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	<title>Rifondazione Comunista Molfetta &#187; pareri</title>
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	<description>Partito della Rifondazione Comunista Molfetta circolo "Palestina Libera"</description>
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		<title>appunti sulle politiche energetiche in Puglia</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 14:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario A</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ogni volta che si discute di energia e della sua produzione nella nostra regione si assiste ad un dibattito tra sordi dove ognuno afferma le proprie verità in forma di dogma. Queste note dovrebbero servire a spiegare che si può essere contro la produzione di energia nucleare e al contempo guardare alla produzione di energia da fonti rinnovabili in maniera sostenibile, in armonia con il paesaggio e con le vocazioni economiche del territorio di <p>Continua a leggere <a href="http://www.rifondazionemolfetta.info/2010/11/12/appunti-sulle-politiche-energetiche-in-puglia/">appunti sulle politiche energetiche in Puglia</a></p>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che si discute di energia e della sua produzione nella nostra regione si assiste ad un dibattito tra sordi dove ognuno afferma le proprie verità in forma di dogma. Queste note dovrebbero servire a spiegare che si può essere contro la produzione di energia nucleare e al contempo guardare alla produzione di energia da fonti rinnovabili in maniera sostenibile, in armonia con il paesaggio e con le vocazioni economiche del territorio di competenza.<br />
<span style="text-decoration: underline;"> No al nucleare</span>. Il nostro no alla “nuova era nucleare italiana” non è figlio del campanilismo: noi non diciamo “no al nucleare in Puglia”, noi diciamo no al nucleare in tutto il Paese! La nostra contrarietà è dettata da una serie di elementi. Innanzitutto, vengono maldestramente camuffati, se non  nascosti, i veri costi sia della costruzione di impianti nucleari (vedasi costi della costruenda centrale con reattore EPR ad Olkiluoto in Finlandia), sia dell&#8217;energia nucleare poi prodotta (vedasi polemiche in Francia e in Germania): piacerebbe ascoltare ad esempio, dai nuclearisti convinti una descrizione dei prezzi dell&#8217;uranio negli ultimi vent&#8217;anni e una proiezione degli stessi nei prossimi venti. Inoltre, la produzione di energia nucleare è una delle più idro-esigenti: come la mettiamo con quei territori del Paese che hanno difficoltà di approvvigionamento idrico? Infine, dal punto di vista della sicurezza dalle contaminazioni, viene omesso di dire che gran parte del territorio italiano è geologicamente instabile (insistendovi inoltre tutti i rischi naturali: sismico, idrogeologico e idraulico, vulcanico) e quindi, sarà estremamente complicato, non solo individuare i siti delle centrali, ma anche individuare il sito del deposito unico nazionale dove effettuare lo smaltimento definitivo delle scorie radioattive.<br />
<span style="text-decoration: underline;"> Ancora mega impianti?</span> Il disordine normativo e scelte di indirizzo regionale poco chiare hanno fatto sì che negli ultimi quattro anni la nostra regione ha fatto passi da giganti nella produzione di energia da fonti rinnovabili risultando la prima nel fotovoltaico e la seconda nell&#8217;eolico. Questo è stato possibile grazie ad una mole notevole di installazione di mega impianti (fotovoltaici ed eolici in primis): soprattutto per quello che riguarda il fotovoltaico si confrontino i dati di potenza installata e numero di impianti della Puglia e della Lombardia.<br />
Solo nell&#8217;ottobre di quest&#8217;anno la Commissione Europea ha pubblicato una guida che <em>“spiega come si possa assicurare lo sviluppo dei grandi impianti eolici in modo tale che esso sia compatibile con le cosiddette direttive &#8220;Habitat&#8221; e &#8220;Uccelli&#8221; (direttiva Habitat 92/43/Cee e direttiva protezione uccelli 2009/147/Ce). La Guida della Commissione si focalizza in particolare sui passi da seguire quando i programmi e progetti di campi eolici hanno effetti sui siti Natura 2000 (che includono le Zone di protezione speciale &#8211; Zps, i Siti di importanza comunitaria &#8211; Sic e le Important Bird Areas – Iba).”</em> Si parta dalle migliori indicazioni di tale guida e, ottemperando agli obblighi imposti dalle Linee guida nazionali, così come ha recentemente fatto la regione Marche, si individuino le aree non idonee, quindi vietate, per l&#8217;installazione di impianti di produzione di energia. Una precisazione: si corregga ancora la legge regionale sulla V.I.A. e si vietino installazioni nelle aree protette (non ha senso il limite di 0,5MW per la procedura di V.I.A. in tali aree).<br />
Le polemiche della recente estate ci parlano di una condizione di disagio che va compresa nell&#8217;interezza: le comunità locali devono partecipare e avere peso nelle scelte e nelle valutazioni.<br />
Bisogna limitare gli impatti sul paesaggio: si favoriscano impianti di piccola taglia; solo così si potranno scoraggiare quegli interessi che trasformano pezzi di economia a vocazione agricola e turistica. Si deve cambiare passo puntando su una produzione elettrica diffusa sul territorio.<br />
<span style="text-decoration: underline;"> No al consumo di territorio agricolo</span>. Soprattutto nella nostra regione si deve prestare la massima attenzione e praticare seri controlli per tutelare i distretti agricoli e impedire che a colture tipiche (uliveti e vigneti soprattutto) si sostituiscano produzioni energetiche (evidentemente più redditizie, quindi la soluzione va ricercata in nuove politiche agricole). Allo stesso modo diciamo no alle colture agroenergetiche: rivendichiamo la nostra sovranità alimentare! E quindi, confermando la contrarietà all&#8217;uso di olii vegetali provenienti da altri continenti, poniamo la massima attenzione al binomio di agricoltura e produzione di alimenti. Gli agrocarburanti non potranno mai sostituire i combustibili fossili, i cui costi sono destinati ad aumentare e per questo andrebbero potenziate le politiche dei trasporti pubblici in una visione di sostenibilità.<br />
Si escludano le aree di interesse paesaggistico di pregio. Parallelamente anche in zone SIC e ZPS si anteponga il vincolo naturalistico ad altri interessi produttivi.<br />
<span style="text-decoration: underline;"> Nuova regolamentazione e maggiori controlli</span>. Gli abusi praticati con la dichiarazione d&#8217;inizio attività, prevista per impianti fino ad 1MW, hanno eluso di sottoporre a Valutazione d&#8217;Impatto Ambientale quelli che nella realtà si sono verificati essere mega installazioni semplicemente frazionati. Si parta da un nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale e si prosegua con la modifica dei regolamenti, per fare in modo che la produzione energetica sia davvero in armonia sia con il paesaggio pugliese, capace di essere ulteriore volano del turismo, sia con le tipiche vocazioni agricole.</p>
<p>Il futuro è negli impianti di piccola taglia, nell&#8217;efficienza e nel risparmio energetico, nel trasporto collettivo. Con questo spirito aderiamo e partecipiamo alla manifestazione regionale del 13 novembre convocata dal Forum Energia Territorio Beni Comuni.</p>
<p>8/11/2010</p>
<p>mario.a.</p>
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		<title>10 domande a noi uomini italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 11:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario A</dc:creator>
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		<category><![CDATA[donne]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>10 DOMANDE A NOI UOMINI ITALIANI, A PARTIRE DA ME, SUL DESIDERIO SESSUALE MASCHILE VERSO LE DONNE</p> <p>di Alessio MIceli, pubblicato su &#8220;Via Dogana&#8221; n° 91 – dicembre 2009</p> <p>C’è una domanda fondamentale che mi ronza dentro, da quando è esploso questo dibattito pubblico, dapprima intitolato a Berlusconi e al tema “sesso, denaro e potere”, fino al caso attuale di Marrazzo che getta ombra su altri uomini di potere e di rilievo pubblico. Come uomo, <p>Continua a leggere <a href="http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/12/30/10-domande-a-noi-uomini-italiani/">10 domande a noi uomini italiani</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>10 DOMANDE A NOI UOMINI ITALIANI, A PARTIRE DA ME,<br />
SUL DESIDERIO SESSUALE MASCHILE VERSO LE DONNE</strong></p>
<p>di Alessio MIceli, pubblicato su &#8220;Via Dogana&#8221; n° 91 – dicembre 2009</p>
<p>C’è una domanda fondamentale che mi ronza dentro, da quando è esploso questo dibattito pubblico, dapprima intitolato a Berlusconi e al tema “sesso, denaro e potere”, fino al caso attuale di Marrazzo che getta ombra su altri uomini di potere e di rilievo pubblico. Come uomo, la prima domanda che mi appare è questa: di chi devo parlare davvero? Allora taglio corto: c’è una sola via maestra per fare questo discorso ed è parlare di tutti gli uomini italiani a partire da me stesso, di quello che ci lega e anche ci divide nella nostra costruzione della sessualità maschile.<br />
