Lame e PIP. Storia in tre atti…

Di   31/05/2009

…di un conflitto istituzionale

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  LAME E PIP. Storia in tre atti di un conflitto istituzionale (2,0 MiB, 214 hits)

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Atto primo
ALCUNE PREMESSE
1.1 COSA SONO I PIP?
I Piani Insediamenti Produttivi (PIP) sono piani di iniziativa pubblica attuativi del Piano Regolatore Generale e sono progettati per accogliere attività di vario tipo (artigianali, industriali, commerciali e turistiche). Le aree su cui sorgono i fabbricati sono espropriate dal Comune e successivamente ricedute agli operatori.
La storia dei PIP nella nostra città inizia nel 1976 quando viene approvato con
Delibera di Consiglio Comunale n. 284 del 27/03/1976 il Piano particolareggiato per Zona Artigianale e piccola Industria per 50 aziende, detto anche ‘Prima Zona
Artigianale’.
Dopo un ventennio con Delibera di Consiglio Comunale n. 48 del 12/03/1998 vi è un primo ampliamento del PIP detto anche ‘PIP in ampliamento alla Zona Artigianale’ che registra già interessanti osservazioni di privati e associazioni ambientaliste in ordine ad aspetti ambientali, economici e di tutela del territorio agricolo.
Nel frattempo nel 2000 arriva il primo tentativo sistematico di conoscenza delle lame presenti nel territorio di Molfetta grazie a uno studio del Dipartimento di
Archietettura e Urbanistica del Politecnico di Bari, su incarico del Comune con atto di convenzione del 04/07/2000, che focalizza lo studio principalmente su tre lame convenzionalmente chiamate:
– lama Nord (un sistema che comprende Lama dell’Aglio, Canale Savorelli, Canale
Boscarello, Lama Calamita, Lama Marcinase);
– lama Centro (un sistema che comprende Lama Cupa, detta Lama Martina in località Prima cala);
– lama Sud (un sistema che comprende Lama Cascione e lama Reddito).
Tuttavia prosegue incessantemente l’espansione delle zone produttive a danno del territorio agricolo molfettese, infatti, con Delibera di Consiglio Comunale n. 107 del 18/04/2002 viene approvato il PIP relativo all’area residua ex zona Boaria del Piano Regolatore “Pane”, in parole povere si procede al secondo ampliamento PIP per 62 aziende. Anche in questo caso sono presentate osservazioni da parte di privati, a testimonianza che per atti di questo tipo la presentazione di rilievi e anche di critiche è la normalità fisiologica, mentre patologico è l’atteggiamento di quanti ritengono che i cittadini, come singoli e in gruppi organizzati, quando fanno le loro osservazioni causano solo perdite di tempo ai manovratori delle amministrazioni di turno.
Non contenta della recente approvazione del secondo ampliamento, l’Amministrazione dell’epoca procede con Delibera di Consiglio Comunale n. 41 del 26/06/2003 a una variante al Piano Regolatore Generale Comunale per l’ampliamento delle Aree da destinare ad Insediamenti, in parole povere si dà mandato agli uffici di mettere appunto un nuovo PIP, ovvero quello denominato “Terzo PIP”, dopo il PIP del 1976, il primo ampliamento del 1998 e il secondo ampliamento del 2002.

1.2 COSA SONO LE LAME?
Prima di procedere con la narrazione delle vicende relative ai PIP è necessario
soffermarsi sulla nozione di “lame”. Che cosa sono? Perché tanta attenzione al tema in relazione ad atti di programmazione del territorio?
Secondo la definizione dello studio del Politecnico del 2000 a p. 6: “le lame costiere sono delle incisioni dal fondo piatto e dai fianchi sub-verticali, giungono fino al mare seguendo un percorso pressoché perpendicolare alla linea di costa; localmente mostrano brusche variazioni di direzione o andamento meandriforme. Nel fondo delle lame sono presenti ‘depositi alluvionali’ costituiti da materiale terroso-argilloso e da ciottoli calcarei”.
Non si tratta di semplici e superficiali erosioni o solchi del territorio da poter riempire a piacimento ma di “condutture” naturali che consentono – nel caso di Molfetta – il regolare deflusso a mare delle acque naturali provenienti da altri Comuni (del bacino murgiano e sub-murgiano) a seguito di precipitazioni.
Se alle volte la loro continuità verso il mare sembra interrotta ciò non può essere
letto come un’interruzione permanente della loro continuità idraulica, perchè
l’esperienza dice che, quando si verificano deflussi di piena, si ripristina il percorso della lama. In parole povere, la lama è un corso d’acqua “estinto” che in caso di piena può tranquillamente tornare a riempirsi per tornare a svolgere la sua antica funzione: portare le acque a mare. Quindi la logica vorrebbe che non siano ostruite per evitare che i deflussi invadano altre zone e creino problemi e danni alle infrastrutture, a cose ma soprattutto a persone.
Tant’è che l’art. 3.08.1 delle Norme Tecniche di Attuazione del PUTT/P (Piano
Urbanistico Territoriale Tematico del ‘Paesaggio e beni ambientali’) stabilisce che per i ‘corsi d’acqua’, si può senza alcun dubbio riconoscere che le lame vi rientrano a pieno titolo, in quanto “solchi di impluvio che presentano un tracciato e una conformazione trasversale relativamente stabili”.

