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Ancora su biocarburanti e biomasse liquide

A proposito di biomasse liquide, per la precisione olio di palma, che verrà bruciato nella centrale Powerflor di Molfetta, vi propongo un interessante articolo di Sabina Morandi pubblicato su Liberazione, tanto per migliorare l’idea di “sostenibilità” di certe scelte energetiche:

Se per riempire il serbatoio di un Suv è necessario tanto mais quanto basterebbe per nutrire una persona per un anno intero, la conta del disastro è presto fatta. Negli Stati Uniti – dove cresce il 40% del mais del pianeta – le coltivazioni si stanno rapidamente riconvertendo grazie ai sussidi diretti e agli incentivi fiscali e di qui a pochi anni la metà dei raccolti potrebbe essere destinata alla raffinazione.
In Brasile invece, dove gli esperimenti con la benzina di derivazione vegetale sono in corso da decenni, più che riconvertire si taglia la foresta primaria, fondamentale per l’equilibrio del disastrato clima globale. Peccato che una volta disboscato, il suolo dell’Amazzonia è quanto di meno fertile si possa immaginare: dopo due o tre anni si trasforma in un deserto, e le coltivazioni energetiche vanno spostate altrove.
L’apporto che i biocarburanti ricavati dalle coltivazioni di cereali, barbabietole, canna da zucchero e colza, potrebbero dare all’abbandono dell’economia petrolifera non è facile da valutare. Ci ha provato il gruppo di Berkeley che ha condotto uno studio scientifico apparso su Science spezzando una lancia a favore dell’etanolo, l’alcol di derivazione vegetale che negli Stati Uniti rappresenta il 2% delle miscele di carburante utilizzate su strada. I ricercatori hanno condotto una rigorosa analisi di sei studi precedentemente pubblicati, due dei quali liquidavano l’impiego dei biocombustibili come antieconomico perché, conti alla mano, la produzione di etanolo sembra richiedere più energia di quanta ne restituisca. L’ultimo studio ribalta questi risultati, sia pure con i dovuti distinguo: le coltivazioni energetiche possono comportare un minor consumo di petrolio rispetto alla produzione di benzina e può ridurre del 10-15% l’immissione di gas serra nell’atmosfera. A patto però che la transizione verso l’etanolo avvenga solo ricavando l’alcol non dai cereali ma dalla cellulosa, cioè dalla conversione per fermentazione batterica della fibra legnosa. Metodi troppo costosi e inutilizzabili, per il momento, a meno che non vengano spesi un po’ di soldi per finanziare la ricerca e lo sviluppo delle nuove tecnologie.
L’attuale generazione di biocombustibili è quindi sostanzialmente antieconomica ma si tiene a galla grazie alle enormi sovvenzioni (negli Stati Uniti) e alla bolla speculativa (Brasile e Indonesia) che premia comunque gli imprenditori che disboscano – facendo salire le azioni delle loro società – prima ancora di seminare il primo raccolto. Se poi questo si rivelerà magro poco importa: i profitti sono assicurati dal mercato azionario anche se ci si è lasciati alle spalle il deserto. E visto che il Brasile di Lula sembra fermamente deciso a cavalcare la sua posizione avanzata nel settore dei biocombustibili, e non disdegna affatto l’impiego di mais o soia geneticamente modificati, il destino degli ultimi alberi secolari del pianeta potrebbe essere già segnato, con conseguenze drammatiche per il mondo intero. Continua a leggere: Ancora su biocarburanti e biomasse liquide

il sindaco di Molfetta ha bisogno del supporto della ricerca scientifica

Nella conferenza di ieri sulla centrale a biomasse in costruzione a Molfetta, di cui potete leggere on line il report di Molfettalive o quello de ilfatto.net, mi ha davvero colpito l’affermazione del Sindaco-Senatore circa la necessità di avere un supporto da parte della ricerca scientifica nel chiarire i dubbi sulla nocività o meno di alcune sostanze. Il Sindaco di Molfetta, Azzollini, o i suoi consiglieri, dovrebbero iniziare a documentarsi: il mio suggerimento è di

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i biocarburanti che affamano i popoli della Terra

A proposito della sostenibilità di certe scelte energetiche vi sottoponiamo un interessante articolo: Affamare il mondo di energia. Questo il passaggio che ci preme sottolineare:

La “ situazione folle ”, in effetti, è già in atto, come ha denunciato la stessa Agenzia Europea per l’Ambiente, notando come i biocarburanti ottenuti con tecnologie di prima generazione non usino la biomassa in modo tale da consentire riduzioni nell’uso di combustibili fossili e nell’emissione di gas serra.

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molfetta, le elezioni e il cemento

Strana questa campagna elettorale. Diversa dalle precedenti. Non mi è ancora capitato nemmeno un dvd con una brutta animazione 3D e nemmeno un volantino che rivelasse quale nuova alchimia applicare al piano regolatore comunale o perchè no, intercomunale.

Chiacchierando… il discorso è finito su un passaggio di un libro che molti evidentemente non hanno ancora letto. Lo riporto consigliandovi caldamente di arrivare fino in fondo. Il ciclo del cemento da Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori,

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sulla costruzione della centrale Powerflor a Molfetta

Qualche giorno fà è stato diramato questo comunicato sul sito della Regione Puglia:

27/03/2008 – Impianto di energia a biomasse nella Provincia di Bari. In relazione al progetto di una centrale a biomasse liquide presentato dal Consorzio CEM su Casamassima (BA) l’Assessorato all’Ecologia ricorda quanto segue. In base alla normativa vigente, lo stesso progetto deve essere sottoposto a procedura di assoggettabilità a VIA se supera i 50 MW termici e i 15 MW elettrici.

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un voto cinquanta euri

photo by tipoyock Se un voto si compra con cinquanta euro di ROBERTO SAVIANO Lo avete letto? sembra che Saviano abbia fotografato una qualsiasi realtà del nostro meridione: Napoli, Palermo… Molfetta. Quante similitudini! Basterebbe fare un ricerca in rete per vedere quanti sono gli indagati per voto di scambio, quanti i condannati! Che cosa succederà in questa campagna elettorale a Molfetta? buoni benzina, biancheria intima, occhiali da sole? Affitto di locali per comitive

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