risposta sulla questione Acqua: è Bene Comune

Di   20/03/2010

Siamo lieti di rispondere alla richiesta speciale dei giovani della Cattedrale di Molfetta dato che in tempi non elettorali abbiamo manifestato – qui nella nostra città – la nostra opposizione per l’approvazione nel mese di novembre del cosiddetto “Decreto Ronchi” con il quale si mettono sul mercato, si privatizzano, i servizi pubblici locali: primo fra tutti la distribuzione dell’acqua.

Siamo vicini e interni al “popolo dell’acqua pubblica” che marcia oggi per le strade di Roma, e assieme stiamo informando la comunità cittadina su cosa comporterà nelle vite quotidiane di tutti questo regalo alle multinazionali e ai soliti noti.

Nei mesi scorsi come Rifondazione Comunista, in quanto parte della Federazione della Sinistra, abbiamo raccolto firme a Molfetta e in tutta la Puglia per chiedere di non privatizzare l’acqua e sollecitare la Regione Puglia nel procedere sulla via della ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese.

A seguito di tale raccolta il 17 dicembre è stato presentato dal sottoscritto un ordine del giorno – che alleghiamo alla presente nota (e pubblicato sul nostro sito) – per far sì che anche Molfetta, come hanno già fatto più di 120 comuni italiani (Altamura è stata la prima città della Provincia di Bari), molti dei quali governati dal centrodestra, dichiari nel suo statuto comunale che:
“la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la sua gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d. l.gs n. 267/2000”.

Chiediamo anche che l’Amministrazione comunale sia portatrice di questi principi nell’Assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimale della Puglia per contrastare ogni ipotesi di privatizzazione dell’Acquedotto Pugliese.

Le esperienze concrete in questi anni di chi ha vissuto “nelle proprie tasche” cosa significhi la gestione privata del servizio idrico deve essere la bussola per orientare le scelte politiche: emblematici i casi di Arezzo, Latina e alcune province siciliane. Perfino il comune di Parigi, dopo 25 anni di gestione privata ha decretato il ritorno alla gestione pubblica.

Dopo la campagna elettorale saremo impegnati per la raccolta firme per tre referendum abrogativi di altrettanti articoli di legge per far sì che i servizi di distribuzione dell’acqua siano sotto il controllo di enti pubblici.

Questo l’operato nostro e delle forze politiche che a queste regionali si presentano insieme nella lista Federazione della Sinistra-Verdi a sostegno del candidato presidente Nichi Vendola.

Infine, rendiamo noto che nei giorni scorsi il Comitato regionale “Acqua Bene Comune”, in vista delle prossime elezioni, ha chiesto con una lettera ufficiale ai partiti di centrosinistra e non solo:

– “di esplicitare se il proprio partito è a favore di una gestione del servizio idrico affidata esclusivamente ad enti di diritto pubblico (attraverso gli artt. 31 e 114 del D.Lgs 267/2000) con meccanismi di partecipazione cittadina, in quanto servizio pubblico locale privo di rilevanza economica;

– di esplicitare se, nel caso eletti, intendono sostenere e votare a favore del disegno di legge per la ripubblicizzazione dell’AQP SpA elaborato dal tavolo tecnico congiunto e approvato con delibera del 4 febbraio e integrazioni del 10 febbraio 2010”.

Ad oggi il Comitato pugliese ha ricevuto risposte e impegni ufficiali solo da parte della lista Federazione della Sinistra-Verdi per i partiti che appoggiano Nichi Vendola. Un’informazione in più per un voto consapevole.

Molfetta, 20 marzo 2010
Gianni Porta
Consigliere comunale

PS. Questo lo stralcio del programma della lista Federazione della Sinistra-Verdi, consultabile sul sito www.rifondazionepuglia.org.

NATURA

Acqua: un bene vitale

L’acqua è una risorsa preziosa ed esauribile, un bene vitale e un diritto inalienabile della persona, quindi privo di rilevanza economica. La Regione Puglia deve intraprendere definitivamente la strada della ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, a partire dalla trasformazione della sua ragione sociale da s.p.a. in ente pubblico, e opporsi ai processi di privatizzazione forzata messi in atto dal Governo Nazionale in ossequio agli interessi economici delle multinazionali e degli speculatori. Ripubblicizzare significa restituire alle assemblee elettive e alla partecipazione democratica il controllo in tema di investimenti e tariffe. In tal senso il ricorso alla Corte Costituzionale avverso l’art.15 del decreto 135/2009 ed il sostegno ai referendum abrogativi sono essenziali in questa battaglia di civiltà. Così come non va trascurato l’impegno per riparare le perdite del sistema idrico, per la destinazione dei prelievi di acqua potabile all’uso domestico e lo sviluppo di filiere per il reimpiego di acque depurate da destinare a fini industriali.


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