appunti sulle politiche energetiche in Puglia

Di   12/11/2010

Ogni volta che si discute di energia e della sua produzione nella nostra regione si assiste ad un dibattito tra sordi dove ognuno afferma le proprie verità in forma di dogma. Queste note dovrebbero servire a spiegare che si può essere contro la produzione di energia nucleare e al contempo guardare alla produzione di energia da fonti rinnovabili in maniera sostenibile, in armonia con il paesaggio e con le vocazioni economiche del territorio di competenza.
No al nucleare. Il nostro no alla “nuova era nucleare italiana” non è figlio del campanilismo: noi non diciamo “no al nucleare in Puglia”, noi diciamo no al nucleare in tutto il Paese! La nostra contrarietà è dettata da una serie di elementi. Innanzitutto, vengono maldestramente camuffati, se non nascosti, i veri costi sia della costruzione di impianti nucleari (vedasi costi della costruenda centrale con reattore EPR ad Olkiluoto in Finlandia), sia dell’energia nucleare poi prodotta (vedasi polemiche in Francia e in Germania): piacerebbe ascoltare ad esempio, dai nuclearisti convinti una descrizione dei prezzi dell’uranio negli ultimi vent’anni e una proiezione degli stessi nei prossimi venti. Inoltre, la produzione di energia nucleare è una delle più idro-esigenti: come la mettiamo con quei territori del Paese che hanno difficoltà di approvvigionamento idrico? Infine, dal punto di vista della sicurezza dalle contaminazioni, viene omesso di dire che gran parte del territorio italiano è geologicamente instabile (insistendovi inoltre tutti i rischi naturali: sismico, idrogeologico e idraulico, vulcanico) e quindi, sarà estremamente complicato, non solo individuare i siti delle centrali, ma anche individuare il sito del deposito unico nazionale dove effettuare lo smaltimento definitivo delle scorie radioattive.
Ancora mega impianti? Il disordine normativo e scelte di indirizzo regionale poco chiare hanno fatto sì che negli ultimi quattro anni la nostra regione ha fatto passi da giganti nella produzione di energia da fonti rinnovabili risultando la prima nel fotovoltaico e la seconda nell’eolico. Questo è stato possibile grazie ad una mole notevole di installazione di mega impianti (fotovoltaici ed eolici in primis): soprattutto per quello che riguarda il fotovoltaico si confrontino i dati di potenza installata e numero di impianti della Puglia e della Lombardia.
Solo nell’ottobre di quest’anno la Commissione Europea ha pubblicato una guida che “spiega come si possa assicurare lo sviluppo dei grandi impianti eolici in modo tale che esso sia compatibile con le cosiddette direttive “Habitat” e “Uccelli” (direttiva Habitat 92/43/Cee e direttiva protezione uccelli 2009/147/Ce). La Guida della Commissione si focalizza in particolare sui passi da seguire quando i programmi e progetti di campi eolici hanno effetti sui siti Natura 2000 (che includono le Zone di protezione speciale – Zps, i Siti di importanza comunitaria – Sic e le Important Bird Areas – Iba).” Si parta dalle migliori indicazioni di tale guida e, ottemperando agli obblighi imposti dalle Linee guida nazionali, così come ha recentemente fatto la regione Marche, si individuino le aree non idonee, quindi vietate, per l’installazione di impianti di produzione di energia. Una precisazione: si corregga ancora la legge regionale sulla V.I.A. e si vietino installazioni nelle aree protette (non ha senso il limite di 0,5MW per la procedura di V.I.A. in tali aree).
Le polemiche della recente estate ci parlano di una condizione di disagio che va compresa nell’interezza: le comunità locali devono partecipare e avere peso nelle scelte e nelle valutazioni.
Bisogna limitare gli impatti sul paesaggio: si favoriscano impianti di piccola taglia; solo così si potranno scoraggiare quegli interessi che trasformano pezzi di economia a vocazione agricola e turistica. Si deve cambiare passo puntando su una produzione elettrica diffusa sul territorio.
No al consumo di territorio agricolo. Soprattutto nella nostra regione si deve prestare la massima attenzione e praticare seri controlli per tutelare i distretti agricoli e impedire che a colture tipiche (uliveti e vigneti soprattutto) si sostituiscano produzioni energetiche (evidentemente più redditizie, quindi la soluzione va ricercata in nuove politiche agricole). Allo stesso modo diciamo no alle colture agroenergetiche: rivendichiamo la nostra sovranità alimentare! E quindi, confermando la contrarietà all’uso di olii vegetali provenienti da altri continenti, poniamo la massima attenzione al binomio di agricoltura e produzione di alimenti. Gli agrocarburanti non potranno mai sostituire i combustibili fossili, i cui costi sono destinati ad aumentare e per questo andrebbero potenziate le politiche dei trasporti pubblici in una visione di sostenibilità.
Si escludano le aree di interesse paesaggistico di pregio. Parallelamente anche in zone SIC e ZPS si anteponga il vincolo naturalistico ad altri interessi produttivi.
Nuova regolamentazione e maggiori controlli. Gli abusi praticati con la dichiarazione d’inizio attività, prevista per impianti fino ad 1MW, hanno eluso di sottoporre a Valutazione d’Impatto Ambientale quelli che nella realtà si sono verificati essere mega installazioni semplicemente frazionati. Si parta da un nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale e si prosegua con la modifica dei regolamenti, per fare in modo che la produzione energetica sia davvero in armonia sia con il paesaggio pugliese, capace di essere ulteriore volano del turismo, sia con le tipiche vocazioni agricole.

Il futuro è negli impianti di piccola taglia, nell’efficienza e nel risparmio energetico, nel trasporto collettivo. Con questo spirito aderiamo e partecipiamo alla manifestazione regionale del 13 novembre convocata dal Forum Energia Territorio Beni Comuni.

8/11/2010

mario.a.


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