche dell’uno e dell’altro. E ciò, in generale, si sposa bene con l’estetica televisiva imperante, con i suoi codici e il suo linguaggio, con il suo pervasivo potere sovradeterminatore di spettacolarizzazione. Ebbene, ad onta delle generose e insieme acute considerazioni dell’attore Pierfrancesco Favino (presenti nell’intervista rilasciata a “Liberazione” sabato scorso), si deve dire che la fiction televisiva, Pane e libertà , incentrata sulla figura di Giuseppe Di Vittorio, é profondamente connotata da un’epica mèlo, che non ne costituisce solo la cifra stilistica ma ne diventa il vero contenuto (“lo stile é la cosa”, diceva a suo tempo De Sanctis). Continua a leggere: Voza su Giuseppe di Vittorio
Rifiuti? Il trucco è non produrli
di Giorgio Nebbia
Il recente volume «Ambiente Italia 2009 – Rifiuti made in Italy» della Legambiente, pubblicato dalle Edizioni Ambiente di Milano, esamina uno dei principali problemi italiani, anzi mondiali, quello dei rifiuti. Nel 2007-2008 l’opinione pubblica ha «scoperto» che una grande città come Napoli era soffocata dai sacchetti di pattume, che intorno ai rifiuti circolano proposte di impianti inquinanti e attività criminali, che processioni di camion pieni di rifiuti viaggiano da un capo all’altro d’Italia alla ricerca di un inceneritore o di una cava in cui seppellirli.
Quando si parla di rifiuti il pensiero va subito ai «sacchetti» pieni di immondizia, cioè ai rifiuti solidi urbani, che sono poco meno di 40 milioni di tonnellate all’anno, rispetto ai circa 150 milioni di tonnellate annue di rifiuti totali. I rifiuti solidi urbani sono smaltiti in quattro modi: incenerimento; discariche; riciclo con recupero di materiali e illegalmente. I rifiuti sono i residui, non solo solidi, ma anche liquidi e gassosi, della trasformazione e dell’uso delle tante merci che entrano nelle case, nelle fabbriche, nei negozi, nei cantieri, che circolano sulle strade. Le merci non sono «consumate», come si crede, ma «usate» per un tempo più o meno lungo e, alla fine, buttate via o immobilizzate negli edifici e nel territorio.
Ineliminabli i residui – Siamo di fronte ad una frenetica circolazione di materia che va dai campi e dalle miniere o viene importata, viene trasformata in innumerevoli fabbriche e processi (in ciascuno dei quali si formano rifiuti) e i prodotti trasformati entrano in altri processi o arrivano nei negozi (e anche in questi passaggi si formano rifiuti) e infine arrivano nelle abitazioni o negli uffici e si trasformano in altri rifiuti ancora.
Una parte dei rifiuti urbani finisce negli inceneritori che bruciano la parte combustibile (carta, plastica, residui di alimenti, gomma eccetera) con tante varianti: si va dagli inceneritori promossi a termovalorizzatori quando il calore liberato dalla combustione è venduto o trasformato in elettricità vendibile (con formazione del 30 percento di ceneri da smaltire comunque in discarica), e si arriva a impianti di pirolisi, torce al plasma, dissociazione molecolare o simili che molti inventori propongono agli amministratori pubblici sperando di mettere a tacere la contestazione ecologica nei confronti degli «inceneritori», ma che comunque fanno sempre finire in cenere i rifiuti. Continua a leggere: rifiuti
Premesso che
il fenomeno dell’elettrosmog ha rappresentato in questi ultimi anni, almeno a partire dal biennio 2001-2002, uno dei problemi più sentiti dalla popolazione e per il territorio del Comune di Molfetta, su cui insistono 40 (quaranta) impianti tra quelli di telefonia cellulare e delle emittenti radio;
con parere del Dirigente del Settore Territorio del 29/06/2001 si dava autorizzazione all’installazione di un impianto di telefonia cellulare sul lastrico solare del condominio di via Martiri di Via Fani n. 5/E, e con atto n. 7043 del 26707/2001 si dava conseguente permesso di costruire;
l’installazione di detto impianto procurava notevoli dispute tra il gestore Alcatel-Wind e condomini nonché tra Comune e gestore;
il Regolamento comunale per l’installazione, la modifica e l’adeguamento delle stazioni radio base per la telefonia cellulare e le emittenti radiotelevisive, approvato con Delibera del Consiglio Comunale n. 70 del 31/01/2002, stabilisce all’art. 1, comma 3 che princìpi fondamentali del Regolamento sono <<il principio di precauzione>> e <<il principio di cautela e di minimizzazione dell’esposizione>>;
