Il Sindaco di minoranza – Ordine del giorno in Consiglio comunale

Di   09/12/2017

Il Sindaco di minoranza: IL SENSO DELLA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE PER IL PD.
Ad un anno dalla straordinaria vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 con cui venne bocciata la controriforma di Matteo Renzi ed Elena Boschi il PD tira fuori l’artiglieria pesante per minare le basi democratiche del nostro Paese.
Il Partito Democratico desidera introdurre “il sindaco di minoranza” prevedendo l’elezione del Sindaco al primo turno con il 40% più uno dei voti, anziché come è stato finora (il 50% più uno dei voti).
Il Popolo del NO è chiamato ad una nuova grande mobilitazione. Inutile dire che noi contrasteremo in ogni sede, a partire dal Consiglio comunale presentando un apposito ordine del giorno, questo tentativo di blitz antidemocratico:

Il Consiglio Comunale di Molfetta

Appreso che

·         è in corso l’iter parlamentare della proposta di legge “Modifiche al testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (C. 184 Pisicchio, C. 230 Peluffo, C. 666 Oliverio, C. 742 Francesco Sanna, C. 1029 Rigoni, C. 1200 Caon, C. 2289 Laffranco, C. 4002 Parisi e C. 4188 Menorello).” Testo unificato, con relatore – di maggioranza – in commissioni Affari Costituzionali l’On. Massimo Parisi (ALA, gruppo che fa capo al senatore Verdini) e che ha avuto parere favorevole in primis dal Partito Democratico, con espressioni di netta condivisione, fra gli altri, dell’On. Emanuele Fiano;

·         si prevedono tempi ristretti di approvazione del provvedimento in aula alla Camera dei Deputati.

Evidenziato che

–       la proposta prevede l’elezione già al primo turno dei sindaci – nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti – che ottengano il 40% dei voti validi, limitando i turni di ballottaggio ai casi in cui nessuno dei candidati superi tale soglia;

–       anche a seguito di tale modifica del Testo Unico degli Enti Locali, aumenterebbe l’effetto ‘trascinamento’ che assegna alle liste che sostengono il vincitore il 60% dei seggi, qualunque sia il consenso ottenuto (che può essere addirittura anche inferiore al 40%, dato che il voto può essere ‘disgiunto’).

Considerato che

–       saremmo dunque in presenza di un ‘premio’ che, capovolgendo la volontà popolare, assegnerebbe la maggioranza a chi ha ottenuto solo una minoranza dei suffragi, istituzionalizzando così la figura del cosiddetto “sindaco di minoranza”;

–       nella sentenza n.1 del 2014 (che dichiarò l’incostituzionalità del ‘porcellum’) la Corte Costituzionale affermava che “[…] l’attribuzione del premio di maggioranza […] comprometterebbe l’eguaglianza del voto e cioè la “parità di condizione dei cittadini nel momento in cui il voto viene espresso”, in violazione dell’art. 48, secondo comma”;

–       la modifica si inserisce in una linea di limitazione dell’effettiva espressione della sovranità popolare, già perseguito con ostinazione con due leggi elettorali (cosiddetto “Italicum” e poi “Rosatellum”), con un tentativo di stravolgimento della Costituzione (respinto dal referendum del 4 dicembre 2016) e con la cancellazione dell’elezione diretta dei consigli provinciali (Legge “Del Rio”);

–       in tal modo si opera nella prospettiva di minare al fondo rappresentatività e rappresentanza dei e nei consigli elettivi comunali, cosi da creare sempre più le condizioni per ridotti spazi effettivamente democratici e una conseguente concentrazione del potere reale in sempre più ristrette elite che sempre meno rispondano ad una ampia e consapevole volontà popolare, aumentando la distanza fra cittadini e istituzioni, nonché l’astensionismo e quell’anti-politica che anche le forze che questa proposta di legge sponsorizzano dicono di voler contrastare;

–       la proposta in questione contiene anche, per buona misura, di fatto il raddoppio del numero delle firme richieste per la presentazione delle liste, ma solo per le nuove formazioni non presenti in Parlamento o nei consigli uscenti, mentre queste ultime potrebbero optare per il mero versamento di una ‘cauzione pecuniaria’ di entità da definire;

–       la sua approvazione sarebbe ancora più grave in quanto ci troviamo a poca distanza temporale da un’importante tornata amministrativa;

Per tutti i sudddetti motivi Il Consiglio Comunale di Molfetta

INVITA

il Parlamento Italiano a ritirare e o respingere la proposta di legge in questione

e IMPEGNA il Sindaco e l’Amministrazione comunale a

·         esprimere in tutte le sedi la propria contrarietà ai contenuti della proposta medesima;

·         a trasmettere il presente odg ai presidenti e ai direttivi dell’ANCI regionale e nazionale, chiedendo conseguentemente che si esprimano negativamente rispetto alla proposta  medesima e facciano i conseguenti passi presso il Parlamento;

·         a valutare, qualora venisse approvato il provvedimento, – con un opportuno passaggio consiliare ad hoc – il ricorso – anche in via incidentale – alle sedi opportune per sollevare la valutazione di costituzionalità della norma in questione e o di parte di essa;

·         a trasmettere il presente odg ai presidenti delle Camere e al Presidente della Repubblica;

·         a trasmettere il presente odg a tutti i Comuni della Regione invitando alla discussione del medesimo;

·         a favorire e o sostenere – nei limiti ovviamente delle prerogative dei rappresentanti istituzionali singoli e o associati – ogni forma di pressione – istituzionale e sociale – tesa al ritiro del provvedimento e o comunque ad un suo contrasto, nonché tesa a favorire una adeguata consapevolezza della cittadinanza e delle omologhe amministrazioni comunali in merito agli elementi di forte criticità che tale norma contiene e rappresenta.

Molfetta, dicembre 2017

I consiglieri comunali

Antonello Zaza

Gianni Porta

 


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