i biocarburanti che affamano i popoli della Terra

Di   12/05/2008

A proposito della sostenibilità di certe scelte energetiche vi sottoponiamo un interessante articolo: Affamare il mondo di energia. Questo il passaggio che ci preme sottolineare:

La “ situazione folle ”, in effetti, è già in atto, come ha denunciato la stessa Agenzia Europea per l’Ambiente, notando come i biocarburanti ottenuti con tecnologie di prima generazione non usino la biomassa in modo tale da consentire riduzioni nell’uso di combustibili fossili e nell’emissione di gas serra. Al contrario, sembrano palesarsi danni a catena forse perfino superiori a quelli causati dall’idrocarburo. In termini scientifici, anche utilizzando le fonti a più alta produttività, quali la canna da zucchero, le piantagioni creano un debito di carbonio che richiede almeno diciassette anni per essere restituito. Il debito si estende quarantotto anni per l’etanolo cresciuto sulle terre europee lasciate a riposo, e addirittura a ottocentoquarant’anni per le palme da olio piantate distruggendo foreste tropicali. Perfino l’uso sostitutivo dei residui dei raccolti, quali il fogliame, è tutt’altro che innocuo, in quanto si tratta di nutrimenti essenziali alla produttività del suolo, la cui sostituzione attraverso fertilizzanti implica la produzione di ingenti quantitativi di ossido di idrogeno, un gas ben più devastante della stessa anidride carbonica. In altre parole, solo i grassi già in uso a basso costo e in misura limitata rappresentano un sostitutivo utile ed ecosostenibile dell’idrocarburo.

Siete ancora sicuri che l’utilizzo di tali combustibili sia in linea con il Protocollo di Kyoto?

m.a.


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