Nuovo porto commerciale di Molfetta. Richiesta ritiro delega alla stazione appaltante Comune di Molfetta

Di   29/08/2009

Molfetta lì, 26 agosto 2009
Al Presidente della Regione Puglia
Nichi Vendola
e p.c. Agli Assessori regionali
all’Ecologia e all’Ambiente
alle Opere Pubbliche
all’Assetto del territorio – Urbanistica
ai Trasporti
alla Trasparenza e cittadinanza attiva
e p.c. Al Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare
Direzione per la salvaguardia ambientale
Al Ministero per i Beni e le attività culturali
Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio,
l’architettura e l’arte contemporanee
Servizio II Tutela del paesaggio
Alla Direzione regionale
per i beni culturali e paesaggistici della Puglia
Alla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici
per le province di Bari e Foggia
Alla Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia,

OGGETTO: Nuovo porto commerciale di Molfetta.
Richiesta ritiro delega alla stazione appaltante Comune di Molfetta

Il 30 luglio è pervenuta al Comune di Molfetta e al Circolo locale di Legambiente una nota da parte del
Ministero dei Beni Culturali (n. prot. 9965/2009) che, avendo a sua volta ricevuto dalla Soprintendenza per
i beni archeologici della Puglia notizie dettagliate e preoccupanti sulla vicenda relativa all’accesso alle
informazioni sui lavori riguardanti il nuovo porto, chiede al Comune di Molfetta quanto sia stato fatto ad
adempimento delle prescrizioni contenute nella V.I.A. e richiede che sia messo a disposizione delle Autorità
competenti il “Piano esecutivo” del porto.
È incredibile come a distanza di più di un anno, dal 13 febbraio 2008 quando la Giunta Comunale ha
approvato il “Progetto esecutivo del porto”, ci siano amministrazioni interessate che non risultano in
possesso di tutti gli atti e delle informazioni relative al rispetto delle prescrizioni ambientali e paesaggistiche.
La Soprintendenza, infatti, fa notare che “per quanto consti a questa Soprintendenza, non hanno avuto
seguito di fatto le prescrizioni rilasciate nella nostra del 22.03.05, prot. n. 5321 in sede di esame del
Progetto preliminare della nuova sistemazione portuale di Molfetta, benché ritenute vincolanti nel parere
prot. n. 07.08.408/4229.[leggasi 4129] del 22.04.05 del Dipartimento per i Beni culturali e paesaggistici –
Direzione generale per i Beni architettonici e il Paesaggio in merito alla richiesta di pronuncia di
compatibilità ambientale, ex art. 6 l. 349/1986, avanzata dal Comune di Molfetta.
Infatti , per quanto di competenza di chi scrive, ai sensi del D. 19s 22 gennaio 2004, n. 42, non è stato
sottoposto a parere da parte dell’ATI incaricata (Cooperativa Muratori) il richiesto progetto esecutivo delle
opere di realizzazione del parco a verde intorno all’area del complesso monunentale-archeologico della
Madonna dei Martiri, in cui dovevano essere anche previsti gli oneri per l’assistenza alle opere di
movimentazione terra, nonché per l’eventuale recupero di contesti archeologici emergenti. Il progetto
esecutivo peraltro è stato approvato dal Comune di Molfetta con deliberazione di G.M n: 68 del 13.2.08.
Si fa inoltre presente che non risulta, per quanto a noi noto, sia stato dato corso alla richiesta di
prospezioni archeologiche subacquee preventive nello specchio d’acqua antistante il complesso
monumentale citato, né alle prospezioni geofisiche preliminari alla movimentazione terra, come
espressamente richiesto dalla Direzione generale per i Beni archeologici con nota prot. n. 3931 del
15.04.05”.
Questa nota è l’ultimo tassello in ordine di tempo di un “mosaico” per nulla irreprensibile che vede il
Comune di Molfetta operare come stazione appaltante nell’esecuzione dei lavori per il nuovo porto
commerciale.
Infatti, dopo il Consiglio dell’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici che ha censurato il Comune
sulla costruzione del nuovo porto inviando gli atti alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica e
dopo l’invio alla Corte dei Conti da parte del Tar di Bari delle ordinanze (rigettate) di sospensione dei lavori
di costruzione della nuova foresteria della Capitaneria di porto, ora è la volta dei rilievi mossi dal Ministero
dei Beni Culturali.
Se queste sono le premesse, non possiamo che associarci alla richiesta del Circolo locale di Legambiente
fatta in questi giorni a seguito della nota ricevuta ovvero sperare che la stampa dia il giusto risalto alla notizia
in sé e che la magistratura valuti l’eventuale esistenza di condotte improprie. Dovere della politica però è
anticipare laddove è possibile scenari compromessi e porre rimedi a condotte improvvide, ma prima di
avanzare una proposta gioverà ricordare succintamente alcuni elementi di criticità emersi finora nella
gestione della costruzione del nuovo porto da parte dell’Amministrazione comunale in carica.
Il Consiglio dell’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori servizi e forniture, un ente
terzo, con Delibera n. 3 del 15 gennaio 2009 ha censurato l’operato del Comune disponendo la trasmissione