1.3 LA TUTELA DELLE LAME
Ci sono, dunque, vincoli di legge che riguardano le lame e che impongono restrizioni all’edificabilità di certe zone o addirittura il vincolo di inedificabilità.
Ad es. la Legge regionale n. 30 dell’11/05/1990 vieta ogni modificazione dell’assetto del territorio nonché qualsiasi opera edilizia nei territori compresi nella fascia di 200 metri dal piede degli argini di fiumi, torrenti e corsi d’acqua, e dal ciglio più elevato sulle gravine o lame.
A volte il fatto che i caratteri di queste lame non siano molto pronunciati non riduce il rischio ma lo aggrava proprio per la sottovalutazione del fenomeno.
Ogni regione per legge ha dovuto dotarsi di un Piano di Bacino Idrografico. La Legge n. 267 del 1998 ha autorizzato le Regioni ad adottare i Piani Stralcio di Bacino per individuare le aree a rischio idrogeologico e perimetrare le aree da sottoporre a ‘misure di salvaguardia’, e particolarmente a ‘misure urgenti’. I Piani Stralcio sono piani straordinari la cui urgenza si è imposta necessariamente dopo quanto successo a Sarno in Campania nel 1998.
Intanto già con la Deliberazione della Giunta Regionale del 27/10/1999, n. 1492, [BURP n. 110 del 10/11/1999] con cui fu approvato il ‘Piano straordinario di interventi urgenti’, si procedette all’elencazione dei comuni in cui insistevano aree a rischio idraulico molto elevato, classificato come R4. Tra questi comuni vi era Molfetta, segnalata come località soggetta ad eventi alluvionali. Quindi non da ora l’intero territorio di Molfetta risulta “area a rischio idrogeologico molto elevato” e sempre in questa delibera si dice che “in molti casi, qualora il passaggio di una lama in un’area urbanizzata non sia tenuto in conto, l’intervento antropico è responsabile di una forte crescita del rischio idraulico di piena. In particolare può essere l’eccessiva impermeabilizzazione a diventare la responsabile dell’evento di piena”.
Inizia, dunque, a livello regionale dopo il 1998-99 l’iter per la redazione del Piano di Bacino – Stralcio Assetto Idrogeologico (PAI) che viene approvato con Delibera n. 39 del 30/11/2005 [pubblicato su G.U. n. 8 dell’11/01/2006] dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino della Puglia.
Cosa è questo ente? La Legge n. 183 del 18/05//1989 sulla Difesa del Suolo ha
previsto l’Autorita’ di Bacino che persegue il governo unitario e integrato dei bacini idrografici e delle risorse a essi collegate, indirizza, coordina e controlla le attività conoscitive di pianificazione, di programmazione e di attuazione per i singoli bacini idrografici regionali.
Con questo attore istituzionale è entrato in conflitto di vedute il Comune di Molfetta e, in particolare l’ufficio del Settore Territorio, a partire dalla redazione del PAI (Piano di Assetto Idrogeologico).

Atto Secondo
IL BRACCIO DI FERRO TRA COMUNE E AUTORITA’ DI BACINO
Alla luce dei precedenti chiarimenti introduttivi sui PIP, sulle lame, sull’Autorità di
Bacino va inquadrata l’analisi del nuovo Piano degli Insediamenti Produttivi e la sua relazione con il territorio e le lame.
Perchè questa contesa? Perchè la redazione del PAI, con i suoi studi aggiornati, le sue perimetrazioni e relative cartografie con l’individuazione delle aree ad alte, media e bassa pericolosità idraulica che riguardano il territorio di Molfetta si incrocia con l’approvazione del terzo PIP.
Infatti, dopo il PIP del 1976, il primo ampliamento del 1998 e il secondo ampliamento del 2002 e dopo il mandato a redigere un terzo PIP deciso in Consiglio Comunale nel 2003, il 10/04/2008 con Delibera n. 34 del Commissario Straordinario si conclude l’iter del “PIP della Zona Artigianale in ampliamento. Modifica ed integrazione delibere C.C. nn. 234/76, 48/98, 11/01 e 107/02. Presa d’atto mancanza osservazioni. Approvazione definitiva”. In parole povere il Commissario Straordinario approva il terzo PIP, che era stato adottato curiosamente – gioverà ricordarlo – con Delibera di Consiglio Comunale n. 14 l’11/02/2008 cioè nell’ultima seduta utile prima che il Sindaco Azzollini si dimettesse per potersi nuovamente presentare sia al Senato che alla carica di Sindaco. Forse la fretta e il trambusto della campagna elettorale alle porte fanno i gattini ciechi…
Dove sorge il problema? Dal fatto che in tale delibera commissariale è scritto a chiare lettere all’ultimo paragrafo che “La presente deliberazione, con gli elaborati
progettuali, ai sensi dell’art.4, comma 5°, delle N.T.A. del PAI, verrà inviata
all’Autorità di Bacino per la Puglia per il contestuale parere e, in tal senso, acquisterà efficacia con l’emanazione del parere positivo.”
Ad oggi non risulta che l’Autorità di Bacino abbia mai emanato pare positivo per il
terzo PIP, che quindi rimane assolutamente inefficace, e non attuabile, nel mentre l’Amministrazione canta le lodi di questo progetto mirabolante.
Perché l’Autorità di Bacino non ha emanato questo parere positivo? La risposta a
questa domanda coincide con la storia del braccio di ferro degli ultimi tre anni e che merita di essere un po’ approfondita, per arrivare alle polemiche degli ultimi giorni.

