Sulle integrazioni presentate dalla Global Petroleum Ltd

Di   23/01/2015

Da un paio di giorni sono state pubblicate sul sito del Ministero dell’Ambiente le integrazioni richieste alla Global Petroleum Ltd in merito alla richiesta di indagine geofisica propedeutica alle trivellazioni petrolifere di alcune zone del Mar Adriatico di fronte alle coste pugliesi. La richiesta di integrazioni riguardava:
– Approfondimenti sull’iter amministrativo relativo in particolare all’inizio indagini dei permessi di ricerca confinanti, al fine di individuare il periodo più opportuno per l’esecuzione dell’investigazione sismica, evitando sovrapposizioni di impatti acustici;
– Al fine di individuare un crono programma che limiti gli impatti sulla cetofauna, dovranno essere forniti maggiori dettagli sui periodi di osservazioni/avvistamenti della cetofauna in area vasta. I dati dovranno essere richiesti alle principali Istituzioni scientifiche nazionali e internazionali che si occupano della tutela della cetofauna
– Dettagli tecnici ed emissivi dei mezzi navali impiegati per l’esecuzione delle indagini;
– Approfondimenti normativi, scientifici e presso le Istituzioni competenti, della compatibilità dell’esecuzione delle indagini sismiche previste con le aree di deposito di ordigni inesplosi in mare presenti nel fondo marino;
– Relazione costi benefici, anche in relazione ai quantitativi previsionali di idrocarburi estraibili;
– Approfondimenti sugli impatti cumulativi relativi al poligono formato dai permessi di ricerca d80, d81, d82, d83, proposte di minimizzazione e di mitigazione degli impatti, al fine di ridurre i tempi di esecuzione delle indagini.

Complessivamente il livello di integrazioni è assolutamente insoddisfacente! E non solo..

In merito alla presenza di ordigni bellici, dove segnaliamo l’assenza di contributi da parte dello Stato Maggiore della Marina, la compagnia proponente tira fuori la sua scoperta idrica: l’indagine geofisica tramite emissione di onde acustiche non interagisce con il deposito di ordigni in fondo al mare! Roba da Nobel!… Per converso, non viene spiegata né proposta alcuna ipotesi circa l’eventuale interazione, a seguito del rilascio del permesso di coltivazione, tra gli effetti della trivellazione del pozzo, che inevitabilmente provocherebbe scuotimenti e microtremori, e i depositi di ordigni.

Ma è sulla relazione costi benefici che la compagnia dà il meglio di sé.
Innanzitutto, chiarisce che non è possibile prevedere quantitativi estraibili. Se quella zona fosse stata sede di possibili giacimenti di grandezza media, oggi – pensiamo – sarebbe già in fase avanzata di sfruttamento. Del resto, la stessa compagnia dimostra di sapere che già in passato ci sono state indagini geofisiche in zona.
Inoltre, la Global Petroleum evita accuratamente di toccare il discorso dell’andamento del costo del barile nell’ultimo periodo: qualcuno ricorda il prezzo medio nel mese di luglio 2014 (quando sono state redatte le nostre osservazioni)? Poco sopra i 100 dollari. Qual è il prezzo medio attuale, gennaio 2015? Circa 49 dollari, praticamente dimezzato!
La discesa del prezzo del petrolio ha fatto sì che negli Stati Uniti già si intravedano i primi segnali di cedimento con il primo fallimento di una compagnia addetta all’estrazione di petrolio non convenzionale. Di questo la proponente non tiene conto quando, come il Ministero dello sviluppo economico del governo Renzi, tira fuori i numeri, degni di una giocata al Lotto, della bilancia commerciale energetica negativa e della Strategia energetica nazionale: 15 miliardi di euro di investimenti e 25.000 posti di lavoro stabili e addizionali, ridurre la bolletta energetica di importazione di oltre 6 miliardi l’anno (aumentando quindi il PIL di quasi mezzo punto percentuale), oltre a ricavare 2,5 miliardi di euro di entrate fiscali, sia nazionali che locali. Per capire che la giocata non è affatto destinata a una vittoria, sarebbe sufficiente andare a guardare i numeri di quello che è successo e sta succedendo in Basilicata, dove lo sfruttamento di giacimenti più grandi di quelli che si prospettano nei nostri mari non ha certo ridotto il carico fiscale su tale comunità (figuriamoci a livello nazionale) né sono così apprezzabili i benefici sui costi dei carburanti alla pompa.
Pare, quindi, che ci toccherà ancora ascoltare favole, favole nere come il petrolio.

Partito della Rifondazione Comunista – S.E. – Circolo di Molfetta “Palestina libera”


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