degli atti relativi alla costruzione del nuovo porto alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica,
avendo ritenuto che “la condotta posta in essere dalla Stazione appaltante – il Comune – in ragione delle
numerose irregolarità riscontrate (tutte strettamente lesive della corretta e tempestiva esecuzione
dell’appalto) reca con ogni probabilità profili di potenziale danno erariale”. Si tratta della stessa autorità che
riteneva non rispettosa la limitazione della concorrenza nell’appalto dei lavori a causa della presenza nel
bando di gara di clausole che imponevano, a pena di esclusione, la dimostrazione della disponibilità di
draghe di particolarissime caratteristiche esistenti in pochissime unità al mondo.
Soltanto qualche tempo dopo, nell’aprile di quest’anno, vi è stata una sentenza del Tribunale
Amministrativo Regionale di Bari, che ha accolto il ricorso proposto dal Ministero per le Infrastrutture
contro l’ordinanza con la quale il Sindaco aveva sospeso i lavori di realizzazione della nuova Capitaneria di
Porto. In quella circostanza il TAR non solo non ravvisò alcuna “situazione di pericolo effettivo ed
eccezionale e imprevedibile per la pubblica incolumità e/o per la sicurezza urbana” e bacchettò il Comune
per la “colpevole reiterazione delle ordinanze di sospensione in palese spregio all’ordinanza cautelare dello
stesso Tar del 3 dicembre 2008”, ma ritenne doveroso trasmettere tutta la documentazione alla Procura
regionale della Corte dei Conti, “ai fini dell’accertamento delle responsabilità amministrativo-contabili ai
sensi di legge”. Ciò vuol dire, in parole povere, che la comunità molfettese potrebbe essere chiamata a
pagare i danni a causa della condotta del sindaco. E pensare che lo stesso Azzollini e la sua maggioranza
avevano approvato il Piano regolatore del Porto (PRP) con la previsione della nuova Capitaneria esattamente
lì dove sta sorgendo.
A questi elementi aggiungiamo che il 2 marzo scorso, con Delibera di Giunta n. 51 avente ad oggetto il
“Nuovo Porto Commerciale”, l’Amministrazione comunale dava autorizzazione al Responsabile del
Procedimento per la predisposizione, di fatto, di variante al Piano Regolatore Portuale poiché “gli operatori
portuali, futuri fruitori del nuovo porto commerciale, hanno fatto richiesta all’Amministrazione comunale,
per il tramite del Sindaco, di prevedere una portanza della banchina di Nord Ovest tale da consentire la
movimentazione di containers”. Il progetto appaltato del porto subirà quindi una nuova variante che non è
dato sapere se comporterà un aumento degli importi dei lavori, e questo sulla base di semplici segnalazioni di
operatori portuali e non anche di studi economici a supporto che giustifichino la trasformazione in porto per
movimentazione e stoccaggio containers. Insomma, il progetto del porto a un anno dalla sua approvazione
subisce una variante forse perché non va più bene; a dimostrazione del fatto, più volte da noi segnalato, che
così come concepito inizialmente il porto rischia di essere inutile nello scenario regionale, e invece utile può
diventarlo a condizione che diventi un porto per il trattamento dei containers, cioè una megastruttura che il
contesto ambientale non può assolutamente reggere e che comunque abbisognerebbe di nuove e ulteriori
procedure autorizzative con ulteriori ritardi e aggravi di spesa.
Naturalmente a pagare le distrazioni del sindaco, le sue necessità propagandistiche potrebbero essere i
cittadini, giacché ogni mancanza, ogni errore, ogni eventuale variante potrebbe significare un aumento dei
costi dei lavori.
Pensiamo che la misura sia ormai colma e, nell’attesa che i giudizi maturino nell’opinione pubblica e che
altri organi dello Stato svolgano i loro compiti, nonché dopo ripetute denunce e critiche mosse
all’Amministrazione comunale e al Sindaco in questi mesi per come vengono gestiti i lavori della
costruzione del nuovo porto e relativi ritardi connessi alla bonifica dei fondali dagli ordigni bellici, riteniamo
che vi siano sufficienti e abbondanti elementi perché la Regione, ente che ha delegato il Comune nella
gestione dell’“affare Porto”, torni a interessarsi di questioni così delicate e avvii con decisione la procedura
per ritirare la delega alla stazione appaltante ossia al Comune di Molfetta conferita con Delibera di Giunta Regionale n. 2051 del 23 dicembre 2002.
La presente richiesta si presenta come un atto dovuto a tutela della comunità cittadina, della corretta
esecuzione dei lavori, del rispetto di tutte le prescrizioni previste e all’insegna della massima trasparenza
amministrativa e del confronto pubblico istituzionale, cui ripetutamente in questi mesi il Sindaco e la sua
amministrazione si sono sottratti anche nelle sedi deputate, disertando convocazioni di Consiglio Comunale.
Distinti saluti.

Il Segretario del Circolo PRC-SE – “Palestina libera”

Giuseppe Zanna

Il Consigliere comunale

Giovanni Porta


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