FIG. 1 Il progetto a “L” del terzo PIP a est dell’attuale zona artigianale

2.1 GUERRA DI CARTE E SOPRALLUOGHI
Il 3 marzo 2006 l’Autorità di Bacino scrive al Comune per comunicare l’esigenza di un sopralluogo al fine di valutare il rischio idraulico in riferimento alle lame presenti nel territorio di Molfetta. Richiede inoltre lo studio del Politecnico e relativa cartografia, consegnate dal Comune il 24 aprile 2006. La richiesta di sopralluogo congiunto viene ribadita il 5 maggio 2006 al Comune al fine di meglio dettagliare lo stato dei luoghi anche alla luce delle nuove edificazioni realizzate e stante la sussistenza di evidenti situazioni di pericolosità idraulica da imputare alla presenza di alcune lame all’interno del territorio di Molfetta come messo in evidenza dallo studio del Politecnico.
Il 28 giugno 2006 l’Autorità trasmette al Comune la cartografia della nuova
perimetrazione delle aree ad Alta Pericolosità Idraulica, come da Delibera del
Comitato Istituzionale del 29/06/2006. Il Comune risponde il 1° agosto 2006 con una relazione e delle osservazioni del geologo Dott. Mancini il quale, per conto del
Comune, afferma che lo studio del Politecnico del 2000 “è stato redatto da persone autigene, estranee al complicato contesto geologico-strutturale-idrogeologico ed idraulico del territorio di Molfetta, su cui qualcosa può spendere chi opera ininterrottamente da oltre un venticinquennio sul territorio” (p. 4) e chiede “Quali condizioni sono cambiate, variate nel territorio comunale dall’approvazione del PAI avvenuto in data 30.11.2005 ad oggi? Nuovi studi non ci sono, atteso che lo studio idrogeologico effettuato dal DAU è datato 2000. Al momento, vista la ristrettezza dei tempi a disposizione, è stato possibile redarre la seguente nota, eventualmente l’Amministrazione Comunale di Molfetta è pronta a sedersi a un tavolo di concertazione e/o ad una conferenza di servizi ed è altresì pronta a redigere uno studio di compatibilità idraulica di tutte le aree inserite nella cartografia allegata al PAI e definite come aree ad elevato rischio idraulico”. (p. 11).
Insomma, alle nuove cartografie elaborate dall’Autorità di Bacino il Comune risponde che è molto più affidabile la parola di chi è “indigeno” e si interessa da anni del territorio molfettese (lasciando intendere però che lo studio del Politecnico redatto da altri “autigeni” comunque continua ad andare bene). In ultimo il Comune si dichiara pronto a collaborare redigendo uno studio di compatibilità idraulica delle aree definite dall’Autorità ad elevato rischio idraulico. Di questi studi, ad oggi, l’Autorità non risulta essere stata messa al corrente.
In ogni caso, il 5 settembre 2006 l’Autorità convoca un tavolo tecnico con la presenza
del Comune e dell’ASI proprio a seguito delle osservazioni del 1° agosto. Nell’incontro
tecnico del 20 novembre 2006, finalizzato all’aggiornamento delle perimetrazioni PAI
inerenti le aree a rischio idrogeologico del Comune di Molfetta, i tecnici
rappresentanti del Comune chiedono una revisione delle aree attualmente perimetrate
nel territorio di loro competenza. I tecnici dell’AdB, invece, chiedono la disponibilità
di ulteriori aspetti conoscitivi. I rappresentanti del Comune si rendono disponibili ad
effettuare rilievi di dettaglio al fine di procedere con successivi studi di carattere
idrologico e idraulico, chiedono inoltre che venga effettuato un sopralluogo congiunto.
Il 15 febbraio 2007 il Comune consegna i rilievi di dettaglio all’Autorità di Bacino la
quale richiede l’11 aprile 2007 un nuovo incontro per insufficienza dei rilievi
presentati ai fini di una corretta analisi del rischio idraulico del territorio comunale. A
ciò segue da parte del Comune nel settembre 2007 la trasmissione della cartografia
numerica aerofotogrammetrica e tavole delle sezioni del territorio.
2.2 TUTTO PROCEDE TRANQUILLAMENTE. O QUASI
Nel frattempo l’iter del terzo PIP procede come se dietro le quinte non si stesse
verificando nulla. Infatti, come già detto, l’11 febbraio 2008 l’Amministrazione porta
nell’ultima seduta di Consiglio Comunale della prima sindacatura Azzollini la Delibera
n. 14 con cui adotta il Progetto del Piano degli Insediamenti Produttivi così come
predisposto dal Dirigente del Settore Territorio.
Singolarmente il Comune di Molfetta risulta assente all’incontro tecnico (non politico,
per cui almeno un dirigente avrebbe potuto esserci) per il Piano Metropolitano
Strategico Terra di Bari del 12 febbraio 2008 convocato dall’Autorità di Bacino, in cui
viene stralciato il reticolo idrografico del Comune di Molfetta.
Evidentemente qualcosa si sta preparando, infatti, il 26 febbraio 2008 il Settore
Territorio del Comune di Molfetta invia all’Autorità delle corpose osservazioni sulla
condivisione cartografica delle direzioni principali di deflusso delle acque superficiali
del territorio, in cui il Dirigente Ing. Altomare afferma che:
– “Il Comune di Molfetta in tal senso ha avviato da tempo studi di compatibilità