Infatti mi sembra che Berlusconi e Marrazzo oggi e non so chi altri domani non siano di più che delle maschere, delle figure più o meno caricaturali di ciò che la nostra società maschile nella sua maggioranza sta esprimendo, come dimostrano almeno due considerazioni.</p>
<p>La prima è che altrimenti non esisterebbe il berlusconismo. E’ evidente questo rispecchiamento tra “il capo” e la maggioranza degli italiani che gli si stringe intorno, come già nelle ultime tornate elettorali e poi nei sondaggi successivi agli “scandali sessuali” (che a giudicare da questa complicità e identificazione di massa, scandali non sono). A tal punto che le dimensioni di questo rispecchiamento maschile con uomini di potere superano anche i confini politici tra maggioranza e opposizione.<br />
La seconda considerazione riguarda la ordinaria mercificazione del sesso, quei nove milioni di italiani clienti delle prostitute, di cui parlano gli osservatori dei fenomeni di tratta e prostituzione. Insomma, in Italia è più vero che mai che “il mestiere più antico del mondo è il cliente”.<br />
Dunque le caricature dei nostri uomini politici mostrano complessivamente noi stessi dietro quella maschera del potere, il nostro stesso volto sociale, non l’unico ma ancora oggi il più diffuso. Le mediazioni del potere e del denaro, usate da tanti uomini nelle relazioni sessuali con le donne, parlano della nostra cultura delle relazioni. Non si tratta delle dimissioni di Berlusconi ma, molto di più, della sessualità maschile.<br />
Allora, usando una formula attuale, vorrei rivolgere a ciascun uomo italiano le seguenti 10 domande su altrettanti nodi della nostra sessualità, a partire da me, uomo, eterosessuale. Sono questioni enormi, che qui vado soltanto a nominare.</p>
<p><strong>1) “Oscuro materno” </strong><br />
<em>A quale distanza emotiva ci ritroviamo rispetto alle nostre madri?</em><br />
C’è una impronta oscura, nel mio fondo maschile, legata a mia madre. Riconosco nel mio percorso questo senso di pericolo, che avvertivo fin da bambino, come un rischio di invischiamento e di fagocitazione. All’opposto, la mia salvezza era nella strada, era la necessità di prendere distanza, di uscire di casa, partire lontano e quasi sparire (io da lei, lei da me).<br />
E poi c’è il lavoro di una vita, di elaborazione della posizione di figlio e il ritiro di certe proiezioni dalla madre. Questo può significare il recupero della relazione proprio con quella donna, come un accompagnamento, e così pure il ripensamento del suo calco in noi stessi. E’ in gioco il nostro spazio vitale, la nostra “giusta distanza” nelle relazioni.</p>
<p><strong>2) “Ambivalenza” </strong><br />
<em>Nella ‘altalena’ della relazione di coppia, ci spingiamo di più nella zona della fiducia o della sfiducia?</em><br />
Credo che nell’esperienza amorosa sia costitutiva l’ambivalenza, il sentimento del “né con te né senza di te”. Che rimanda alla costruzione della nostra fiducia.<br />
C’è una polarità della sfiducia amorosa, che come uomo ho attraversato prima ancora di pensarci, già “in prima lettura” della mia vita. Era il senso di uno spossessamento, una espropriazione di me, forse legato ad una con-fusione dello stare insieme. Peraltro, ben nascosto nell’archivio delle mie immagini maschili e ben prima di riconoscerlo, ho trovato prefabbricato anche un certo senso di svalutazione delle donne a me più care.<br />
Ma conosco anche il territorio della fiducia amorosa, legata al riconoscimento nella relazione, sia dell’altra che di me stesso. Qui non c’è perdita o svalutazione, ma al contrario la scommessa di darsi valore. Cosa ci può muovere a giocare questa scommessa della fiducia? Credo sia il desiderio e poi la capacità di confrontarci con le sue figure.</p>
<p><strong>3) “Desiderio sessuale maschile vs potere”</strong><br />
<em>Viviamo la relazione sessuale più come una conquista, una ‘lotta’, o come un modo di ‘abbandonarci’?</em><br />
Il desiderio sessuale maschile è storicamente segnato dalla dimensione del potere. Questi due campi del nostro sistema simbolico entrano però in forte contraddizione.<br />
Da una parte la spinta erotica del piacere sessuale tende all’abbandono, come una forma di estasi, chiama a uscire da sé e trascendersi nell’altra. Vuol dire partecipare a un’altra vita, liberare qualcosa di sé e dell’altra che ancora non conosciamo. Io la vivo come nuotare in mare aperto.<br />
Conosco però anche l’immaginario sessuale del potere, che funziona invece come una lotta, per la conquista del controllo dell’altra. E’ la pulsione a tenere, stringere, dominare. Qui subentra il principio violento di riduzione a sé dell’altra e, consapevole o meno, il pensiero fallico del pene come arma. Forse questa necessità di controllo risponde alla grande paura maschile di perdersi, uccidendo però il desiderio sessuale, che ha a che fare con l’incontro libero. In questo contesto, potere e godere sono termini opposti: il potere dimostra qui una forma di impotenza a lasciarsi vivere in pienezza le relazioni.</p>
<p><strong>4) “Intreccio maschile tra desiderio sessuale e cura”</strong><br />
<em>Come teniamo insieme la dimensione della cura e la nostra carica erotica, nella relazione di coppia?</em><br />
C’è una mancanza ancora forte da parte degli uomini, rispetto alle donne, nell’ambito della cura in diversi contesti. Il punto che però voglio tenere è l’intreccio maschile tra desiderio sessuale e cura. Personalmente, ho pianto calde lacrime sulla canzone di Battiato La cura (che trovo ancora bellissima per come racconta la sua utopia), quando si è rotta la mia fantasia protettiva. Ma ho imparato qualcosa. Per esempio, che a volte la cura introduce nelle coppie una relazione sbilanciata, l’immagine di una figura forte che ne protegge una debole/filiale. Quando è così, con tutte le varianti della “protezione” al femminile-materno o al maschile-paterno, trovo una caduta della spinta erotica maschile.<br />
Intrecciare questi ambiti, del desiderio sessuale e della cura, comporta forse qualcosa di diverso. Primo, riconoscere un legame di affidamento reciproco, che non solleva quei fantasmi genitoriali. Secondo, coltivare una capacità di autonomia e di distanza, nella relazione, che mantiene la temperatura del desiderio.</p>
<p><strong>5) “Fuga o attraversamento maschile delle relazioni sessuali” -</strong><br />
<em>Nello spostamento del nostro desiderio sessuale e nell’incontro di diverse donne, cambia la qualità delle nostre relazioni?</em><br />
Posto che ciascuno avverte la sessualità degli altri, questo crea dei campi di forze, di attrazione o meno, che a volte diventano una leva di cambiamento. E’ il movimento stesso della vita. Mi interrogo però sulla natura relazionale di questo cambiamento, per noi uomini.<br />
Nella mia esperienza, questa fortissima corrente del desiderio mi ha spinto in due direzioni molto diverse. C’è un desiderio sessuale centrifugo, che rimane tangente alle relazioni, quasi un riflesso condizionato che ci porta a cambiare partner, proprio per non superare una certa soglia di intimità. Altrimenti, viviamo quella forma del desiderio sessuale che attraversa le relazioni, che corre il rischio di farle e anche di disfarle ma sempre passando per il loro centro. Significa fare la misura di una relazione e viverne le qualità: di piacere e di conflitto, di presenza e di limite.</p>
<p><strong>6) “Corpo maschile osceno”</strong><br />
<em>Nella relazione sessuale, viviamo il nostro corpo come desiderabile dall’altra?</em><br />
Il nostro corpo maschile mantiene un carattere “osceno” (da ob-scenus), ovvero qualcosa che è avverso, contrario al senso della scena. Tende cioè a non mettersi davvero a nudo, a non esporsi nella sua intimità al desiderio o rifiuto delle donne. Le palestre, la moda, le immagini maschili (e machiste) nel contesto attuale della società dello spettacolo sembrano non modificare questo profondo substrato: come il vissuto di un corpo non desiderato, che deve guadagnarsi/conquistare l’attenzione dell’altra. Credo ci sia qui una radice violatoria della sessualità maschile.<br />
Il disvelamento del nostro corpo e dei vissuti che porta con sé è dunque una novità, una frontiera delle nostre relazioni sessuali. Implica però l’assunzione della nostra parzialità, del non ritenerci l’unico soggetto del desiderio.</p>
<p><strong>7) “Il silenzio o le parole del desiderio”<br />
</strong><em>Sappiamo parlare del nostro desiderio sessuale?</em><br />
Nella “seconda lettura” della mia vita, trovare le parole per dire di me nella tensione del desiderio è stata ed è tuttora una chiave di volta. Ho incontrato diversi contesti di parola e di relazioni, tra uomini e donne o solo maschili, poco visibili finché non li ho cercati davvero.<br />
E’ richiesta però una mutazione del nostro linguaggio maschile corrente. E’ un parlare ovviamente diverso dal grande silenzio maschile sui propri sentimenti. E’ anche un parlare diverso da quello dell’ego che dice “io, io, mio…”. E’ infine diverso da quel neutro maschile che invece si nasconde nel proprio discorso, che parla in ogni campo del sapere, senza però dire niente di sé in rapporto al suo oggetto.<br />
