Nel Consiglio Comunale di venerdì, 14 maggio, ore 17, si discuterà il Piano di vendita degli immobili comunali di Edilizia Residenziale Pubblica. Grazie alla battaglia di Rifondazione Comunista sarà possibile vendere le case comunali agli inquilini che vorranno acquistarle e a condizioni più vantaggiose.
Il 30 ottobre scorso l’Amministrazione di destra del sindaco Azzollini aveva approvato un Regolamento per l’alienazione delle case comunali tramite bandi di gara all’asta a partire da un prezzo di mercato. Per colpa della Legge 133/2008 del ministro Tremonti si consentiva ai Comuni di vendere immobili per far cassa e riequilibrare i bilanci.
Allora noi di Rifondazione Comunista ci siamo opposti perché ancora una volta per far quadrare i conti si voleva vendere il patrimonio pubblico senza dare garanzie per i più deboli e per la collettività.
Abbiamo perciò presentato il 12 dicembre 2009 un esposto alla Regione Puglia, l’unica istituzione che può autorizzare la vendita delle case comunali, perché richiamasse il Comune di Molfetta al rispetto integrale della Legge 560 del 1993 che regola le “Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”.
Finalmente il Comune di Molfetta si è arreso e quindi venerdì porterà in Consiglio Comunale il Piano di vendita degli immobili ai sensi della Legge 560/1993 come da noi sempre chiesto.
Che dice questa legge, a differenza del Regolamento comunale approvato dall’Amministrazione? Cose molto semplici e a vantaggio degli inquilini:
Chi attualmente è inquilino di case comunali, se non vuole acquistarla, rimane assegnatario a tempo indeterminato (e non per 9 anni come prevedeva il Regolamento comunale, dopo i quali sarebbe stato buttato per strada).
La casa deve essere venduta secondo il valore catastale, e con una riduzione fino al 20% in base all’anzianità dell’immobile, e non secondo il prezzo di mercato che sarebbe stato più alto.
I ricavi della vendita devono essere vincolati per la riqualificazione dei quartieri dove si è venduto e/o per costruire nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica, cosa che il Regolamento comunale non garantiva affatto.
Ancora una volta l’Amministrazione comunale non ha ascoltato i consigli dell’opposizione, infischiandosene delle critiche, imboccando strade sbagliate e cercando di fregare i più deboli. Come spesso accade alla fine è costretta a fare retromarcia e a darci ragione.
Per la prossima volta consigliamo un bagno di umiltà in più, almeno faranno perdere meno tempo alla città.
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