idrologica e idraulica mirati alla verifica della sussistenza delle condizioni di
sicurezza idraulica”;
– “Gli studi effettuati dai nostri uffici o da tecnici da noi incaricati sono avvalorati da
una base cartografica dettagliata e aggiornata […] Non si conosce invece nel
dettaglio la base sulla quale la Vostra Autorità ha effettuato gli studi di cui
all’oggetto”;
– dallo studio del Politecnico del 2000 “non si rileva alcun riferimento ad un corso
d’acqua posto ad est dell’attuale zona artigianale e immediatamente prossimo ad
essa, sfociante come lama Marcinase presso Cala San Giacomo;”
– “Studi effettuati da tecnici del Comune evidenziano una scarsa se non trascurabile
rilevanza idraulica di quella che impropriamente è stata definita lama, cioè lama
Pip”.
Quindi è arrivato il momento in cui il responsabile dell’Ufficio Territorio risponde in
prima persona all’Autorità di Bacino, evidentemente ritenendo insufficiente la
relazione geologica presentata precedentemente nell’agosto 2006.
Si passa dai toni concertativi e interlocutori dei mesi precedenti alla critica degli studi
compiuti dall’Autorità di Bacino, un’istituzione specializzata preposta a questo tipo di
rilievi. Si contesta l’esistenza di corsi d’acqua a est dell’attuale zona artigianale
(quella attualmente insediata) e si rileva una scarsa rilevanza della lama Pip come è
stata definita dall’Autorità di Bacino. Si tratta di uno snodo decisivo, il Comune nella
persona dell’Ing. Altomare afferma la trascurabile rilevanza idraulica di quella zona su
cui si andrà a insediare il terzo PIP adottato una decina di giorni prima. Si è arrivati al
dunque del confronto tra Comune e Autorità.
Conseguentemente alla sua analisi, il responsabile del Settore Territorio del Comune
propone all’Autorità di Bacino l’“Esclusione delle aree confinanti ad est con la zona
artigianale da deflussi superficiali di rilevante importanza ai fini dell’assetto idraulico
del territorio”. Infine afferma che, “Alla luce della situazione compromessa a ridosso
delle aree industriale e artigianale di Molfetta, il comune, come peraltro già
confermato nell’ambito di incontri informali con i Vostri consulenti, ha già avviato
studi volti alla individuazione di eventuali opere di protezione o mitigazione del
rischio idraulico, impegnandosi già nell’ambito di singoli interventi come il Piano degli
Insediamenti Produttivi a trovare soluzioni adeguate. Questa amministrazione si
riserva dunque di fornire tali proposte affinché se ne discuta a breve.” Siamo curiosi
di sapere ad oggi quali interventi abbia previsto, individuato, elaborato il nostro
Settore Territorio, dal momento che tali interventi non sembrano essere la priorità di
questa Amministrazione.
2.3 L’INIZIO DEL DIBATTITO PUBBLICO
Nel mese seguente vi è un verbale di sopralluogo dell’Autorità di Bacino del 28 marzo
2008 con rilievi fotografici in cui risulta che “è stata esaminata la Lama Scorbeto che
passa in adiacenza alla zona industriale. Nel tratto esaminato detta lama, a differenza
della Marcinase, non presenta una morfologia estremamente pronunciata, tuttavia è
abbastanza evidente l’impluvio che costituisce l’asse del percorso idraulico che
un’eventuale piena seguirebbe”.
Ancora una volta emerge una differente valutazione da parte dell’Autorità di Bacino in
ordine alle zona adiacente alla zona artigianale, mentre pochi giorni dopo, il 10 aprile
2008, il Commissario Straordinario delibera l’approvazione definitiva del terzo PIP con
quella decisiva prescrizione finale.
Anche la stampa inizia a parlare del nuovo PIP approvato, dei kmq da edificare e
infrastrutturare, del numero e delle dimensioni degli insediamenti. Insieme alle lodi
più o meno sperticate per questo nuovo grande progetto di trasformazione del
territorio molfettese sorgono però da più parti le prime perplessità a cui l’Ing.
Altomare prontamente risponde a mezzo stampa, riprendendo la linea sostenuta nelle
osservazioni del 26 febbraio 2008.
Ci sono però toni diversi da quelli utilizzati negli scambi ufficiali con l’Autorità di
Bacino, infatti, in pubblico si afferma che:
– l’analisi da parte del Settore Territorio è avvenuta di concerto con l’Autorità per
adeguare il PRGC al PAI;
– che c’è stato uno scambio continuo tra Comune e Autorità negli ultimi 2 anni;
– si è tenuto conto dello Studio del Politecnico del 2000;
– la lama Scorbeto – a est della attuale zona artigianale PIP – è una formazione
minore e non sarebbe interessata da precipitazioni straordinarie.
Nel mese di luglio 2008 viene prodotta anche un’interrogazione consiliare regionale
all’indirizzo dell’Assessore regionale Barbanente per porre la questione
dell’incompatibilità del nuovo PIP con l’assetto del territorio e delle lame. Il 15
dicembre 2008 il Circolo della Legambiente di Molfetta chiede di “sospendere
qualunque decisione e di interrompere qualunque procedura che interessi
l’ampliamento PIP ed il piano di recupero abitativo in zona lama Pulo”.