La disposizione che io ho conosciuto per dire il mio desiderio, per sentire vibrare dentro di me le mie parole, è invece quella di raccontarmi nella relazione, come parte di qualcosa.</p>
<p><strong>8 ) “Desiderio sessuale maschile ‘mediato’ dalle donne alla generazione”</strong><br />
<em>Il nostro desiderio sessuale ha una spinta propria, interna, alla generazione?<br />
</em>Alla domanda se volessi avere figli, ho sempre risposto: “tutto dipende dalla mia relazione d’amore, non è un mio desiderio autonomo”. Concepisco questo desiderio, per me uomo, non come quello diretto di avere un figlio/a, ma come quello di essere a fianco di quella donna che direttamente genera. Tutto si gioca dunque nella relazione, nello spazio che noi creiamo tra questi desideri diversi, a partire dalla differenza costitutiva della generazione tra uomini e donne.</p>
<p><strong>9) “Dominio sessuale vs senso della morte”</strong><br />
<em>Il controllo di una relazione sessuale ci dà la sensazione di non avere limiti?<br />
</em>Credo che l’accecante tensione al potere inteso come dominio, a partire dal dominio sessuale e poi in tutte le sue varianti – economico, politico, ecc -, sia infine un modo per esorcizzare la morte, come ogni altra “perdita” o trasformazione.<br />
Quando “se ne è andato” mio padre, ho ripensato profondamente al senso del limite, a partire da quello estremo della morte. E ho trovato che proprio la cultura del limite, dell’impermanenza, ci restituisce al tempo presente e alle forme reali della vita e delle relazioni. Fuori controllo.</p>
<p><strong>10) “Vivere i propri desideri o starne al di sotto”<br />
</strong><em>E infine, il nostro desiderio sessuale ci fa vivere le relazioni?</em><br />
Mi sembra che questo tempo di grandi cambiamenti, a volte socialmente feroci, sia però denso di opportunità. Nelle relazioni sessuali, io sento una grande opportunità per noi uomini nel nuovo corso di libertà aperto da alcune donne. Abbiamo la scelta di essere vivi, essere in gioco per noi stessi e per altri/e, anziché restare al di sotto dei nostri desideri.</p></blockquote>
<p>fonte: <a href="http://www.maschileplurale.it/cms/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=235&amp;Itemid=5">maschile plurale</a></p>
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		<title>ripubblicizzazione dell’ AQP &#8211; comunicato stampa regionale</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 23:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario A</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunicato stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Regione Puglia e la ripubblicizzazione dell’ AQP: un primo significativo passo</p> <p>L’ approvazione della delibera del 20 ottobre scorso, con la quale la Giunta Regionale della Puglia fa proprio il principio dell’ acqua come “bene comune” non assoggettabile alle leggi del mercato e della concorrenza, è senz’ altro da valutare positivamente, per numerosi motivi:</p> <p>* perché si pone in contrasto con i processi di privatizzazione dei servizi idrici a vantaggio delle multinazionali e <p>Continua a leggere <a href="http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/11/05/ripubblicizzazione-dell%e2%80%99-aqp-comunicato-stampa-regionale/">ripubblicizzazione dell’ AQP &#8211; comunicato stampa regionale</a></p>
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<p>L’ approvazione della delibera del 20 ottobre scorso, con la quale la Giunta Regionale della Puglia fa proprio il principio dell’ acqua come “bene comune” non assoggettabile alle leggi del mercato e della concorrenza, è senz’ altro da valutare positivamente, per numerosi motivi:</p>
<p>* perché si pone in contrasto con i processi di privatizzazione dei servizi idrici a vantaggio delle multinazionali e dei poteri forti;<br />
* perché prende atto del fallimento della teoria secondo cui la gestione privata porterebbe un risparmio per le famiglie (è invece vero il contrario, come dimostrato dappertutto e in ultimo proprio nella nostra regione con il recente aumento delle tariffe);<br />
* perchè si pone in sintonia con gli orientamenti espressi dalle risoluzioni del Parlamento Europeo;<br />
* perché esprime una posizione chiara (e si auspica definitiva) del Governo Regionale su un tema delicato e molto controverso.</p>
<p>Lo consideriamo il risultato della mobilitazione di un movimento plurale, che, sulla base di un contenuto radicale e privo di ambiguità, ha accomunato soggetti diversi, dal Comitato Pugliese per l’ Acqua Bene Comune al Forum Nazionale dei Movimenti per l’ Acqua, dal Coordinamento Pugliese degli Enti locali ad alcune realtà partitiche, associative, cattoliche insieme con i tanti/e cittadini/e che hanno firmato e sostenuto la Legge di iniziativa popolare per la Ripubblicizzazione dei Servizi Idrici.</p>
<p>Rifondazione Comunista è parte attiva di questo percorso, nel movimento e nelle istituzioni.</p>
<p>Ora ci aspettiamo che il processo appena avviato dalla Regione Puglia prosegua con celerità e con atti concreti sul piano legislativo e giuridico, trasformando l’AQP S.p.a. in soggetto di diritto pubblico e impugnando, come hanno fatto altre regioni italiane, gli atti del Governo Nazionale in contrasto con la normativa europea.</p>
<p>Per quanto ci riguarda, non faremo mancare il nostro apporto perché dai principi si possa passare ai fatti.</p>
<p>Bari, 24 ottobre 2009<br />
Tonia Guerra<br />
Segreteria Regionale Puglia- Partito della Rifondazione Comunista</p>
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		<title>Ho sentito che non volete imparare</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 08:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario A</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center">Ho sentito che non volete imparare niente. Deduco: siete milionari. Il vostro futuro è assicurato – esso è Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori Hanno fatto sì che i vostri piedi Non urtino nessuna pietra. Allora non devi Imparare niente. Così come sei Puoi rimanere.</p> <p style="text-align: center;" align="center">E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà, dato che i tempi, Come ho sentito, sono insicuri Hai i tuoi <p>Continua a leggere <a href="http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/06/06/ho-sentito-che-non-volete-imparare/">Ho sentito che non volete imparare</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ho sentito che non volete imparare niente.<br />
Deduco:  siete milionari.<br />
Il vostro futuro è assicurato – esso è<br />
Davanti a voi in  piena luce. I vostri genitori<br />
Hanno fatto sì che i vostri piedi<br />
Non urtino  nessuna pietra. Allora non devi<br />
Imparare niente. Così come sei<br />
Puoi  rimanere.</span></span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà, dato che  i tempi,<br />
Come ho sentito, sono insicuri<br />
Hai i tuoi capi che ti dicono  esattamente<br />
Ciò che devi fare affinché stiate bene.<br />
Essi hanno letto i  libri di quelli<br />
Che sanno le verità<br />
Che hanno validità in tutti i  tempi<br />
E le ricette che aiutano sempre.</span></span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Dato che ci sono così tanti che pensano per te<br />
Non  devi muovere un dito.<br />
Però, se non fosse così<br />
Allora dovresti  studiare.</span></span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">[Bertolt Brecht]</span></span></p>
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		<title>Voza su Giuseppe di Vittorio</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 09:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario A</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunisti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La democrazia sindacale e la &#8220;comprensione critica di se stessi&#8221; di Pasquale Voza</p> <p>Sul piano del senso comune, anche (se non soprattutto) in riferimento alle coscienze giovanili, quella che si potrebbe chiamare la cultura diffusa del revisionismo ha finito coll&#8217;imporre un Novecento seccamente semplificato e &#8220;liberato&#8221; della sua reale complessità storica e ridotto ad una sorta di bene culturale e spirituale di cui fruire in un consumo inerte e pacificato, che si può ricondurre <p>Continua a leggere <a href="http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/03/17/voza-su-giuseppe-di-vittorio/">Voza su Giuseppe di Vittorio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La democrazia sindacale e la &#8220;comprensione critica di se stessi&#8221;<br />
di Pasquale Voza</p>