in seguito ad approvazione del Regolamento comunale e alle aumentate richieste di installazione di impianti da parte degli operatori di telefonia, a partire dall’anno 2001-2002, nonché della dichiarazione di illegittimità costituzionale del Decreto “Gasparri” (D.Lgs 4 settembre 2002, n.198) l’Amministrazione comunale ha perseguito con il Piano delle antenne una politica di concertazione e coordinamento tra Ente locale, Asl, Ispesl e gestori degli impianti nonché portatori di interessi diffusi costitutiti in associazioni e comitati, tesa a delocalizzare il più possibile gli impianti dal centro urbano abitato; tale politica di concertazione ha comportato la concessione in locazione di siti comunali richiesti dagli operatori di telefonia mobile, demandando al Dirigente del Settore Territorio l’individuazione di tali siti;
con Delibera di Giunta Comunale n. 65 del 13/02/2008 avente ad oggetto <<Atto di transazione Comune di Molfetta/Wind Telecomunicazioni SPA. Presa d’atto>>
- <<la Wind Telecomunicazioni S.p.A., prendeva atto della nuova proposta fatta dall’Amministrazione Comunale di allocare gli impianti di telefonia mobile sulla struttura portantenne da costruirsi in proprio su apposito sito comunale (ubicato nei pressi del costruendo campo sportivo – zona 167) da parte della Pubblicity Agency s.r.l. Unipersonale;
- la soluzione in parola, avrebbe comportato la rimozione della torre faro di proprietà della H3G ed insistente al centro del costruendo campo sportivo, ove la stessa aveva posizionato i propri impianti di trasmissione di telefonia mobile, e la rimozione dell’impianto di Wind Telecomunicazioni S.p.A. siti in via Martiri di via Fani, così definitivamente razionalizzando l’ubicazione dei detti impianti agli obiettivi di legge e comunali, di sanità pubblica e di tutela del pubblico interesse; Continua a leggere: interpellanza consiliare su antenne per la telefonia mobile
“Bioetica, si parta dalla Convenzione di Oviedo”
intervista al Sen. Ignazio Marino, PD commissione Sanità, pubblicata su Liberazione del 7 marzo 2009
Si trattava di una questione di forma che di fatto rendeva inapplicabile il testamento biologico. Ora, eliminato questo ostacolo, nel testo Calabrò resta però tutta la questione sostanziale. E cioè il fatto che un medico che acconsenta alla volontà del paziente di mettere fine alla propria assistenza e che quindi acconsenta alla fine naturale della vita sia di fatto esposto ad un reato penale. Pensiamo alla situazione di Pier Giorgio Welby: Mario Riccio, il medico che l’ha assistito e che ha assecondato la sua volontà di morire, sarebbe un criminale se il testo Calabrò fosse stata legge. Il Pdl risponde dicendo che sono io a non comprendere che invece la loro proposta non impedisce al medico di comportarsi come ha fatto Riccio. Allora io dico: benissimo, se così è, togliamoci dall’impasse e accettate di scrivere all’articolo 1 che il punto di riferimento è il consenso informato del paziente, cioè che ognuno può decidere di esprimere un dissenso alla terapia in ogni momento, come stabilisce la convenzione di Oviedo recepita in Italia con la legge 145 del 2001.
Il Pdl dice che il consenso informato c’è già nella proposta Calabrò.
Se a me e a molti viene il dubbio che di fatto la legge esponga i medici e i cittadini ad una conflittualità che può finire in tribunale e se il Pdl mi dà ragione sul fatto che invece non debba essere così, allora perché non inserire il riferimento alla convenzione di Oviedo? Da lì poi comincia la vera discussione, anche perché resta lo spinoso capitolo su idratazione e nutrizione che il testo Calabrò non definisce più come trattamenti sanitari e li sottrae alla libera scelta della persona.
Il problema sta solo nel difficile, se non impossibile, dialogo con il Pdl o anche nel Pd ci sono ancora questioni irrisolte tra laici e cattolici sul testamento biologico?
La linea del partito è stata definita in modo molto chiaro dalla presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. La proposta di legge del Pdl, così com’è, è anticostituzionale: si è passati dall’obiettivo di dare ai cittadini una possibilità di scelta anche quando non potevano più scegliere ad una legge che invece toglie la libertà di scelta anche a chi può ancora decidere.
Continua a leggere: intervista al Sen. Ignazio Marino
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