Atto terzo
GLI ULTIMI SVILUPPI
3.1 L’INSOFFERENZA DEL SETTORE TERRITORIO
Il Comune di Molfetta il 21 gennaio 2009 trasmette all’Autorità di Bacino il verbale di
sopralluogo del 1° ottobre 2008 in cui il Dirigente del Settore Territorio conferma “le
perplessità già espresse in sede di sopralluogo”. Inoltre, viene affermato dal
Dirigente: “Evitando di avventurarci in dispute tecnico-scientifiche – dal risultato
peraltro incerto – Le ribadisco le nove osservazioni inviate all’Autorità di Bacino della
Puglia il 26/2/2008 comprensive delle cinque proposte di integrazione per le quali – le
une e le altre – attendiamo ancora riscontro”.
Sembra quasi essere diventata una questione d’onore questo braccio di ferro sulle
lame e sul PIP, su questo Piano Particolareggiato degli Insediamenti Produttivi, per
cui la Determina del Settore Territorio n. 18 del 10/02/2009 ha previsto la liquidazione del saldo degli incentivi, per una spesa complessiva di € 109.388,67.
Il 24 febbraio 2009 intanto arriva la risposta dell’Assessore regionale Barbanente
all’interrogazione del Consigliere Regionale De Santis. In tale risposta è scritto che
“si è invitata l’Amm.ne Com.le di Molfetta […] ad operare accertamenti e verifiche,
con riferimento specifico al puntuale recepimento delle vincolanti norme e
disposizioni della citata Autorità di Bacino, ed a fornire successiva comunicazione in
merito. Quanto innanzi è stato richiesto al Comune di Molfetta con nota del Servizio
Urbanistica prot. 1280 del 05/02/2009, restando in attesa di urgente riscontro ed
allegando inoltre – ad ogni buon fine – copia dell’esposto pervenuto. Ad oggi non è
pervenuta risposta da parte del predetto Comune. Circa inoltre gli ulteriori contenuti
dell’interrogazione, afferenti alle verifiche di sicurezza del sito e alla eventuale
realizzazione di opere di protezione, si precisa che trattasi di aspetti non rientranti
nell’ambito di competenza dell’Assessorato riferente. Si fa riserva di fornire ulteriori
notizie in esito a quanto innanzi rappresentato”.
Circa un mese dopo, il 5 marzo 2009, il Dirigente Settore Territorio del Comune di
Molfetta risponde al Dott. Nicola Giordano, Dirigente del Servizio Urbanistica della
Regione, in merito all’esposto della Legambiente del dicembre 2008, sostenendo che
si tratta di “un grossolano errore di Legambiente”, poiché l’associazione “ha confuso
le situazioni territoriali facendo traslare di quasi un chilometro la Lama Marcinase dal
suo sito fino all’area interessata dall’ampliamento PIP”, pertanto l’esposto “si fonda
su imprecise quanto superficiali informazioni dell’associazione esponente, che,
comunque, concorrono a distrarre tempo agli uffici regionali e comunali già
sufficientemente oberati di lavoro”.
Sembra che le osservazioni dei cittadini, gli esposti delle associazioni portatrici di
interessi diffusi e generali siano percepite come disturbo e fonte di perdita di tempo
da parte di autorevoli dirigenti della struttura comunale. Rispetto a questo
atteggiamento da censurare ci si aspetterebbe delle prese di posizioni politiche da
parte dell’Amministrazione. Seppur ci fossero delle imprecisioni tecnico-formali nei
rilievi fatti da cittadini e associazioni, questi spesso sollevano aspetti critici che
dovrebbero essere tenuti in conto dagli amministratori. E in questo caso gli elementi
di criticità abbondano non poco ma, a dire il vero, anche le imprecisioni formali degli
uffici comunali finanche nella compilazione degli atti di deliberazione.
Infatti nella Delibera del Commissario Straordinario n. 34 del 10/04/2008 di
approvazione del terzo PIP, nell’oggetto vi è il riferimento alla Delibera di Consiglio
Comunale n. 234/1976.
Ebbene, tale delibera – la n. 234 dell’08/03/1976 – ha come oggetto la “Liquidazione
lavoro straordinario all’usciere di Gabinetto, sig. Caputo Mauro, per assistenza sedute
Giunta dal 1° gennaio al 31 luglio 1975. Ratifica delib. di G.M. n. 285 del
25/02/1976”. Cosa c’entri tutto ciò con il PIP non si sa (magari già a quell’epoca
qualcuno, Legambiente o altri distraevano tempo agli uffici). Forse il riferimento
corretto potrebbe essere alla Delibera di Consiglio Comunale n. 284 del 27/03/1976,
“Piano particolareggiato per Zona Artigianale e piccola Industria”. Invitiamo il
Dirigente a controllare in puro spirito di collaborazione.
Ancora, sempre nella delibera di approvazione del PIP n. 34/2008 la premessa inizia
facendo riferimento alla “deliberazione del Consiglio Comunale n. 14 in data
19.03.2007”, ebbene tale delibera ha come oggetto la “Presa d’atto cessazione della
supplenza di un Consigliere Comunale”. Cosa c’entri tutto ciò con il PIP ancora non si
sa, ma forse qualcuno insisteva nel distrarre gli uffici o forse ci si distraeva in quel
“lontano” aprile 2008 con la campagna elettorale in corso.
Questi rilievi ci spingono a chiedere formalmente il controllo dei riferimenti di tutte le
delibere contenute nella delibera di approvazione del terzo PIP e l’eventuale
correzione degli errori ove vi fossero, nonché conseguentemente la ripubblicazione
all’Albo della delibera emendata degli eventuali errori formali.
3.2 IL VERDETTO DELL’AUTORITA’ DI BACINO
Infatti, una lunga serie di reprimende sono contenute nella nota del 10 marzo 2009
dell’Autorità di Bacino indirizzata al Comune avente ad oggetto la “Revisione delle
perimetrazioni delle aree a pericolosità idraulica”. Con questo documento si rigettano
“le osservazioni e/o le proposte integrative avanzate dal comune di Molfetta con nota
prot. 11666 del 26/02/2008” e si afferma che:
– “Nell’ambito delle proprie attività istituzionali, avvalendosi anche delle
informazioni topografiche rese disponibili da codesta Amministrazione Comunale,
l’Autorità di Bacino della Puglia ha completato approfonditi studi geomorfologici,
idrologici ed idraulici sul territorio di Molfetta [i cui risultati sono allegati alla
presente nota] che hanno consentito di ampliare e perfezionare il quadro di
conoscenze e di informazioni necessarie alla definizione ed individuazione delle