<blockquote><p>Sul piano del senso comune, anche (se non soprattutto) in riferimento alle coscienze giovanili, quella che si potrebbe chiamare la cultura diffusa del revisionismo ha finito coll&#8217;imporre un Novecento seccamente semplificato e &#8220;liberato&#8221; della sua reale complessità storica e ridotto ad una sorta di bene culturale e spirituale di cui fruire in un consumo inerte e pacificato, che si può ricondurre ad una nuova forma di &#8220;americanismo&#8221;, inteso come terreno esemplare di caduta netta di ogni rapporto critico col passato e col presente, e con le forme culturali e ideologiche dell&#8217;uno e dell&#8217;altro. E ciò, in generale, si sposa bene con l&#8217;estetica televisiva imperante, con i suoi codici e il suo linguaggio, con il suo pervasivo potere sovradeterminatore di spettacolarizzazione. Ebbene, ad onta delle generose e insieme acute considerazioni dell&#8217;attore Pierfrancesco Favino (presenti nell&#8217;intervista rilasciata a &#8220;Liberazione&#8221; sabato scorso), si deve dire che la fiction televisiva, Pane e libertà , incentrata sulla figura di Giuseppe Di Vittorio, é profondamente connotata da un&#8217;epica mèlo, che non ne costituisce solo la cifra stilistica ma ne diventa il vero contenuto (&#8220;lo stile é la cosa&#8221;, diceva a suo tempo De Sanctis).<span id="more-438"></span><br />
Tuttavia ciò non toglie, anzi rende ancora più necessario, che si torni a riflettere criticamente sulla straordinaria esperienza politica, culturale, umana del grande dirigente sindacale, sugli aspetti e i significati della sua lezione. Lo scrittore lucano Carlo Levi ebbe a dire che Di Vittorio &#8220;era una figura rara, di chi aveva conservata intatta la sua prima natura, il modo di porsi nel mondo di un bracciante&#8221;.<br />
Questa notazione sulla conservazione intatta della prima natura é utile, in qualche modo, per comprendere un nodo essenziale della storia di Di Vittorio, il suo passaggio dal sindacalismo rivoluzionario al comunismo e insieme la sua capacità di far rivivere dentro di sè la spinta fondativa di quella prima esperienza in forme del tutto peculiari. Gramsci, già nell&#8217; Ordine Nuovo , ma poi ancora più decisamente nei Quaderni , criticava severamente il sindacalismo teorico (espressione con la quale egli intendeva riferirsi anche al sindacalismo rivoluzionario), e lo giudicava una forma di catastrofismo, l&#8217;altra faccia del liberismo economico e politico, con cui di fatto condivideva la separazione di economia e politica, ma con una funzione politica opposta, dal momento che, volendo essere l&#8217;ideologia di un gruppo subalterno, esso finiva col perpetuarne la condizione di subalternità. Ma é anche vero che lo stesso Gramsci, al tempo di Alcuni temi della quistione meridionale , aveva affermato che il sindacalismo rivoluzionario era &#8220;l&#8217;espressione istintiva, elementare, primitiva, ma sana, della reazione operaia contro il blocco con la borghesia e per un blocco coi contadini e in primo luogo coi contadini meridionali&#8221;.<br />
Ebbene la lotta, la passione tenacissima di Di Vittorio per la democrazia sindacale si nutriva, in forme nuove, di quell&#8217;antico spirito di scissione. Il famoso episodio dell&#8217;accordo che, inviso ai lavoratori, fu stracciato da lui con un deciso, &#8220;clamoroso&#8221; gesto simbolico, ci parla di questo, di una idea di democrazia sindacale come terreno di connessione organica dei lavoratori, come terreno fondamentale di soggettivazione politica, di &#8220;comprensione critica di se stessi&#8221; (Gramsci), di formazione della coscienza politica (e sarebbe altresì da interrogare la sua visione dei rapporti tra la forma-partito e la forma-sindacato). Si tratta certamente di una lezione assai viva oggi, nel tempo delle democrazie oligarchiche, delle derive neo-corporatiste e concertative del movimento sindacale, della frammentazione atomistica della società, nel tempo in cui i processi di soggettivazione critica e antagonistica sono quasi uccisi, resi impossibili dalla dilatazione tendenzialmente totalitaria del capitalismo post-fordista.<br />
In una fase storica difficilissima, tra il &#8217;49 e il &#8217;50, Di Vittorio e la Cgil elaborarono e proposero il &#8220;Piano del Lavoro&#8221; per tentare una fuoriuscita politica dallo stato di isolamento e di repressione in cui versavano il movimento operaio e il sindacato. Ma esso fu soprattutto &#8211; come osservò Trentin in un convegno del &#8217;75 &#8211; &#8220;il tentativo di saldare tutta la tematica dell&#8217;unità sindacale con un disegno di ricomposizione dell&#8217;unità di classe intorno a obiettivi che costituissero un&#8217;alternativa positiva alla rottura lacerante dell&#8217;equilibrio politico e sociale preesistente&#8221;. Quella di Di Vittorio fu, insomma, una peculiarissima, &#8220;drammatica&#8221; e radicale internità al mondo del lavoro e al movimento operaio: ciò motiva e spiega, fino in fondo, l&#8217;autonomia dalla posizione del suo Partito e la condanna dell&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Ungheria nel &#8217;56: egli afferma solennemente che &#8220;il progresso sociale e la costruzione di una società nella quale il lavoro sia liberato dallo sfruttamento capitalistico, sono possibili soltanto con il consenso e la partecipazione attiva della classe operaia e delle masse popolari, garanzia della più ampia affermazione dei diritti di libertà, di democrazia e di indipendenza nazionale&#8221;.<br />
Vorrei concludere con un episodio emblematico, che racchiude la figura e l&#8217;opera di Di Vittorio. Ne ha parlato Bruno Trentin, nel 1992, in occasione del centenario della nascita. Era il congresso della FSM nel 1954. Di Vittorio era relatore su &#8220;Problemi e obiettivi dei movimenti sindacali nei paesi del terzo mondo&#8221;: la sua relazione aveva incontrato un dissenso quasi insuperabile in tutti i sindacati dei paesi dell&#8217;est e anche nei sindacati di tradizione comunista di molti paesi occidentali. La &#8220;bestemmia&#8221; &#8211; ricorda Trentin &#8211; era quella di parlare di un grande sindacato protagonista con una grande funzione dirigente nazionale, laddove in tutti i continenti, alla testa non poteva che esserci il partito mentre il sindacato non poteva che venire dopo.<br />
Per replicare a questo dissenso, egli si rivolse ai delegati al congresso, ai tanti lavoratori del terzo mondo, dell&#8217;Africa, dell&#8217;Asia, dell&#8217;America latina e, chiamandoli a rispondere al suo appello, disse: &#8220;Vedo davanti a me tante facce, vedo dei neri, vedo di quelli che sono proprio neri neri; vedo dei bianchi, dei gialli, dei mezzi neri come me, ma tutti insieme, con voi, siamo il sindacato di domani&#8221;. Il congresso esplose in un grandissimo applauso liberatorio: forse era stata la sua &#8220;prima natura&#8221; (di cui aveva parlato Carlo Levi), e la comprensione critica di se stessa, a suscitargli quelle parole.</p></blockquote>
<p>pubblicato su Liberazione del 17/03/2009</p>
<p><a href="http://www.rifondazionemolfetta.info">PRC-Molfetta</a></p>
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		<title>rifiuti</title>
		<link>http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/03/12/rifiuti/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 14:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pareri]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Rifiuti? Il trucco è non produrli di Giorgio Nebbia</p> <p>Il recente volume «Ambiente Italia 2009 &#8211; Rifiuti made in Italy» della Legambiente, pubblicato dalle Edizioni Ambiente di Milano, esamina uno dei principali problemi italiani, anzi mondiali, quello dei rifiuti. Nel 2007-2008 l’opinione pubblica ha «scoperto» che una grande città come Napoli era soffocata dai sacchetti di pattume, che intorno ai rifiuti circolano proposte di impianti inquinanti e attività criminali, che processioni di camion pieni <p>Continua a leggere <a href="http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/03/12/rifiuti/">rifiuti</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Rifiuti? Il trucco è non produrli</em><br />
di Giorgio Nebbia</p>
<blockquote><p>Il recente volume «Ambiente Italia 2009 &#8211; Rifiuti made in Italy» della Legambiente, pubblicato dalle Edizioni Ambiente di Milano, esamina uno dei principali problemi italiani, anzi mondiali, quello dei rifiuti. Nel 2007-2008 l’opinione pubblica ha «scoperto» che una grande città come Napoli era soffocata dai sacchetti di pattume, che intorno ai rifiuti circolano proposte di impianti inquinanti e attività criminali, che processioni di camion pieni di rifiuti viaggiano da un capo all’altro d’Italia alla ricerca di un inceneritore o di una cava in cui seppellirli.<br />
Quando si parla di rifiuti il pensiero va subito ai «sacchetti» pieni di immondizia, cioè ai rifiuti solidi urbani, che sono poco meno di 40 milioni di tonnellate all’anno, rispetto ai circa 150 milioni di tonnellate annue di rifiuti totali. I rifiuti solidi urbani sono smaltiti in quattro modi: incenerimento; discariche; riciclo con recupero di materiali e illegalmente. I rifiuti sono i residui, non solo solidi, ma anche liquidi e gassosi, della trasformazione e dell’uso delle tante merci che entrano nelle case, nelle fabbriche, nei negozi, nei cantieri, che circolano sulle strade. Le merci non sono «consumate», come si crede, ma «usate» per un tempo più o meno lungo e, alla fine, buttate via o immobilizzate negli edifici e nel territorio.<br />
