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sull’avviso pubblico per l’assegnazione di aree nella nuova zona Pip di Molfetta

Di seguito il testo del comunicato stampa:

Sulla nuova zona PIP, l’Amministrazione comunale di Molfetta dimostra ancora una volta la sua testardaggine in un braccio di ferro che rischia di costare caro alla comunità. Abbiamo già denunciato mesi fa come il nuovo Piano degli insediamenti produttivi non tenesse conto delle perimetrazioni prodotte dall’Autorità di Bacino, un ente indipendente, che individuano aree ad alta pericolosità idraulica nella zona in cui dovrebbe sorgere la nuova zona

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Lame e PIP. Storia in tre atti…

aree ad alta pericolosità idraulica in Molfetta

…di un conflitto istituzionale

Cliccare il link seguente per la versione pdf da stampare: Dossier_Lame_Pip_29_05_2009.

Atto primo ALCUNE PREMESSE 1.1 COSA SONO I PIP? I Piani Insediamenti Produttivi (PIP) sono piani di iniziativa pubblica attuativi del Piano Regolatore Generale e sono progettati per accogliere attività di vario tipo (artigianali, industriali, commerciali e turistiche). Le aree su cui sorgono i fabbricati sono espropriate dal Comune e successivamente ricedute agli operatori. La storia dei PIP nella

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conferenza stampa su lame e PIP venerdì 29 maggio

Con questo lavoro intendiamo assolvere al compito di opposizione puntuale che prova ad evidenziare le mancanze del potere che oggi ci amministra. Un potere che ipoteca il futuro del nostro territorio incurante di delicati equilibri idrogeologici. Un potere che ancora una volta pensa di essere e si comporta come assoluto e isolato, convinto di avere la verità in tasca. La ricostruzione che segue parla di come un ente pubblico sceglie di contrapporsi ad un

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bombe all’iprite a Molfetta: video della NATO

finanziamento della Provincia per l’impianto di compostaggio di Molfetta

Nella Giunta provinciale odierna sono stati adottati provvedimenti significativi in materia ambientale. E’ stata prevista, infatti, l’utilizzazione di 2.300.000 euro per il finanziamento della progettazione e realizzazione degli interventi di adeguamento e messa in esercizio dell’impianto di compostaggio di proprietà del Comune di Molfetta, finalizzato alla produzione di compost. “Questo importante provvedimento – commenta l’assessore provinciale Antonello Zaza – va nella direzione di incrementare i livelli di raccolta differenziata della frazione organica che attualmente

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interrogazione consiliare sull’impianto di compostaggio

Pubblichiamo l’interrogazione del consigliere Gianni Porta:

Premesso che le annose questioni legali e giudiziarie che hanno visto contrapposti il Comune di Molfetta, proprietario di un impianto di compostaggio costruito in contrada Torre di Pettine, e l’azienda Mazzitelli, concessionaria dell’impianto, rappresentano un aspetto non secondario del problema della gestione dei rifiuti a Molfetta (nell’arco di quasi un ventennio l’impianto è stato attivo soltanto per alcuni mesi);

nel febbraio 2007 il rappresentante legale della impresa Mazzitelli veniva condannato dalla sezione distaccata molfettese del Tribunale di Trani per reati ambientali ed era sospeso dall’esercizio dell’attività di amministratore di società operanti nel settore dei rifiuti, ed entrambi – rappresentante e azienda – venivano condannati al risarcimento delle parti civili del processo;

i reati ambientali oggetto del processo riguardavano l’illecita gestione di rifiuti speciali ed urbani (deposito incontrollato, discarica abusiva, esercizio in difformità a quanto in autorizzazione) e la realizzazione di scarichi sul suolo ed emissioni in atmosfera non autorizzate e maleodoranti;

con atto notificato all’Ente in data 19/09/2005, l’impresa Mazzitelli ha attivato accesso a giudizio arbitrale per presunte inadempienze contrattuali del Comune di Molfetta, giudizio arbitrale presso cui il Comune si è costituito con determinazioni dirigenziali dell’U.A. Affari Legali n. 122 in data 26/09/2005 e n. 128 del 28/09/2005;
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il Porto che verrà

