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FORTE CON I DEBOLI E DEBOLE CON I PREPOTENTI
E’ in atto in questi giorni un attacco feroce nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori di questo paese. La manovra finanziaria di Berlusconi, Tremonti e Azzollini ha congelato gli stipendi ed elevato l’età pensionabile dei dipendenti pubblici. Ciò significa che i lavoratori subiranno una perdita secca di 1.600 euro all’anno, per 3 anni e andranno in pensione un anno più tardi. Alla faccia del
Continua a leggere Governo ladro
La propaganda berlusconiana colpisce ancora: dal vecchio un milione di posti di lavoro del ’94 all’attuale superamento della crisi e al miraggio di uno sviluppo economico basato sulle grandi opere.
Ciò che invece la realtà di ogni giorno ci restituisce è una crisi economica sempre più devastante e un’azione governativa preoccupata principalmente a risolvere i problemi giudiziari del suo leader.
Le conseguenze della crisi, non trovando argini politici – nel governo – ed economici
Continua a leggere La crisi non è finita e a pagarla sono sempre i lavoratori
Il PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA sostiene lo sciopero nazionale del 23 ottobre promosso dai sindacati di base e invita i suoi iscritti , i lavoratori e le lavoratrici a partecipare.
Il PRC ritiene indispensabile unire e generalizzare tutte le lotte dei lavoratori e dei precari contro la crisi che sta producendo effetti devastanti.
Occorre sostenere, qui in terra di Bari come altrove, il difficile processo di riunificazione del mondo del lavoro e delle vertenze
Continua a leggere sciopero generale dei sindacati di base venerdì 23 ottobre
La crisi economica che sta producendo effetti devastanti sul reddito di migliaia di lavoratori e pensionati, non viene a caso. E’ il frutto di precise politiche finalizzate alla precarizzazione del lavoro e alla compressione dei salari. I lavoratori impoveriti non sono in grado di comprare le merci che producono. Le misure adottate dal governo sono di carattere contingente e del tutto inadeguate anche se paragonate a quelle di altri paesi europei. Il governo Berlusconi
Continua a leggere assemblea cittadina martedì 31 marzo
di Paolo Ferrero, pubblicato su Liberazione del 1/03/2009
Lo sprofondo dell’economia statunitense segnala in questi giorni la pesantezza della crisi. Come diciamo da mesi la crisi é profondissima e sarà una crisi “costituente”, che cambierà il volto dell’Italia. E’ una crisi del sistema capitalistico, ingenerata dalla finanziarizzazione dell’economia e dalla compressione della massa salariale. Non é quindi la crisi della globalizzazione neoliberista ma il frutto legittimo – anche se avvelenato – di quella globalizzazione. Le politiche liberiste praticate per anni hanno portato al blocco del meccanismo di accumulazione capitalistico. E’ quindi una crisi di sistema da cui non é possibile uscire senza profondi sconquassi del sistema stesso. Negli Stati Uniti Obama sta dando una risposta che rompe decisamente con le politiche reaganiane e pone alcuni elementi di sinistra. Far pagare più tasse ai ricchi per costruire un sistema sanitario nazionale – per i poveri – non é solo un atto simbolico.
In Italia il governo, riproponendo in pieno il programma della P2, persegue una uscita da destra dalla crisi, sul piano istituzionale, sociale e culturale. Sul piano istituzionale lavora – con contraddizioni – per scardinare la Costituzione: mette in discussione l’autonomia della magistratura e propone l’elezione diretta del Capo dello stato. Sul piano sociale lavora per la distruzione del sindacato di classe, lo smantellamento del diritto di sciopero, la distruzione del contratto di lavoro e la conseguente ulteriore compressione salariale. Sul piano culturale propone un impasto di clericalismo integralista con il razzismo della lega e la guerra tra i poveri come orizzonte quotidiano. L’azione del governo ha contraddizioni al suo stesso interno ma ha il suo punto di forza nella incapacità dell’opposizione parlamentare di avanzare un’alternativa. Al di là della buona proposta di Franceschini sull’indennità di disoccupazione, la dice lunga sulla situazione il fatto che il piano anticrisi del Pd, messo a punto da Bersani, non contenga il tema della redistribuzione del reddito e si collochi così a destra di Obama.