Ineliminabli i residui &#8211; Siamo di fronte ad una frenetica circolazione di materia che va dai campi e dalle miniere o viene importata, viene trasformata in innumerevoli fabbriche e processi (in ciascuno dei quali si formano rifiuti) e i prodotti trasformati entrano in altri processi o arrivano nei negozi (e anche in questi passaggi si formano rifiuti) e infine arrivano nelle abitazioni o negli uffici e si trasformano in altri rifiuti ancora.<br />
Una parte dei rifiuti urbani finisce negli inceneritori che bruciano la parte combustibile (carta, plastica, residui di alimenti, gomma eccetera) con tante varianti: si va dagli inceneritori promossi a termovalorizzatori quando il calore liberato dalla combustione è venduto o trasformato in elettricità vendibile (con formazione del 30 percento di ceneri da smaltire comunque in discarica), e si arriva a impianti di pirolisi, torce al plasma, dissociazione molecolare o simili che molti inventori propongono agli amministratori pubblici sperando di mettere a tacere la contestazione ecologica nei confronti degli «inceneritori», ma che comunque fanno sempre finire in cenere i rifiuti.<span id="more-366"></span><br />
Lo smaltimento illegale, infine, va dal materiale buttato all’angolo di una strada o in un campo dai singoli cittadini, alla fiorente industria criminale di chi raccoglie i rifiuti e li smaltisce in cave abusive o in inceneritori inquinanti, in cambio di un lauto compenso che, per il detentore dei rifiuti, è comunque minore di quello che spenderebbe se smaltisse i suoi rifiuti legalmente. Qualsiasi processo di smaltimento, anche legale, anche «scientifico», ha effetti negativi sull’ambiente sotto forma di fumi o liquami che percolano attraverso le discariche. Certamente la soluzione «meno dannosa» consiste nel separare le materie che possono essere riciclate e ritrasformate in altri materiali commerciali.<br />
Ma anche qui va ricordato che ogni processo di riciclo comporta la formazione di scorie: da un chilo di carta si può ottenere soltanto meno di un chilo di nuova carta o cartone e la differenza è un fango contenente tutto quello che era presente nella carta usata, differente dalla cellulosa. Purtroppo questa è la legge della conservazione della massa: tutto quello che entra in un processo, da qualche parte esce modificato in peggio; il principio che si possa arrivare a «zero rifiuti» è un efficace slogan contraddetto dalla fisica e dalla chimica.<br />
Una proposta non sovversiva &#8211; Tutto quello che si può fare è mobilitare i migliori ingegni di un Paese alla ricerca di processi che davvero abbiano il minimo effetto negativo per l’ambiente. A questo fine bisogna sapere con che cosa si ha a che fare. Mancano attendibili informazioni sul metabolismo &#8211; del «cibo» fisico della vita materiale quotidiana costituito dalle merci acquistate e usate fino alla formazione dei rifiuti &#8211; delle famiglie, delle città, delle stesse industrie, di ciascuno Stato.<br />
Anche nella raccolta differenziata dei rifiuti, che molte volonterose famiglie già praticano, finiscono insieme materiali eterogenei che difficilmente le industrie del riciclo possono trasformare in nuove merci utili perché sono contaminati da sostanze estranee; gli oggetti di plastica sono costituiti da diecine di differenti miscele di differenti polimeri addizionati con differenti colori, stabilizzanti, vernici. Secondo il mio modesto parere la soluzione può essere rappresentata da leggi merceologiche che stabiliscano la qualità e composizione degli oggetti non solo sulla base della massima utilità per gli acquirenti, ma in vista del destino delle merci stesse una volta usate.<br />
Così formulata sembra una proposta sovversiva: in un libero mercato; chi può dire ad un fabbricante come deve essere fatta la sua bottiglia di plastica o di vetro o che cosa «non» deve addizionare alla carta ? Però, a ben pensarci, gli Stati già adesso emanano continuamente leggi merceologiche: come devono essere fatti una automobile o il burro, per danneggiare meno il consumatore. Il passo successivo consiste nell’estendere tali norme al destino delle merci dopo l’uso, se si vuole uscire dalle continue trappole di discariche e inceneritori inquinanti e se si vuole mettere fine alla criminalità che prospera sullo smaltimento illegale dei rifiuti.</p></blockquote>
<p>10/3/2009</p>
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		<title>interpellanza consiliare su antenne per la telefonia mobile</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 09:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Porta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[pareri]]></category>
		<category><![CDATA[antenne]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato stampa]]></category>

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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premesso che<br />
il fenomeno dell&#8217;elettrosmog ha rappresentato in questi ultimi anni, almeno a partire dal biennio 2001-2002, uno dei problemi più sentiti dalla popolazione e per il territorio del Comune di<strong> Molfetta</strong>, su cui insistono 40 (quaranta) impianti tra quelli di telefonia cellulare e delle emittenti radio;<br />
con parere del Dirigente del Settore Territorio del 29/06/2001 si dava autorizzazione all&#8217;installazione di un impianto di telefonia cellulare sul lastrico solare del condominio di via Martiri di Via Fani n. 5/E, e con atto n. 7043 del 26707/2001 si dava conseguente permesso di costruire;<br />
l&#8217;installazione di detto impianto procurava notevoli dispute tra il gestore Alcatel-Wind e condomini nonché tra Comune e gestore;<br />
il Regolamento comunale per l&#8217;installazione, la modifica e l&#8217;adeguamento delle stazioni radio base per la telefonia cellulare e le emittenti radiotelevisive, approvato con Delibera del Consiglio Comunale n. 70 del 31/01/2002, stabilisce all&#8217;art. 1, comma 3 che princìpi fondamentali del Regolamento sono &lt;&lt;il principio di precauzione&gt;&gt; e &lt;&lt;il principio di cautela e di minimizzazione dell&#8217;esposizione&gt;&gt;;<br />
in seguito ad approvazione del Regolamento comunale e alle aumentate richieste di installazione di impianti da parte degli operatori di telefonia, a partire dall&#8217;anno 2001-2002, nonché della dichiarazione di illegittimità costituzionale del Decreto &#8220;Gasparri&#8221; (D.Lgs 4 settembre 2002, n.198) l&#8217;Amministrazione comunale ha perseguito con il Piano delle antenne una politica di concertazione e coordinamento tra Ente locale, Asl, Ispesl e gestori degli impianti nonché portatori di interessi diffusi costitutiti in associazioni e comitati, tesa a delocalizzare il più possibile gli impianti dal centro urbano abitato; tale politica di concertazione ha comportato la concessione in locazione di siti comunali richiesti dagli operatori di telefonia mobile, demandando al Dirigente del Settore Territorio l&#8217;individuazione di tali siti;<br />
con Delibera di Giunta Comunale n. 65 del 13/02/2008 avente ad oggetto &lt;&lt;Atto di transazione Comune di <strong>Molfetta</strong>/Wind Telecomunicazioni SPA. Presa d&#8217;atto&gt;&gt;<br />
- &lt;&lt;la Wind Telecomunicazioni S.p.A., prendeva atto della nuova proposta fatta dall&#8217;Amministrazione Comunale di allocare gli impianti di telefonia mobile sulla struttura portantenne da costruirsi in proprio su apposito sito comunale (ubicato nei pressi del costruendo campo sportivo &#8211; zona 167) da parte della Pubblicity Agency s.r.l. Unipersonale;<br />
- la soluzione in parola, avrebbe comportato la rimozione della torre faro di proprietà della H3G ed insistente al centro del costruendo campo sportivo, ove la stessa aveva posizionato i propri impianti di trasmissione di telefonia mobile, e la rimozione dell&#8217;impianto di Wind Telecomunicazioni S.p.A. siti in via Martiri di via Fani, così definitivamente razionalizzando l&#8217;ubicazione dei detti impianti agli obiettivi di legge e comunali, di sanità pubblica e di tutela del pubblico interesse; <span id="more-351"></span><br />
con lettera di intenti del 20.01.2006, la Wind Telecomunicazioni S.p.A. ed il Comune di <strong>Molfetta</strong> [...] concordavano, tra gli altri obiettivi posti nel medesimo accordo, di rimuovere l&#8217;impianto di telefonia mobile ubicato in via Martiri di via Fani, alla contestuale concessione, da parte del Comune, di altre aree comunali con la relativa autorizzazione al loro impiego per l&#8217;installazione e attivazione di impianti<br />
di telefonia mobile;<br />
in data 29.01.2007 il Comune di <strong>Molfetta</strong>, concedeva in locazione, alla Publicity Agency s.r.l., il suolo ubicato in <strong>Molfetta</strong> nei pressi dell&#8217;erigendo campo sportivo in<br />
zona 167, concesso al fine esclusivo di costruire, a propria cura e spese, un traliccio<br />
portantenne da utilizzarsi per la allocazione, tra gli altri, degli impianti di<br />