Non so quali siano le “belle letture” del Sindaco Senatore Azzollini e del suo fidato amico a capo del “futuro” nuovo porto di Molfetta…
Evidentemente per dormire sonni tranquilli non dovrebbe leggere il dossier sull’ultimo numero dell’Espresso ( che si può trovare anche online )

Ayaz Erkan, trentaduenne marinaio turco, da più di un mese è in Italia. O meglio di fronte all’Italia, nel porto di Civitavecchia, dove la sua Nesibe è bloccata. È una nave di media stazza, proprietario turco e bandiera cambogiana. Abbandonata dall’armatore, che ha mollato nave ed equipaggio dopo una piccola avaria e non ha pagato neanche il soccorso. Dimenticata dall’industriale che aveva ordinato il carico, tremilacinquecento tonnellate di cemento bianco: nessuno corre a reclamarlo. Affidata alle cure del comandante Ayaz e dei nove uomini dell’equipaggio, prigionieri a bordo. Non sono i soli, di questi tempi. Sparse tra i porti italiani ci sono undici navi abbandonate, carico e ciurma compresi. Vittime del grande gelo dell’economia e dei commerci. Che dai settori più esposti e marginali, come quello della turca Nesibe, si è via via allargato fino a colpire il cuore e il simbolo della globalizzazione: il traffico dei container, le scatole che hanno cambiato il mondo. E che adesso pagano il prezzo della sua crisi: noli crollati, rotte cancellate, giganti dei mari parcheggiati nei porti, scatole vuote nei depositi. Continua a leggere: il Porto che verrà

centrali nucleari all’italiana

Non c’è posto per il nucleare di Giorgio Nebbia
pubblicato su Liberazione, 31 gennaio 2009

No, non c’è un futuro per l’energia nucleare in Italia. Non voglio toccare gli aspetti, pur importanti, monetari: quanto costa un chilowattora di elettricità nucleare? costa più o meno di quello da fonti fossili ? Chi si occupa di conti sa quanto siano fallaci i conti dei costi dell’energia, comunque si giri appare che l’elettricità nucleare non è conveniente economicamente, in termini di soldi. Non sto neanche a toccare l’argomento, pur importante, di quanto uranio c’è nel mondo o quanto costa, argomento su cui in tanti si esercitano, alcuni concludendo che ce n’è poco, altri sostenendo che ce n’è per secoli.

Ci sono invece due motivi importanti contro il nucleare. Supponiamo anche che un governo decida di avviare un programma di costruzione di centrali nucleari, di qualsiasi tipo, anche di quelle cosiddette di terza generazione — ce ne sono due in costruzione, una in Finlandia, una in Francia, già afflitte da difficoltà tecniche e ritardi e aumenti di costi — “supersicure”, blindate dentro contenitori spessi metri e metri di cemento armato. Dove le mettiamo in Italia ?

Ai tempi della prima frenesia governativa per il nucleare, negli anni settanta e ottanta del Novecento, si vide che non c’è nessun posto in Italia in cui una centrale nucleare possa essere installata nel rispetto dei vincoli di sicurezza imposti dalle norme internazionali. Occorre una grande massa di acqua di raffreddamento: la centrale finlandese deve pompare, per il raffreddamento delle turbine, circa 65 metri cubi al secondo (la portata di un fiume medio italiano) di acqua che ritorna, scaldata, nel mare, e deve produrre acqua distillata per dissalazione dell’ acqua di mare per l’alimentazione delle caldaie.

Occorre una adeguata distanza, almeno una quindicina di chilometri, da centri abitati, strade di grande comunicazione, ferrovie, aeroporti, installazioni militari, industrie pericolose, eccetera. Una centrale nucleare deve essere collocata su una struttura geologica priva di rischi di terremoti e non franosa (in Finlandia la centrale di terza generazione è in costruzione su un promontorio di granito). Occorre un coinvolgimento delle comunità locali; non basta invocare il segreto di stato sulla localizzazione o promettere di mandare l’esercito a bloccare le eventuali proteste; occorre comunque procedere ad espropri e a modifiche di piani regolatori locali e aprire cantieri e movimentare per terra e per mare milioni di tonnellate di cemento, acciaio, macchinari.
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