situazioni di pericolosità idraulica presenti sul territorio […]” che “[…]
evidenziano uno scenario complessivo di dissesto idraulico diffuso, imputabile, per
lo più, ad una disattenta politica di urbanizzazione del territorio”;
– la nota del Comune del 26/02/2008 “contiene per lo più considerazioni generiche
prive di alcun contenuto tecnico oltre a valutazioni soggettive probabilmente
derivate da una superficiale lettura e/o da una inadeguata capacità interpretativa
di documenti e/o studi sul tema che sono, già da anni, nella disponibilità di Codesta
Amministrazione Comunale.”;
– “non è mai stato trasmesso da parte dell’Amministrazione Comunale di Molfetta a
questa Autorità di Bacino alcuno studio tecnicamente idoneo a definire, seppur
qualitativamente, aspetti e problematiche inerenti il rischio idrogeologico del
territorio.”;
– l’approccio procedurale degli studi dell’Autorità “è stato utilizzato per la definizione
delle linee principali di deflusso presenti sull’intero territorio di competenza
dell’Autorità di Bacino ed ha avuto e continua ad avere ampio riscontro e
condivisione da parte delle Amministrazioni locali.”;
– “La situazione morfologica a monte dell’attuale zona artigianale è stata oggetto di
un esame attento e dettagliato da parte di questa Autorità” e i risultati evidenziano
“la presenza di un ruscellamento diffuso delle acque che, a valle della strada
Parieti, in corrispondenza di eventi di piena caratterizzati da valori di frequenza di
interesse per questa Autorità (uguale o maggiore di 30 anni), assumono due
direzioni principali: una prima, in sinistra idraulica, che si sviluppa in direzione
Nord, intercetta l’azienda Muscard e confluisce nella lama Scorbeto, con un
tracciato che affianca il rilevato della zona industriale (ex Strada Vicinale
Scorbeto)”;
– vi sono molte “situazioni di criticità idraulica presenti sul territorio comunale (vedi
intersezione della lama Marcinase con una viabilità al servizio della area PIP e
della lama Martina Cupa con via Berlinguer), per le quali oggi si adombra
l’esistenza di studi di dettaglio in itinere e di soluzioni già prospettate a questa
Autorità”;
– “l’urbanizzazione indiscriminata che ha caratterizzato, negli ultimi anni, il territorio
comunale di Molfetta, senza che si sia tenuto in alcun conto il tracciato naturale dei
deflussi idrici che si attiverebbero al verificarsi di eventi estremi di precipitazione,
non elimina la pericolosità idraulica, anzi ne esalta le problematiche di rischio. In
merito ai contenuti delle osservazioni prodotte, si osserva che tali scelte, poco
accorte alla corretta gestione del territorio e già ampiamente stigmatizzate nello
studio del Politecnico di Bari, non possono certo esere utilizzate quale elemento
giustificativo o peggio quale contributo alla mitigazione del rischio, bensì
impongono una attenta riflessione e l’immediata presa di coscienza da parte degli
Amministratori Comunali. Nello specifico, come risulta evidente dagli studi
trasmessi da questa Autorità di Bacino al Comune di Molfetta, proprio la lama
Marcinase, sbarrata dalla presenza di un rilevato in corrispondenza della zona PIP,
rappresenta una delle situazioni di maggior rischio, per la quale si auspica
l’adozione di opportuni interventidi mitigazione o il ripristino delle condizioni di
libero deflusso delle acque.”;
– l’ADB “ritiene di aver istituzionalmente adempiuto ad ogni compito e di aver
esaurito ogni approfondimento tecnico sul tema per cui, al fine di tutelare la
pubblica incolumità, darà avvio alle procedure istituzionalmente previste dalle
norme vigenti per l’aggiornamento della cartografia delle aree del territorio
comunale di Molfetta disciplinate a diverso titolo dal Piano stralcio di bacino per
l’Assetto Idrogeologico (PAI) vigente, in conformità a quanto riportato nella
documentazione cartografica in allegato alla presente.”;
– “Questa Autorità, nell’auspicare una rapida condivisione da parte di codesta
Amministrazione dei risultati derivanti dall’approfondimento tecnico condotto,
rappresenta all’Amministrazione Comunale che, essendo ufficialmente informata in
merito al rischio idrogeologicopresente sul territorio comunale, nelle more della
formalizzazione del provvedimento di approvazione dello studio in oggetto, di tale
informazione dovrà tenere debito conto per ogni aspetto e/o valutazione connessa
al tema della pianificazione urbanistica e territoriale delle aree interessate, nonché all’interno di qualsivoglia processo autorizzativo propedeutico alla
costruzione di manufatti pubblici e/o privati”.
Se ancora non bastasse, dopo poco più di un mese, arriva la Deliberazione del
Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino della Puglia n. 11 del 20 aprile 2009,
avente ad oggetto le “Procedure di integrazioni e modifiche del PAI (art. 24, commi 2,
3 e 4, delle norme tecniche) – Comune di Molfetta (BA)”. Con tale atto l’AdB ha
deliberato “di approvare la modifica della perimetrazione delle aree del territorio
comunale di Molfetta comprese fra l’autostrada A14 e la costa, consistente nella
modifica di alcune aree ad Alta Pericolosità Idraulica (AP) e nell’inserimento di nuove
aree ad Alta (AP), Media (MP) e Bassa (BP) Pericolosità Idraulica, come indicato nella
planimetria in allegato” e da tale delibera, con allegata cartografia, risulta che:
– “l’Amministrazione Comunale di Molfetta non ha prodotto la richiesta condivisione
delle perimetrazioni rinvenienti dallo studio condotto dalla Segreteria Tecnica
dell’Autorità di Bacino della Puglia”;
– invece “il Consorzio ASI di Bari ha condiviso le perimetrazioni rinvenienti dagli
studi della Segreteria Tecnica Operativa di questa Autorità, in relazione alle aree
di loro competenza, e ha proposto interventi di mitigazione del rischio”;
– tra le aree ad alta pericolosità idraulica, tra le altre, è inclusa la zona ad est
dell’attuale zona artigianale in cui dovrebbero sorgere i futuri insediamenti
produttivi del terzo PIP come da Delibera del Commissario Straordinario n. 34 del
10/04/2008.