trasmissione di telefonia mobile presenti sia all&#8217;interno dell&#8217;erigendo campo sportivo<br />
in zona 167 (H3G) sia quelli di via Martiri di via Fani (Wind);<br />
considerata, l&#8217;esigenza di rimuovere la torre faro di proprietà di H3G ubicata nella<br />
zona interna del costruendo campo sportivo, quest&#8217;ultima colpita da ordine di<br />
rimozione e di sgombro dell&#8217;Amministrazione, e preso atto della disponibilità della<br />
ditta proprietaria del manufatto (Publicity Agency s.r.l.) alla allocazione dei detti<br />
impianti, veniva stralciata la posizione della società H3G, autorizzandola a<br />
concordare privatamente e a stipulare apposito contratto di locazione con la<br />
Publicity Agency s.r.l.;&gt;&gt;<br />
considerato che<br />
alla data odierna risulta ancora sospesa la domanda del gestore Alcatel-Wind, presentata in data 10/07/2006, di installazione di un nuovo impianto di telefonia presso il nuovo e costruendo campo sportivo della zona 167;<br />
l&#8217;installazione di questa nuova postazione renderebbe possibile trasferire l&#8217;impianto installato sul lastrico solare del condominio di via Martiri di Via Fani 5/E e consentirebbe quindi la sua definitiva dismissione;<br />
alla data odierna risulta installata presso il nuovo e costruendo campo sportivo della zona 167 un impianto di telefonia mobile del gestore H3G, con parere favorevole del Dirigente Settore Territorio del 30/04/2002 e conseguente permesso di costruire n. 7728 del 14/01/2003);<br />
alla data odierna le antenne e gli impianti di telefonia mobile installati su siti comunali concessi in locazione, con relativo canone d&#8217;affitto e quindi di indubbia positività per le casse comunali, ammontano al numero di 12 (dodici);<br />
tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto consigliere comunale interpella l&#8217;Amministrazione Comunale per sapere:<br />
1. per quali motivi non si sia stata data applicazione ai deliberati della Delibera di Giunta Comunale n. 65 del 13/02/2008 avente ad oggetto &lt;&lt;Atto di transazione Comune di <strong>Molfetta</strong>/Wind Telecomunicazioni SPA. Presa d&#8217;atto&gt;&gt; e sia ancora sospesa la domanda di installazione del gestore Alcatel-Wind presso il campo sportivo della zona 167;<br />
2. quali siano gli impedimenti a un&#8217;eventuale installazione dell&#8217;impianto del gestore Alcatel-Wind presso il nuovo e costruendo campo sportivo della zona 167 in &#8220;coabitazione&#8221; con l&#8217;impianto del getsore H3G ovvero in modalità &#8220;Cosyting&#8221;, analogamente a quanto avviene ad esempio per le antenne del gestore Vodafone, H3G e Società 3 Lettronica Industriale S.p.a. presso il Cimitero e il Campo sportivo &#8220;P.Poli&#8221; oppure per le antenne H3G, Tim e Società 3 Lettronica Industriale S.p.a. presso l&#8217;ex Mercatto ortofrutticolo in via Balice;<br />
3. se ci siano clausole dei contratti stipulati di locazione di siti e/o immobili comunali a beneficio di operatori di telefonia mobile che consentano all&#8217;Ente comunale di richiedere agli operatori locatori di concedere ad altri operatori qualsivoglia diritto di utilizzazione delle restanti parti dell&#8217;immobile oggetto del contratto e, in subordine, se un rifiuto di ulteriori installazioni da parte di altri operatori potrebbe comportare la decadenza del contratto stipulato;<br />
4. quali siano gli impedimenti affinché l&#8217;Amministrazione prosegua la linea della politica della concertazione con i gestori, dando mandato agli uffici competenti per l&#8217;individuazione nei prossimi 30 giorni di eventuali altri siti comunali su cui delocalizzare l&#8217;antenna di via Martiri di via Fani 5/E e proponendo così al gestore Alcatel-Wind uno schema di contratto di locazione e la sua approvazione nei prossimi 90 giorni.<br />
5. quali siano, in definitiva, gli intendimenti a breve termine dell&#8217;Amministrazione per la risoluzione dell&#8217;annoso problema dell&#8217;impianto di telefonia installato sul lastrico solare del condominio di via Martiri di Via Fani 5/E.<br />
Auspicando chiari e celeri riscontri alle domande, si richiede risposta scritta e orale in Consiglio Comunale e che la presente venga inserita all&#8217;o.d.g. nella prima seduta consiliare utile.<br />
Il consigliere<br />
Giovanni Porta</p>
<p><a href="http://www.rifondazionemolfetta.info">PRC-Molfetta</a></p>
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		<title>intervista al Sen. Ignazio Marino</title>
		<link>http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/03/07/intervista-al-sen-ignazio-marino/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 14:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pareri]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Bioetica, si parta dalla Convenzione di Oviedo&#8221; intervista al Sen. Ignazio Marino, PD commissione Sanità, pubblicata su Liberazione del 7 marzo 2009</p> <p>Si trattava di una questione di forma che di fatto rendeva inapplicabile il testamento biologico. Ora, eliminato questo ostacolo, nel testo Calabrò resta però tutta la questione sostanziale. E cioè il fatto che un medico che acconsenta alla volontà del paziente di mettere fine alla propria assistenza e che quindi acconsenta alla <p>Continua a leggere <a href="http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/03/07/intervista-al-sen-ignazio-marino/">intervista al Sen. Ignazio Marino</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Bioetica, si parta dalla Convenzione di Oviedo&#8221;<br />
intervista al Sen. Ignazio Marino, PD commissione Sanità, pubblicata su Liberazione del 7 marzo 2009</p>
<blockquote><p>Si trattava di una questione di forma che di fatto rendeva inapplicabile il testamento biologico. Ora, eliminato questo ostacolo, nel testo Calabrò resta però tutta la questione sostanziale. E cioè il fatto che un medico che acconsenta alla volontà del paziente di mettere fine alla propria assistenza e che quindi acconsenta alla fine naturale della vita sia di fatto esposto ad un reato penale. Pensiamo alla situazione di Pier Giorgio Welby: Mario Riccio, il medico che l&#8217;ha assistito e che ha assecondato la sua volontà di morire, sarebbe un criminale se il testo Calabrò fosse stata legge. Il Pdl risponde dicendo che sono io a non comprendere che invece la loro proposta non impedisce al medico di comportarsi come ha fatto Riccio. Allora io dico: benissimo, se così è, togliamoci dall&#8217;impasse e accettate di scrivere all&#8217;articolo 1 che il punto di riferimento è il consenso informato del paziente, cioè che ognuno può decidere di esprimere un dissenso alla terapia in ogni momento, come stabilisce la convenzione di Oviedo recepita in Italia con la legge 145 del 2001.</p>
<p><em>Il Pdl dice che il consenso informato c&#8217;è già nella proposta Calabrò.</em><br />
Se a me e a molti viene il dubbio che di fatto la legge esponga i medici e i cittadini ad una conflittualità che può finire in tribunale e se il Pdl mi dà ragione sul fatto che invece non debba essere così, allora perché non inserire il riferimento alla convenzione di Oviedo? Da lì poi comincia la vera discussione, anche perché resta lo spinoso capitolo su idratazione e nutrizione che il testo Calabrò non definisce più come trattamenti sanitari e li sottrae alla libera scelta della persona.</p>
<p><em>Il problema sta solo nel difficile, se non impossibile, dialogo con il Pdl o anche nel Pd ci sono ancora questioni irrisolte tra laici e cattolici sul testamento biologico?</em><br />
La linea del partito è stata definita in modo molto chiaro dalla presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. La proposta di legge del Pdl, così com&#8217;è, è anticostituzionale: si è passati dall&#8217;obiettivo di dare ai cittadini una possibilità di scelta anche quando non potevano più scegliere ad una legge che invece toglie la libertà di scelta anche a chi può ancora decidere.<br />
<span id="more-298"></span><br />
<em>Pensa che Rutelli tornerà alla carica con la sua &#8220;terza via&#8221; tanto apprezzata dal Pdl?</em><br />
Non ho parlato con Rutelli.</p>
<p><em>Lei ha minacciato l&#8217;ostruzionismo in commissione, se il Pdl non darà chiari segnali di disponibilità al confronto. La battaglia si sposterà quindi direttamente in Aula?</em><br />
Teoricamente è possibile. Dipenderà dall&#8217;impegno di tutta l&#8217;opposizione e dalla disponibilità della destra. Se deciderà di fare chiarezza e di inserire il riferimento a Oviedo nell&#8217;articolo 1, decadrà ogni necessità di fare ostruzionismo. Sennò io, per quanto mi riguarda, considererò il tutto una mancata occasione e farò ostruzionismo.</p>
<p><em>E nel caso bisognerà vedere quanti la seguiranno nel Pd.</em><br />
Devo dire che traggo molta forza dal sito &#8211; <a href="http://www.appellotestamentobiologico.it">www.appellotestamentobiologico.it</a> &#8211; che ho messo su con persone dai percorsi molto diversi tra loro, da Marcello Lippi e Luciana Littizzetto, Eugenio Scalfari. In poche settimane, abbiamo contato 250mila adesioni da parte di cittadini che con nome e cognome ci hanno espresso i loro pensieri, hanno dichiarato il loro appoggio al mio disegno di legge in materia, totalmente ignorato dalla destra che non pensa ad una legge utile ai cittadini, bensì ad un provvedimento che porti una bandiera ideologica.</p>
