A SINISTRA USCIRE DALLA CRISI OLTRE MONTI

Di   23/11/2012

Il “Teatro del  Carro” è stata la cornice ideale per la presentazione del libro di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, dal titolo Pigs! La crisi spiegata a tutti.
E’ intervenuto, introdotto dal segretario del circolo PRC di Molfetta, Beppe Zanna, l’autore che ha dialogato con Onofrio Romano, docente di Sociologia dei processi culturali, con la moderazione di Gianni Porta consigliere comunale di Rifondazione comunista.
Principale “imputato” il neoliberismo che non è un’ideologia come un’altra, una visione dell’economia come un’altra, ma si è imposta come la realtà stessa, al punto che la realtà per essere più vera deve assomigliare sempre più al neoliberismo.
Per questo la crisi che stiamo vivendo, diventa un fenomeno naturale, viene presentata come oggettiva, e non il risultato di una crisi di sistema, il risultato di precise scelte politiche ed economiche.
Ciò evidenzia quanto il dibattito politico attuale sia infarcito di luoghi comuni, assiomi indimostrati e indimostrabili, funzionali a dimostrare la necessità assoluta delle politiche di smantellamento dello stato sociale e di cancellazione dei diritti dei lavoratori.
Ferrero opportunamente stimolato dal consigliere Porta, li ha decostruiti uno per uno, dati e cifre alla mano. Eccoli in serie alcuni di questi luoghi comuni.
È tutta colpa della speculazione.
Assolutamente falso poiché alla base della crisi vi è l’ineguale distribuzione del reddito, per cui il mercato non riesce ad assorbire l’enorme quantità di merci prodotta.
La speculazione finanziaria è stata la risposta tipicamente capitalistica al calo della domanda globale.
I titoli tossici sono serviti esclusivamente ad ampliare artificialmente la capacità d’acquisto dei cittadini statunitensi.
Poi ovviamente il castello di carte è crollato, e senza l’intervento dello stato tutto il sistema sarebbe andato a carte e quarantotto.
Viene così smentito uno degli assunti fondamentali del neoliberismo: i mercati senza il dannoso intervento dello Stato si autoregolano.
La crisi si è poi propagata in anche in Europa, perciò anche gli stati europei hanno dovuto immettere nel sistema massicce dosi di liquidità.
Come per incanto il debito privato è diventato debito pubblico.
Per far fronte al debito pubblico gli stati europei hanno dovuto ricorrere a massicce emissioni di titoli pubblici ad interessi elevatissimi.
Ma questo si rivela un meccanismo perverso che porta alla crescita vorticosa del debito pubblico: più interessi devono essere pagati agli speculatori, più aumenta il debito, una spirale senza fine.
Per ridurre il debito quindi è necessario ridurre le spese: non possiamo più permetterci il nostro costoso stato sociale e le inutile garanzie per i lavoratori.
Potenza del mainstream! La macelleria sociale diventa una medicina amara ma necessaria. Nulla di più falso.
Il debito pubblico è un problema solo per i paesi dell’Unione Europea; la BCE è l’unica banca centrale al mondo che possa prestare i soldi alle banche private, ma non possa acquistare direttamente i titoli di stato, ossia finanziare il debito pubblico.
Ciò succede abitualmente in paesi come gli Stati Uniti, l’Inghilterra, e il Giappone che hanno un elevatissimo debito pubblico, superiore a quello italiano.
Il disvelamento delle false oggettività potrebbe continuare all’infinito, ed è proprio questa la finalità del libro: fornire una sorta di cassetta degli attrezzi per difenderci dal bombardamento mediatico, perchè – come ha sottolineato lo stesso Ferrero – una bugia ripetuta all’infinito diventa verità.
Sul piano economico la condivisione delle tesi da parte di Onofrio Romano è stata assoluta, i distinguo invece sono emersi su un piano più propriamente sociologico.
Il maggior intervento dello Stato nell’economia sostenuto da Ferrero, potrebbe dar luogo ad una società deresponsabilizzata e priva di stimoli.
Il liberismo sfrenato di Reagan, poi impostosi come pensiero unico tra anni ’80 e ’90 – secondo Romano – è stato il tentativo è stato il tentativo di dinamizzare una società addormentata dal paternalismo del fordismo-keynesismo, all’insegna del motto “Starve the beast” (“affama la bestia”).
Soltanto la proposizione di un modello sociale euro-mediterraneo, che non demonizzi lo spreco e all’insegna della gioiosa condivisione della ricchezza sociale prodotta grazie al livello di sviluppo tecnologico, può diventare una radicale alternativa al liberismo sfrenato e allo Stato “madre e padre” di novecentesca memoria, quello del welfare che accompagnava dalla culla alla tomba.
Ma è la prospettiva politica a differenziare radicalmente i due interlocutori.
Secondo Romano soltanto all’interno del centrosinistra, la sinistra radicale può avere l’ambizione di spostare a sinistra l’asse della coalizione, al di fuori di esso è condannata ad un ruolo di semplice testimonianza.
In completo disaccordo Ferrero che sottolinea come tutti i partiti del centrosinistra (e del centrodestra) facciano parte a pieno titolo, del blocco liberal-democratico che governa l’Unione Europea da circa vent’anni che sta affamando stati e popoli con vincoli monetaristi con l’unico risultato di portarci dritti verso la recessione più profonda.
Il PD ha dato il suo avallo e sostegno parlamentare a tutte le controriforme del governo Monti: la riforma Fornero che ha cancellato una delle conquiste storiche del movemento operaio, l’art 18 dello statuto dei lavoratori, la riforma delle pensioni, la spending review.
Ma non basta il Fiscal Compact, e il pareggio di bilancio in Costituzione per l’Italia, hanno composto uno spartito a cui nessun partito attualmente in maggioranza ritiene di sottrarsi né lo hanno fatto i partiti socialisti – come quello di Hollande – attualmente al governo. Infatti, la Carta d’intenti che democratici e progressisti hanno posto alla base della coalizione di centro-sinistra è un sapiente distillato del montismo senza Monti.
Per questo serve denunciare la scelleratezza di quanti si accodano ai dettami dell’Europa dei banchieri e della finanza, serve proporre un’alternativa politica di sinistra, impossibile all’interno dell’attuale centrosinistra che già guarda a un’alleanza strategica con le forze moderate.
Bisogna evitare, in questa fase di crisi radicale, di ripetere gli errori del recente passato. A una crisi di sistema si deve rispondere proponendo un progetto politico radicale, pena la sconfitta sociale e culturale, prim’ancora che elettorale.
Per questo Rifondazione Comunista è impegnata nella costruzione di un polo della sinistra antiliberista che metta insieme tutte le forze che si oppongono coerentemente al governo Monti e propongono una politica economica alternativa.
L’alternativa c’è, bisogna saper scegliere.


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