25 aprile ogni giorno

Di   24/04/2016

25aprileIl 25 aprile del 1945 il nostro paese usciva dal ventennio fascista come un paese distrutto, economicamente e moralmente. A ricostruirlo fu, tra monti e vallate, città e villaggi, il movimento partigiano, che seppe opporsi all’invasione nazista e all’oppressione dei nuovi fascisti di Salò, restituendo alla popolazione italiana un paese che sino ad allora era stato, sin dalla sua fondazione, appannaggio delle sole classi borghesi.

Tra le prime necessità che tutte le forze politiche democratiche e antifasciste avvertirono ci fu quella di promulgare una nuova costituzione, che tenesse conto del sangue versato dalle forze d’opposizione nei lunghi anni della dittatura di Mussolini e che potesse essere la pietra fondatrice di una nuova società di liberi e uguali.

Oggi, a 71 anni dalla vittoria sul fascismo, assistiamo all’ennesima svolta autoritaria all’interno delle istituzioni del nostro paese: l’eliminazione del senato come camera elettiva, con la perdita delle sue prerogative costituzionali, ed una legge elettorale pesantemente maggioritaria e con soglie di sbarramento elevatissime, riscrivono il significato della parola “democrazia“, spingendo la repubblica parlamentare sempre più verso il presidenzialismo.

Si tratta di un attacco deciso e probabilmente definitivo alla carta costituzionale antifascista, già deturpata dall’introduzione dell’articolo 81 sul pareggio di bilancio, che ha riscritto in termini fortemente neoliberali l’orientamento e l’azione delle istituzioni.

A sferrare l’attacco, sostenuta da istituzioni economiche, finanziarie e politiche europee e mondiali, è una maggioranza di governo eletta con una legge incostituzionale e che, ultima in termini temporali, non si vergogna di farsi beffa, per mezzo delle cariche più “rappresentative” dello stato, delle consultazioni referendarie.

Ci opponiamo, senza se e senza ma, al disegno di una nuova Italia, in cui l’esecutivo guidato da Renzi continua a commissariare le politiche nazionali sull’altare dei profitti delle multinazionali e della grande finanza e dei diktat imposti, in materia di spesa sociale e non solo, da Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale.

L’alternativa a queste politiche economiche c’è, e ad esprimerla sono anche i referendum sociali su scuola, jobs act, trivellazioni ed inceneritori, per i quali in queste settimane sono state avviate le raccolte firme: l’obiettivo è quello di ricostruire un paese in cui lavoratrici e lavoratori tornino ad avere dei diritti e in cui si possa vivere in un rapporto sostenibile con l’ambiente, in cui spariscano tanto lo sfruttamento del lavoro quanto quello della terra.

La battaglia sui referendum costituzionali, previsti per ottobre, è, nell’ottica del rilancio della sfida all’aggressività del governo e dell’Europa, un passaggio imprescindibile: difendere la carta costituzionale uscita fuori dalla Resistenza è un atto di responsabilità politica verso passato, presente e futuro del nostro paese.

Accogliamo positivamente, da parte dell’amministrazione locale, la riforma della commissione toponomastica e l’istituzione di pietre d’inciampo atte a ricordare la memoria degli antifascisti molfettesi.

Il percorso intrapreso va però rilanciato sino in fondo, arrivando a cancellare quell’abominio politico che ha prodotto la denominazione, nella nostra città, di una strada al gerarca fascista Giorgio Almirante, rinominandola “Viale Giovanni e Tiberio Pansini”, in memoria di due partigiani legati al territorio molfettese.


Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.