<p><em>Ritiene probabili ricorsi alla Corte Costituzionale se il testo Calabrò diventasse legge?</em><br />
Credo sia inevitabile, ce ne saranno migliaia di persone in situazioni tali da ricorrere alla Consulta.</p>
<p><em>Sarebbe stato meglio non legiferare su questo tema, come proponeva Panebianco sul Corsera, indicando che negli ospedali italiani si staccano spine ogni giorno senza che l&#8217;opinione pubblica lo sappia?</em><br />
Non so se si staccano spine, ma io sogno un paese dove non si dica &#8220;facciamo all&#8217;italiana&#8221;.</p>
<p><em>Di Pietro, che pensa al referendum abrogativo, corre troppo?</em><br />
In questo momento bisogna impegnarsi per fare una legge applicabile, utile e che difenda la libertà di scelta. Poi è chiaro che, se non ci si riesce, si indagheranno tutte le altre strade.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.rifondazionemolfetta.info">PRC-Molfetta</a></p>
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		<title>interrogazione consiliare su patrocinio del comune a manifestazione politica</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 08:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Porta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pareri]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Premesso che sabato 28 febbraio 2009 alle 18 presso la sala &#8220;Finocchiaro&#8221; della Fabbrica di San Domenico a Molfetta avrà luogo l&#8217;incontro-convegno dal titolo 2Stalking. La persecuzione diventa reato. Parliamone&#8221;; tale incontro sarà moderato da Annacora Azzollini in qualità di coordinatrice Azzurro Donna di Molfetta; le informazioni appena citate si ricavano, oltre che dai comunicati stampa pubblicati sui principali giornali locali online, anche da manifesti affissi sulle plance pubbliche per le vie della città; <p>Continua a leggere <a href="http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/03/04/interrogazione-consiliare-su-patrocinio-del-comune-a-manifestazione-politica/">interrogazione consiliare su patrocinio del comune a manifestazione politica</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Premesso che<br />
sabato 28 febbraio 2009 alle 18 presso la sala &#8220;Finocchiaro&#8221; della Fabbrica di San Domenico a <strong>Molfetta</strong> avrà luogo l&#8217;incontro-convegno dal titolo 2Stalking. La persecuzione diventa reato. Parliamone&#8221;;<br />
tale incontro sarà moderato da Annacora Azzollini in qualità di coordinatrice Azzurro Donna di <strong>Molfetta</strong>;<br />
le informazioni appena citate si ricavano, oltre che dai comunicati stampa pubblicati sui principali giornali locali online, anche da manifesti affissi sulle plance pubbliche per le vie della città;<br />
tali manifesti risultano affissi negli spazi riservati ai manifesti dell&#8217;Amministrazione Comunale per pubblicizzare sue iniziative nonché avvisi, comunicazioni, convocazioni di sedute di Consiglio comunale ovvero ogni iniziativa a carattere istituzionale dell&#8217;Ente ovvero manifestazioni patrocinate dall&#8217;Ente;<br />
su tali manifesti campeggia in alto a sinistra il logo dell&#8217;organizzazione Azzurro Donna mentre in alto a destra campeggia il logo del Comune di <strong>Molfetta</strong>;<br />
dalla impostazione grafica del manifesto risultano organizzatori dell&#8217;iniziativa del 28 febbraio sia l&#8217;organizzazione Azzurro Donna che il Comune di <strong>Molfetta</strong>, non recando il manifesto la formula tipicamente utilizzata in caso di patrocinio da parte dell&#8217;Ente comunale (ovvero<br />
&lt;&lt;l&#8217;associazione X organizza l&#8217;evento Y con il patrocinio del Comune di <strong>Molfetta</strong>);<br />
considerato che l&#8217;art. 72 &#8211; &#8220;Forza Italia Azzurro Donna&#8221; dello Statuto di Forza Italia, approvato dalla Assemblea Nazionale a Milano il 18 gennaio 1997 e con le modifiche apportate dal Consiglio Nazionale del 4 luglio 1997, del 20/21 febbraio 1998, dal Congresso Nazionale del 16/18 aprile 1998, dal Consiglio Nazionale del 20 luglio 1998 e dal Congresso Nazionale del 27/28/29 maggio 2004 e pubblicato sul sito web ufficiale del movimento,<br />
http://www.forzaitalia.it/speciali/statutoforzaitalia04.pdf, recita: &lt;&lt;Le socie del Movimento possono partecipare alle attività di Forza Italia Azzurro Donna attraverso le articolazioni regionali e locali, secondo quanto previsto dal presente Statuto e dai Regolamenti. Forza Italia<br />
Azzurro Donna promuove e valorizza la partecipazione della donna alla politica e ne approfondisce le problematiche.<span id="more-348"></span> Coordina e promuove l&#8217;attività legislativa, politica ed organizzativa nelle materie che toccano &#8220;il mondo delle donne &#8220;. Ad essa fanno riferimento<br />
coloro che si occupano della materia, in ambito nazionale, parlamentare, locale, nell&#8217;organizzazione, nei dipartimenti, negli incarichi istituzionali esterni&gt;&gt;;</p>
<p>l&#8217;art. 72 &#8211; &#8220;Forza Italia Azzurro Donna&#8221; è inserito nella Parte 10^ dello Statuto di Forza Italia, intitolato le &#8220;Organizzazioni interne al movimento&#8221;;</p>
<p>l&#8217;organizzazione Forza Italia Azzurro Donna, al pari delle organizzazioni Forza Italia &#8211; Giovani per la Libertà e Forza Italia Seniores, fa parte a tutti gli effetti del Movimento Politico Forza Italia;<br />
ricordare la composizione nonché la provenienza partitica dell&#8217;attuale maggioranza consiliare, dei componenti della giunta comunale nonché del Sindaco risulta operazione a tal proposito superflua;<br />
tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto consigliere comunale interroga l&#8217;Amministrazione Comunale per sapere:<br />
1. se il logo Azzurro Donna comparso sugli organi di informazione locali e soprattutto sui manifesti pubblici affissi sulle plance comunali corrisponde al logo dell&#8217;organizzazione Forza Italia Azzurro Donna, nella sua articolazione locale, o si tratta solo di una singolare quanto stupefacente coincidenza dei nomi delle organizzazioni;<br />
2. qualora non si tratti di una coincidenza se, nel caso in questione Azzurro Donna (articolazione locale di <strong>Molfetta</strong>) sia la stessa organizzazione interna al Movimento Politico Forza Italia, come da art. 72 dello Statuto di questa forza politica, l&#8217;Amministrazione comunale fosse al corrente dell&#8217;utilizzo del logo del Comune di Molfetta per la<br />
pubblicizzazione dell&#8217;iniziativa-convegno del 28 febbraio 2009;<br />
3. se l&#8217;Amministrazione comunale non sia al corrente dell&#8217;utilizzo del logo del Comune di <strong>Molfetta</strong> per la pubblicizzazione dell&#8217;iniziativa-convegno del 28 febbraio 2009 né abbia autorizzato alcun suo utilizzo, quali azioni intende intraprendere per far fronte all&#8217;indebito utilizzo tramite manifesti affissi e comunicati stampa;<br />
4. nel caso, invece, l&#8217;Amministrazione comunale sia al corrente dell&#8217;utilizzo del logo del Comune di <strong>Molfetta</strong>, chi e a che titolo ha concesso l&#8217;utilizzo di un logo istituzionale in occasione dell&#8217;organizzazione di una iniziativa da parte di una forza politica;<br />
5. se l&#8217;utilizzo del logo istituzionale del Comune di <strong>Molfetta</strong> nel manifesto pubblico di annuncio della iniziativa-convegno, appaiato a quello di Azzurro Donna abbia comportato un eventuale patrocinio materiale e/o morale (di certo, non meno grave) da parte dell&#8217;Ente comunale;<br />
6. se l&#8217;utilizzo delle plance di affissione riservate alla comunicazione istituzionale del Comune non rappresenti un indebito sostegno per una iniziativa distintamente caratterizzata dalla parzialità di una forza politica.<br />
Auspicando chiari e celeri riscontri alle domande, si richiede risposta scritta e orale in Consiglio Comunale e che la presente venga inserita all&#8217;o.d.g. nella prima seduta consiliare utile.<br />
Il consigliere<br />
Giovanni Porta</p>
<p><a href="http://www.rifondazionemolfetta.info">PRC-Molfetta</a></p>
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		<title>interrogazione consiliare sui palazzetti dello sport</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 08:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Porta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pareri]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Premesso che con le Delibere di Giunta Comunale n. 350 del 05/08/2004 avente ad oggetto l&#8217;&#60;&#8221;Affidamento in gestione ed uso del palazzetto dello sport di via Giovinazzo alla F.I.Te.T. Nazionale&#62;&#8221; e n. 498 del 16/12/2004 avente ad oggetto l&#8217;&#60;&#8221;Affidamento in gestione ed uso del Palazzetto dello Sport &#8220;Cap.G.Poli&#8221; al Consorzio di Associazioni sportive denominato &#8220;PALAPOLI&#8221;. Approvazione schema di convenzione&#62;&#62; : si affidava alla Federazione Italiana Tennistavolo (F.I.Te.T.) la gestione ed uso, del palazzetto dello <p>Continua a leggere <a href="http://www.rifondazionemolfetta.info/2009/03/03/interrogazione-consiliare-sui-palazzetti-dello-sport/">interrogazione consiliare sui palazzetti dello sport</a></p>
