Inondazione zona Asi: storia di un disastro prevedibile

Di   19/07/2016

In questi ultimi anni a più riprese* abbiamo evidenziato – con interventi pubblici, interrogazioni consiliari, presentazioni di dossier – il rischio idraulico presente in tutte le zone di Molfetta, urbane ed extra-urbane, edificate nelle zone in cui erano e sono presenti delle lame. Ricordiamo che il nostro territorio è segnato dalla presenza di almeno tre sistemi di lame: a nord un sistema che comprende Lama dell’Aglio, Canale Savorelli, Canale Boscarello, Lama Calamita, Lama Marcinase; a centro, un sistema che comprende Lama Cupa, detta Lama Martina in località Prima cala; a Sud, un sistema che comprende Lama Cascione e Lama Reddito. Si tratta di corsi d’acqua “estinti”, condutture naturali che in caso di piena possono tornare a riempirsi per svolgere la loro antica funzione: portare le acque a mare. Nel caso di Molfetta tutte le acque che arrivano dai Comuni del bacino murgiano e submurgiano (ad es. Ruvo e Corato per intenderci).

Quindi la logica vorrebbe che non siano ostruite per evitare che i deflussi invadano altre zone e creino problemi e danni alle infrastrutture, a cose ma soprattutto a persone. Ogniqualvolta abbiamo spiegato queste semplici verità siamo stati tacciati come “nemici dello sviluppo”, anche dagli stessi che oggi denunciano il problema con immagini, foto e post sui social network; siamo stati irrisi da sindaci-senatori che facevano triste ironia sul “lago Michigan” di Molfetta e dai suoi seguaci con le battute sulle gondole che sarebbero servite per muoversi a Molfetta in caso di inondazione; siamo stati ignorati anche da alcuni operatori economici che ci tacciavano di fare “battaglie ideologiche e ambientaliste” e solo oggi che vengono danneggiati seriamente si rendono conto del problema in tutta la sua urgenza.

Gli eventi di questi giorni riportano alla ribalta un problema fondamentale dello sviluppo e della pianificazione territoriale di Molfetta. In questi anni abbiamo denunciato il consumo di suolo in zone a rischio della città, contrastando coloro che volevano e vogliono continuare a edificare o costruire nuove zone artigianali ai bordi delle lame; abbiamo sostenuto gli sforzi dell’ultima Amministrazione per redigere e cercare di finanziare un progetto di deflusso delle acque non invasivo né devastante in zona Asi bensì rispettoso dei corsi delle lame e miranti a ripristinare il flusso naturale delle acque in piena, un progetto meno impattante sul territorio e l’ambiente che evidentemente presso il Consorzio Asi non ha avuto priorità. Evidentemente era più gradito un grande canale di cemento di deviazione delle acque, con lunghe procedure di esproprio dei suoli, eliminazione di migliaia di alberi, senza fondi sufficienti per essere realizzato integralmente come spesso accade per le opere pubbliche dalle nostre parti, progetto che non ha avuto l’ok dell’Autorità di Bacino.

Sarebbe ora da parte dell’Asi e della Regione Puglia di sbloccare risorse e autorizzazioni, in accordo con l’Autorità di Bacino e il Comune per realizzare le opere di messa in sicurezza delle zone a rischio che non riguardano soltanto la zona industriale ma anche quella artigianale e le zone della città costruite sulle lame.

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http://www.rifondazionemolfetta.info/2012/02/21/lacqua-che-non-ha-fatto-in-cielo-stava/

http://www.rifondazionemolfetta.info/2010/03/19/comunicato-stampa-sullultimo-talk-show/

http://www.rifondazionemolfetta.info/2010/03/08/anche-molfetta-avra-il-suo-lago-dei-cigni/

http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/08/05/comunicato-su-allagamenti-a-molfetta-il-4-agosto/

http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/05/31/lame-e-pip-storia-in-tre-atti/


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