In questo contesto noi abbiamo lavorato alla ripresa del radicamento sociale del partito, con iniziative di lotta, con la generalizzazione delle iniziative contro il carovita, partecipando al complesso delle mobilitazioni nazionali e locali. Detto questo, il motore di queste mobilitazioni é stato sin ora la Cgil, che ha costruito la spina dorsale dell’opposizione e delle lotte. Si tratta ora di fare un salto di qualità su almeno tre piani. Continua a leggere: salario sociale e lista unitaria
Non so quali siano le “belle letture” del Sindaco Senatore Azzollini e del suo fidato amico a capo del “futuro” nuovo porto di Molfetta…
Evidentemente per dormire sonni tranquilli non dovrebbe leggere il dossier sull’ultimo numero dell’Espresso ( che si può trovare anche online )
Ayaz Erkan, trentaduenne marinaio turco, da più di un mese è in Italia. O meglio di fronte all’Italia, nel porto di Civitavecchia, dove la sua Nesibe è bloccata. È una nave di media stazza, proprietario turco e bandiera cambogiana. Abbandonata dall’armatore, che ha mollato nave ed equipaggio dopo una piccola avaria e non ha pagato neanche il soccorso. Dimenticata dall’industriale che aveva ordinato il carico, tremilacinquecento tonnellate di cemento bianco: nessuno corre a reclamarlo. Affidata alle cure del comandante Ayaz e dei nove uomini dell’equipaggio, prigionieri a bordo. Non sono i soli, di questi tempi. Sparse tra i porti italiani ci sono undici navi abbandonate, carico e ciurma compresi. Vittime del grande gelo dell’economia e dei commerci. Che dai settori più esposti e marginali, come quello della turca Nesibe, si è via via allargato fino a colpire il cuore e il simbolo della globalizzazione: il traffico dei container, le scatole che hanno cambiato il mondo. E che adesso pagano il prezzo della sua crisi: noli crollati, rotte cancellate, giganti dei mari parcheggiati nei porti, scatole vuote nei depositi. Continua a leggere: il Porto che verrà
Vi propongo la lettura di La crisi di un mondo di bassi salari, di Emiliano Brancaccio, pubblicato su Liberazione di oggi, giovedì 19 febbraio 2009.
General motors e Chrysler reclamano 40 miliardi di dollari dall’Amministrazione Obama per non fallire, e proprio al fine di ottenere gli agognati fondi pubblici annunciano quasi 50mila tagli ai posti di lavoro, la più grande ondata di licenziamenti nella storia americana. E’ proprio il caso di dire che viviamo in tempi gattopardeschi, nei quali il liberismo viene messo sotto accusa solo dalla cintola in su. Da un lato viene ormai da più parti invocata la protezione statale di singoli settori produttivi o addirittura il passaggio da mani private a mani pubbliche di pezzi importanti del capitale finanziario e industriale. Ma dall’altro lato non abbiamo assistito al minimo ripensamento riguardo ai processi di erosione dello stato sociale o alla completa soggezione alle leggi del mercato nelle quali versa la grande maggioranza dei lavoratori subordinati. Senza nemmeno accorgercene, siamo insomma piombati nell’epoca dello statalismo liberista , un ossimoro niente affatto rassicurante con il quale saremo costretti a misurarci per un tempo non breve.
Cosa possiamo ragionevolmente attenderci da questa nuova combinazione di attente premure pubbliche verso le esigenze del capitale privato e di sempre più feroce indifferenza verso i destini del lavoro? La risposta più probabile è che ci troveremo di fronte a un clamoroso fallimento politico. Cerchiamo di capire il perché indagando sulle forze reali che alimentano questa crisi. E’ di moda a questo riguardo una interpretazione moralistica del tracollo economico, che individua la causa di tutti i mali nel greed , la famigerata avidità dei banchieri e degli speculatori. Ne ha parlato Obama, e con lui molti altri. Continua a leggere: crisi e bassi salari
CON L’ACCORDO SEPARATO VOGLIONO FAR PAGARE LA CRISI AI LAVORATORI
Il governo Berlusconi, Confindustria, Cisl, Uil, Ugl, con la firma della riforma della contrattazione, come nel 2002, hanno sferrato un altro gravissimo attacco ai salari, diritti e interessi di tutti i lavoratori. Bene ha fatto la Cgil a non firmare e a sottrarsi alle pressioni venute da più parti, comprese quelle del PD di Veltroni, che ha anche proposto il taglio delle pensioni e
Continua a leggere contro l’accordo separato di cisl e uil
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