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con le Delibere di Giunta Comunale n. 350 del 05/08/2004 avente ad oggetto l&#8217;&lt;&#8221;Affidamento in gestione ed uso del palazzetto dello sport di via Giovinazzo alla F.I.Te.T. Nazionale&gt;&#8221; e n. 498 del 16/12/2004 avente ad oggetto l&#8217;&lt;&#8221;Affidamento in gestione ed uso del Palazzetto dello Sport &#8220;Cap.G.Poli&#8221; al Consorzio di Associazioni sportive denominato &#8220;PALAPOLI&#8221;. Approvazione schema di convenzione&gt;&gt; : si affidava alla Federazione Italiana Tennistavolo (F.I.Te.T.) la gestione ed uso, del palazzetto dello sport di via Giovinazzo e alle società &#8220;Associazione Sportiva Dilettantistica Pallavolo Molfetta&#8221; &#8211; &#8220;Associazione Dilettantistica Nuova Virtus Molfetta&#8221; &#8211; Polisportiva Dilettantistica Libertas Molfetta&#8221;, in forma associata, la gestione ed uso del &#8220;PalaPoli&#8221; per la durata di tre anni;<br />
con tali affidamenti non ci sarebbe stato costi di gestione ordinaria a carico del Comune ad eccezione delle spese di manutenzione straordinaria;<br />
all&#8217;art. 3 di entrambe le convenzioni si stabilisce che si dovranno utilizzare gli impianti in modo corretto e si dovranno osservare tutte le norme di sicurezza, igiene, nonché le disposizioni di legge ed i regolamenti comunali in materia;<br />
all&#8217;art. 5 di entrambe le convenzioni le società affidatarie si impegnano a<br />
&lt;&lt;eseguire l&#8217;ordinaria manutenzione dei locali e degli impianti tecnologici, elettrici, idrico sanitario, di lluminazione&gt;&gt; (comma a);<br />
- &lt;&lt;provvedere alla riparazione delle dotazioni deteriorate&gt;&gt; (comma b);<br />
- &lt;&lt;assumersi gli oneri dei consumi relativi al funzionamento dell&#8217;impianto (acqua, fogna, elettricità, gas, telefono, pulizia intern ed esterna e manutenzione del verde ecc) e volturare i contatori, sollevando il Comune da qualsiasi responsabilità&gt;&gt; (comma e);<br />
- mettere l&#8217;impianto a disposizione delle proprie società affiliate e dei propri tesserati, nonché degli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I. ed operanti nel territorio per consentire lo svolgimento degli allenamenti e dei campionati delle discipline esercitate dalle stesse società affidatarie, negli spazi, nelle giornate e nelle fasce orarie prefissati previa applicazione delle tariffe agevolate (stabilite d&#8217;intesa<br />
con il Comune);<br />
- subordinatamente alla disponibilità di date libere nel calendario d&#8217;uso per le attività delle discipline esercitate dalle società affidatarie, mettere l&#8217;impianto a disposizione delle associazioni praticanti altre discipline sportive riconosciute dal C.O.N.I. per lo svolgimento di eventi agonistici di rilevanza nazionale;<br />
- &lt;&lt;far approvare preventivamente dal Comune le tariffe per l&#8217;uso dell&#8217;impianto, soggette annualmente a revisione secondo gli indici ISTAT, praticando le quote agevolate e/o le esenzioni a favore delle categorie di utenti indicate dal Comune&gt;&gt; (comma l);<br />
con Delibera di Giunta Comunale n. 534 del 30712/2004 avente ad oggetto l&#8217;&lt;&lt;Atto di indirizzo per la concessione in gestione ed uso del Palazzetto dello Sport di Piazza don Sturzo&gt;&gt; si demandava<br />
&lt;&lt;all&#8217;Assessorato allo Sport, per il tramite del Dirigente del Settore LL.PP. e Sport l&#8217;approfondimento e formalizzazione con atto dirigenziale della richiesta avanzata dal presidente della società sportiva &#8220;Hockey Club Molfetta&#8221;&gt;&gt; che chiedeva &lt;&lt;gestione ed uso del suddetto<br />
palazzetto dello sport&gt;&gt;;<br />
considerato che <span id="more-341"></span><br />
nell&#8217;articolo di Giuseppe Facchini, I problemi delle strutture sportive cittadine, in &lt;&lt;l&#8217;Altra Molfetta&gt;&gt;, aprile 2008, pp. 58-59:<br />
- si fa menzione del fatto per cui &lt;&lt;il palazzetto è gestito direttamente<br />
dall&#8217;amministrazione comunale&gt;&gt;;<br />
- si fa menzione della F.I.Te.T. che &lt;&lt;usufruisce del supporto economico delle altre società che utilizzano tale impianto: l&#8217;Azzurro, sempre di tennis tavolo, e l&#8217;Aurea, di ginnastica artistica&gt;&gt;;<br />
- risulta che la parte retrostante del palazzetto funziona impropriamente da deposito dell&#8217;Asm e vede la presenza di &lt;&lt;transenne, rottami d&#8217;auto, container, cassonetti, e<br />
addirittura il vecchio trenino che portava in giro per la villa comunale i più piccoli&gt;&gt;;<br />
nell&#8217;articolo di Pasquale Caputi, Cheng, il cinesino che fa vincere la sqaudra e vive in palazzetto, in &lt;&lt;www.molfettalive.it&gt;&gt;, 3 dicembre 2008, si fa menzione del fatto che &lt;&lt;Cheng Siyaun, diciottenne cinese acquistato da poco più di un mese dalla società molfettese [ASD Circolo Tennistavolo Molfetta n.d.r.] [...] Vive nel palazzetto, in una piccola stanza, con un letto, un computer portatile, una stufa elettrica, un televisore, una lavatrice e l&#8217;essenziale per cucinare&gt;&gt;;<br />
tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto consigliere comunale interroga l&#8217;Amministrazione Comunale per sapere:<br />
1. se alla data odierna le convenzioni tra Comune di <strong>Molfetta</strong> e F.I.Te.T. e tra Comune e consorzio di società sportive denominato &#8220;PalaPoli&#8221;, stipulate a seguito delle Delibere di Giunta Comunale succitate, risultano ancora in essere oppure risultino scadute e a decorrere da quale data, e in caso di convenzioni scadute quali siano gli intendimenti dell&#8217;Amministrazione per il futuro;<br />
2. se eventualmente ci siano state proroghe e/o aggiornamenti delle convenzione di cui trattatasi e, nel caso, a decorrere da quale data;<br />
3. se alla data odierna risultano costi a carico del Comune per la gestione dei palazzetti di Via Giovinazzo e PalaPoli, ad eccezione delle spese di manutenzione straordinaria, e se ci siano state modifiche alla struttura e agli impianti;<br />
4. se gli obblighi della F.I.Te.T. e del consorzio di società sportive denominato &#8220;PalaPoli&#8221;, ai sensi dei commi a), b) ed e) art. 5 delle rispettive convenzioni stipulate, siano stati ottemperati e quali siano state le tariffe agevolate e ordinarie nonché esenzioni per l&#8217;utilizzo degli impianti di via Giovinazzo e PalaPoli approvate preventivamente dal Comune in questi anni, a decorrere dalla data di validità delle convenzioni stipulate, altresì quali siano state le categorie di utenti individuate dal Comune verso cui praticare tariffe agevolate nonché esenzioni;<br />
5. quanti, quali e in che data siano stati, alla data odierna, gli eventi agonistici di rilevanza nazionale organizzati presso gli impianti, messi a disposizione di associazioni praticanti altre discipline sportive riconosciute dal C.O.N.I.;<br />
6. se risulta che la parte retrostante del palazzetto di via Giovinazzo funzioni impropriamente da deposito dell&#8217;Asm e, in caso affermativo, quali iniziative intenda mettere in atto per rimuovere la presenza di quanto impropriamente depositato;<br />
7. se risulta alla data odierna che strutture e/o locali del palazzetto siano adibiti ad abitazione, con eccezione della casa del custode e, in caso affermativo, se ritiene appropriato tale eventuale utilizzo delle strutture ad uso abitativo, secondo quanto stabilito nella convenzione stipulata tra Comune e F.I.Te.T., e qualora si ravvisino violazioni della convenzione come l&#8217;Amministrazione intenda comportarsi;<br />
8. se a seguito della Delibera di Giunta Comunale n. 534 del 30712/2004 è seguito atto dirigenziale di affidamento alla società sportiva &#8220;Hockey Club Molfetta&#8221; di gestione ed uso del Palazzetto dello Sport di Piazza don Sturzo e, in caso negativo, come si intende utilizzare la struttura suddetta.<br />
9. qualora le convenzioni in oggetto siano scadute e non siano state rinnovate, quali siano gli intendimenti dell&#8217;Amministrazione rispetto alla gestione futura dei palazzetti esaminati, in considerazione dei cambiamenti intervenuti in questi tre anni nel panorama sportivo cittadino e per razionalizzare al meglio l&#8217;utilizzo degli spazi a disposizione delle realtà associative sportive cittadine e della cittadinanza.<br />
Auspicando chiari e celeri riscontri alle domande, si richiede risposta scritta e orale in Consiglio Comunale e che la presente venga inserita all&#8217;o.d.g. nella prima seduta consiliare utile.<br />
Il consigliere<br />
Giovanni Porta</p>
<p><a href="http://www.rifondazionemolfetta.info">PRC-Molfetta</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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