FIG. 2 Le perimetrazioni dell’Autorità di Bacino

3.3 LA RISPOSTA PUBBLICA DEL COMUNE DI MOLFETTA
A fronte di queste determinazioni il 23 aprile 2009 è stata presentata un’interpellanza
consiliare a firma del consigliere comunale Porta che attende ancora risposta, e ciò
mentre l’8 maggio 2009 con un comunicato stampa pubblicato sul sito istituzionale del
Comune il Dirigente del Settore Territorio interviene per chiarire la questione della
“cosiddetta lama minore “Scorbeto”.
Ancora una volta, non riportando né facendo menzione alcuna delle determinazioni
dell’Autorità di Bacino di marzo e aprile, il Dirigente afferma che:
– “1) E’ stato avviato da parte del Settore uno studio complessivo della situazione
idrogeologica del territorio molfettese, che interessa tutte le lame di Molfetta; tali
analisi sono condotte in concerto con l’Autorità di Bacino della Puglia con
l’obiettivo di un imminente adeguamento del PRGC al PAI nell’ambito della più
urgente procedura di Adeguamento del PRGC al PUTT/p facendo così fronte al
ritardo accumulato dalle amministrazioni precedenti al sindacato Azzollini.”;
– “2) Nel rispetto di quanto detto prima vi è stato negli ultimi due anni un continuo
scambio di informazioni ed analisi tra l’autorità comunale e le preposte autorità
regionali al fine di risolvere tutte le problematiche del nostro territorio.”;
– “4) Nella redazione del progetto del P.I.P. si è tenuto conto dello studio, redatto
su incarico del Comune di Molfetta, dal Politecnico di Bari nel 2000 e allegato al
P.R.G.C.. In esso non è menzionata la lama “Scorbeto” mentre è segnalata la lama
“Pulo”.
– “5) I redattori dello studio suddetto sono, tra l’altro, gli stessi attuali responsabili
dell’Autorità di Bacino che, a meno di clamorosi ripensamenti, non hanno
disconosciuto il lavoro fatto sulla scorta dei rilievi più accurati che il Comune di
Molfetta ha ultimamente fornito (gratuitamente) loro.”;
– “6) Nell’ambito del PIP sono state effettuate, opportunamente concordandole con
l’Autorità di Bacino della Puglia, le analisi di compatibilità idrologica – idraulica
così come prescritto agli art. 6, 10 e 36 delle NTA del PAI sulla base della più
aggiornata cartografia commissionata alla Geotec di Matera e consegnata qualche
mese fa. Quella che altri non competenti presentano è “giurassica” in confronto alla
nostra aggiornatissima documentazione!”;
– “7) Sono stati effettuati rilievi di dettaglio delle aree maggiormente critiche del
territorio, comprese quelle prossime alla zona artigianale, sulla base dei quali
sono state effettuate tutte le analisi. Tali rilievi sono stati inoltrati all’Autorità di
Bacino che sta procedendo ad ulteriori verifiche del caso.”;
– “8) Sulla base di questi rilievi sono state condotte le verifiche descritte nella
relazione tecnica allegata al Piano che, se richiesto, avrei volentieri spiegato a chi,
nuova Cassandra locale, non ha le capacità intellettive per comprenderle.”;
– “9) […] La lama “Scorbeto” attraversa la vicinale Fondo Favale, l’azienda Muscard
(funghi) e la parte inferiore del P.I.P. ma rappresenta ormai una formazione minore,
che ha perso le caratteristiche che la classificherebbero a tutti gli effetti come
lama, in quanto del suo alveo originario ne rimane solo un tratto oltre a presentare
un bacino di confluenza di modestissima entità.”;
– “Conclusioni. Il Piano per gli Insediamenti Produttivi approvato dal Comune di
Molfetta è il più avanzato piano che un comune della Regione ha mai prodotto
negli ultimi anni, per l’impianto urbanistico e tipologico, per la normativa e per gli
interventi ambientali sull’aria, sull’acqua e sull’energia rinnovabile”.

