il federalismo passa al Senato

Di   23/01/2009

Ringraziando il Senatore molfettese per il regalo fatto ai leghisti, vi segnalo la scheda esplicativa sul federalismo predisposta da Repubblica e vi consiglio la lettura di questo:

Federalismo, il Senato dice sì. Bossi ringrazia il Pd che si astiene
di Frida Nacinovich su Liberazione del 23/1/2009

L’uomo del Montenero (di Bisaccia) ha detto “ni”. Anche Walter Veltroni dice “ni”. Ma di fronte all’astensione di Antonio Di Pietro sul federalismo fiscale la posizione del Pd passa in secondo piano. Perché la notizia è Di Pietro. Invece i duri e puri questa volta sono i Casini boys, l’Udc grida: vade retro federalismo. Ma forse alla Camera anche loro voteranno sì. Perché la nostalgia della Casa delle libertà è tanta. Soprattutto democristiani si nasce e loro modestamente lo nacquero. Il disegno di legge sul federalismo fiscale è made in Lega. Umberto Bossi ringrazia i colleghi parlamentari per l’attenzione data al progetto.
Il via libera dell’aula di palazzo Madama arriva puntuale come un treno olandese. Potenza dei numeri. Il provvedimento passa ora alla Camera. Votano a favore Pdl, Lega ed Mpa, il Pd e l’Idv si astengono, l’Udc vota contro. Risultato: 156 sì, 108 astensioni e 6 no. In aula c’è anche Silvio Berlusconi. Una notizia. Le Lega sprizza entusiasmo da ogni poro. Il senatore Mario Pittoni raggiunge il misticismo: «La realizzazione del sogno non è mai stata tanto vicina come in questo momento». E proprio sul ddl si riapre il confronto tra maggioranza e opposizione: il Pd annuncia l’astensione durante il voto. La decisione – presa dall’assemblea del gruppo – viene comunicata dal segretario. Silvio Berlusconi in aula, Walter Veltroni che annuncia l’astensione: più ufficiale di così non si può. Entrando a Palazzo Madama, Berlusconi smentisce le presunte frizioni con il senatur: «Problemi con la Lega sul federalismo? Ma quando mai…». Entrando a palazzo Madama, Bossi smentisce le frizioni con il ministro dell’economia: «Problemi con Tremonti? Ma quando mai….». Oggi è il giorno delle rose, per le spine c’è sempre tempo.
Prove di dialogo, dunque. Ma lo stesso Veltroni avverte che l’atteggiamento dei democratici, nel corso dell’iter parlamentare, potrebbe cambiare: «Il banco di prova saranno la copertura finanziaria del provvedimento e l’attuazione del pacchetto Violante di riforme istituzionali – sottolinea Veltroni – in particolare sulla riduzione dei parlamentari e sul Senato federale». La decisione sull’astensione è stata presa, come spiega la capogruppo Anna Finocchiaro, a «larghissima maggioranza». Perché non tutti erano d’accordo, perché a spingere per un atteggiamento “soft” è stato soprattutto il partito del nord. Il Pd incassa il plauso di Bossi, che però sottolinea: «Dopo tutte le loro proposte che abbiamo accettato, non potevano proprio votare contro». Il senatur rivolge poi una critica a Pierferdinando Casini: «Proprio non lo capisco: già è al lumicino, se vuole fare il difensore del sud, la battaglia antifederalista che è persa in partenza, chissà dove finirà…».
Durante le dichiarazioni di voto, anche l’Idv annuncia l’astensione. «Molto resta nebuloso – dice il capogruppo, Felice Belisario – abbiamo deciso di dare un segnale di fiducia nei confronti della riforma». Staremo a vedere.
Duro il giudizio del segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero: «L’approvazione del disegno di legge sul federalismo è un primo, nefasto passo verso la rottura della coesione e della solidarietà sociale del Paese».
Per finire il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, assicura che non c’è nessun contrasto tra Berlusconi e Bossi. «Il rapporto tra i due è così eccellente che non occorre commentarlo. Il federalismo lo abbiamo lasciato come bandiera alla Lega, ma è nel nostro programma di governo». Il Cavaliere ha fatto il suo mezzo passo indietro ora tocca al senatur fare altrettanto. Sulla giustizia. La maggioranza è salda, l’Italia un po’ meno.

PRC-Molfetta


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