il mare triplice risorsa. Risposta alla nota dell’associazione Marevivo

Di   18/03/2010

In risposta alla nota dell’Associazione “Marevivo” ci preme sottolineare come l’invito da essa rivolto consente di parlare del mare come “parte” del territorio, a patto di guardare ad esso non come una distesa “vuota” in cui versare e sversare rifiuti.

Partendo dalla nostra contrarietà netta – da sempre e da tempi non sospetti – all’installazione di piattaforme per l’estrazione del petrolio, ribadiamo che l’attenzione specifica da rivolgere ai temi del mare non necessariamente deve approdare a un assessorato specifico.

Riteniamo che la centralità di tale risorsa sia da attuare innanzi tutto con un riorientamento culturale degli amministratori e con una centralità tutta programmatica. Non vorremmo aprire la strada alla proliferazione di assessorati, uno per ogni questione.

E sempre dal punto di vista della nostra cultura politica crediamo che al mare bisogna guardare come risorsa culturale, ambientale e turistica.

Riconoscere il mare come risorsa culturale significa riconoscere un dato geografico che è andato strutturandosi nella storia e che come tale va tutelato. La Puglia e i pugliesi sono un tutt’uno con il loro mare, con le acque che garantiscono collegamenti materiali, storici e ideali con altre sponde e altri lidi. Il mare come risorsa d’integrazione e non come barriera tra diversi mondi incomunicabili.

Questa non vuole essere divagazione poetica ma la premessa imprescindibile per riconoscere il mare come bene comune, da trasmettere alle generazioni future. Infatti, non solo è necessario opporsi alle prospezioni e perforazioni petrolifere ma serve anche attuare politiche di bonifica dei nostri mari, dei fondali da rifiuti bellici (pensiamo all’iprite che infesta le nostre acque) e di altra natura industriale. Tale opera di bonifica riveste un valore assoluto a prescindere da altre opere infrastrutturali. Anzi a volte megaopere infrastrutturali vengono progettate nell’assoluta ignoranza e disprezzo di ecosistemi marini di assoluto pregio quali le praterie di Posidonia oceanica nella spiaggia sommersa di Molfetta. Su questo ci piacerebbe che vi fosse attenzione dei partiti, della società civile e dell’associazionismo, quello vero, non solo in campagna elettorale ma sempre con un’opera di monitoraggio e denuncia.

Riconoscere il mare come bene comune significa salvaguardarlo da presenti e futuri interventi ad alto impatto, essendo convinti come siamo che il futuro anche economico stia in un utilizzo “leggero” di questo bene comune naturale. Di qui, il nostro favore per un turismo responsabile, non invasivo né fatto di occupazione privata permanente delle spiagge e cementificazione ma di attenzione agli equilibri degli ecosistemi marini e costieri venutisi a formare con fatica nel tempo.

Alla luce di queste coordinate è possibile progettare interventi mirati e senza stravolgimenti in materia di erosione delle coste, tutela dei fiumi e delle acque pubbliche, non come avviene nella nostra città dove, prima si progetta una nuova zona artigianale e dopo, avvedendosi di lame e relativo rischio idrogeologico, si mette mano a progetti di canalizzazione che vanno a interessare aree protette da vincoli.

Molfetta, 18 marzo 2010

Il candidato della Federazione della Sinistra-Verdi

Gianni Porta


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