Piazza Paradiso: Tommaso Minervini pensa che tutti abbiano l’anello al naso?

Di   19/08/2021

Piazza Paradiso: Tommaso Minervini pensa che tutti abbiano l’anello al naso?

Sicché, nel giro di pochi giorni, il sindaco passa dal definire la sparatoria di piazza Paradiso “un fatto privato” ad accogliere positivamente la “proposta congiunta della Parrocchia Immacolata, Auser, Libera e Teatro Ermitage sulla costituzione di un tavolo permanente su Piazza Paradiso e l’intero quartiere”. Ci sarebbe da sorridere se non ci fosse da piangere per la consumata capacità camaleontica e trasformistica del sindaco. E c’è da piangere perché colui che è sindaco da più di 4 anni ciancia di collaborazione e sinergia tra “istituzioni e comunità”. Sembra quasi un sindaco insediatosi qualche giorno fa.
Ma Tommaso Minervini pensa che tutti abbiano l’anello al naso?
La città e il quartiere di piazza Paradiso sono sempre più sprofondati in questi anni in una pulizia quotidiana indecente, in una situazione selvaggia relativa ai parcheggi e ai paletti per la sosta “fai da te”, nella legge della giungla dei divieti sosta da parte di alcuni privati e alcune attività commerciali, e se ne esce con la proposta di un “fantomatico incontro per la costruzione di un tavolo permanente”. Per fare che? Per prendere ancora in giro i cittadini in questi ultimi mesi che dividono dalla campagna elettorale.
Dopo 4 anni un sindaco avrebbe l’obbligo di iniziare a fare un bilancio e va detto che la situazione della qualità della vita, della pulizia e della viabilità è un fallimento.
Non si possono fare appelli alla generica collaborazione quando le Istituzioni e i loro rappresentanti non danno segnali decisi sul mancato rispetto delle regole della convivenza civile, favorendo di fatto quei cittadini e quelle attività commerciali che le regole le violano o le aggirano, a danno di altri cittadini e altre attività commerciali che le rispettano. Questo è quello che è successo in questi anni di amministrazione Minervini e spiace che alcuni facciano finta di ignorarlo o non vedere pur di accontentare un sindaco che sempre più sogna di vivere in una Molfetta “positiva”.

 

 

Non ci arrendiamo alla rassegnazione


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