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
Intanto l’Autorità descrive “uno scenario complessivo di dissesto idraulico diffuso,
imputabile, per lo più, ad una disattenta politica di urbanizzazione del territorio” non
certo imputabile a una amministrazione in particolare.
Singolare che un’Autorità specializzata, e preposta a questo tipo di studi, che non
registra analoghe contestazioni da parte di altre amministrazioni, addirittura neanche
dal Consorzio ASI che invece ha condiviso le perimetrazioni proposte, sia contestata
solo dal Comune di Molfetta. Si tratta per caso di un ennesimo caso di conflitto tra
istituzioni? Dopo la vicenda del ricorso perso al Consiglio di Stato sull’art. 37 dello
Statuto Comunale (per la presenza di una donna in Giunta); dopo l’invio degli atti alla
Corte dei Conti da parte del Tar sulle ordinanze (rigettate) di sospensione dei lavori
di costruzione della nuova capitaneria; dopo il Consiglio dell’Autorità per la Vigilanza
sui contratti pubblici che ha censurato il Comune sulla costruzione del nuovo porto
inviando gli atti alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica, adesso è la volta
dell’Autorità di Bacino. Povera Amministrazione comunale di Molfetta “perseguitata”
da questi altri poteri, forse il Sindaco li ritiene inutili, controproducenti, pletorici così
come il Presidente del Consiglio considera il Parlamento.
L’atteggiamento approssimativo e arrogante dell’amministrazione Azzollini,
indisponibile sempre e comunque all’ascolto della città, delle controparti politiche e –
cosa ancora più grave – anche di altre istituzioni e poteri, continua a procurare danni
alla collettività.
Intanto ad oggi “non è mai stato trasmesso da parte dell’Amministrazione Comunale di
Molfetta […] alcuno studio tecnicamente idoneo a definire, seppur qualitativamente,
aspetti e problematiche inerenti il rischio idrogeologico del territorio.” Altro che studi
di dettagli, piani e proposte operative del Comune di cui parla Altomare, magari in
concerto con la stessa Autorità.
A conferma che non si tratta di accanimento irrazionale contro il terzo PIP, l’Autorità
sottolinea altre “situazioni di criticità idraulica presenti sul territorio comunale (vedi
intersezione della lama Marcinase con una viabilità al servizio della area PIP e della
lama Martina Cupa con via Berlinguer)”. Piuttosto il Dirigente è sicuro che le
perimetrazioni aggiornate del PAI non interessino anche comparti edilizi di recente
assegnazione e/o edificazione? Ha proceduto a fare controlli in tal senso? Assegnatari,
futuri inqulini, imprese costruttrici (come come le imprese che volessero insediarsi
nel terzo PIP) ritengono di essere al sicuro e di non avere alcun problema?
La si vuol finire di utilizzare lo studio del Politecnico del 2000 come pezza d’appoggio
per giustificare il terzo PIP giochicchiando sul fatto che siccome gli autori dello studio
del 2000 fanno oggi parte dell’Autorità di Bacino, a quale loro studio dare retta?
Sembra un inutile diversivo per evitare di dare risposte nel merito della questione.
Ovviamente ci sembra difficile, stando così le cose, che il Comune possa ottenere il
parere positivo dell’Autorità di Bacino, previsto dalla Delibera Commissariale n. 34,
affinché il terzo PIP acquisti efficacia, dal momento che la futura zona di espansione
risulta interessata dalla presenza di lame. Per questi motivi risulta francamente
incredibile che il responsabile del Settore Territorio nei suoi comunicati stampa
continui a parlare di analisi condotte in concerto con l’Autorità (quando invece ha
prodotto osservazioni di altro tenore all’indirizzo di questo Ente), di “continuo
scambio di informazioni” (dal momento che forse il tempo dello scambio di
informazioni e analisi sembra essere scaduto il 20 aprile).
Risulta inoltre inspiegabile il riferimento alla cartografia che altri “non competenti
presentano”, che sarebbe a suo avviso “giurassica in confronto alla nostra
aggiornatissima documentazione!”. A chi si riferisce? All’Autorità di Bacino? Di che
parla? Può provare a rispondere alle interpellanze consiliari che giacciono da mesi,
anziché apostrofare le associazioni ambientaliste che rendono volontariamente e
senza compensi (ordinari e straordinari) un servigio alla comunità?
Invece di dispensare bacchettate a destra e a manca, anche nei confronti della
tempestività delle informative degli uffici regionali, vuol rendersi conto che il nuovo
PIP, sebbene sia un progetto “avanzato dal punto di vista dell’impianto urbanistico e
tipologico, per la normativa e per gli interventi ambientali sull’aria, sull’acqua e
sull’energia rinnovabile” va ad impattare in una zona ad alto rischio idraulico e in un
contesto già fortemente pregiudicato?
Può provare ad immaginare il Dirigente, e il Sindaco che lo ha nominato, che lo
sviluppo di una comunità non coincida necessariamente con l’espansione che consuma
territorio e non rispetta le lame? Da decenni si pensa allo sviluppo economico come
consumo di territorio e risorse naturali. Chi e quando farà un bilancio di cosa hanno
portato a Molfetta, in termini di miglioramento della qualità della vita, l’insediamento
massiccio di attività commerciali della grande distribuzione, industriali e artigianali?
Continuare a produrre di più, a consumare di più, anche se in modi più “garbati” non
significa automaticamente avere progresso civile. Il “più” indica sempre l’idea di
crescita indefinita. È il modello del “più”, della crescita indefinita che sta facendo
collassare il mondo globale e i territori che abitiamo (e spesso sfregiamo)
quotidianamente. Anziché crescere di più e in maniera più sostenibile bisognerebbe
quanto prima iniziare a pensare ed agire in termini di “meno”, in altre parole in
termini di decrescita. Rinunciare all’attuazione del PIP può essere un inizio oltre che
un atto necessario e doveroso. Una richiesta ineludibile che ci sentiamo di avanziare
all’Amministrazione e alla città.
Maggio 2009


4 Commenti il “Lame e PIP. Storia in tre atti…

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