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La crisi economica che sta producendo effetti devastanti sul reddito di migliaia di lavoratori e pensionati, non viene a caso. E’ il frutto di precise politiche finalizzate alla precarizzazione del lavoro e alla compressione dei salari. I lavoratori impoveriti non sono in grado di comprare le merci che producono. Le misure adottate dal governo sono di carattere contingente e del tutto inadeguate anche se paragonate a quelle di altri paesi europei. Il governo Berlusconi
Continua a leggere assemblea cittadina martedì 31 marzo
Pubblichiamo l’interrogazione del consigliere Gianni Porta:
Premesso che le annose questioni legali e giudiziarie che hanno visto contrapposti il Comune di Molfetta, proprietario di un impianto di compostaggio costruito in contrada Torre di Pettine, e l’azienda Mazzitelli, concessionaria dell’impianto, rappresentano un aspetto non secondario del problema della gestione dei rifiuti a Molfetta (nell’arco di quasi un ventennio l’impianto è stato attivo soltanto per alcuni mesi);
nel febbraio 2007 il rappresentante legale della impresa Mazzitelli veniva condannato dalla sezione distaccata molfettese del Tribunale di Trani per reati ambientali ed era sospeso dall’esercizio dell’attività di amministratore di società operanti nel settore dei rifiuti, ed entrambi – rappresentante e azienda – venivano condannati al risarcimento delle parti civili del processo;
i reati ambientali oggetto del processo riguardavano l’illecita gestione di rifiuti speciali ed urbani (deposito incontrollato, discarica abusiva, esercizio in difformità a quanto in autorizzazione) e la realizzazione di scarichi sul suolo ed emissioni in atmosfera non autorizzate e maleodoranti;
con atto notificato all’Ente in data 19/09/2005, l’impresa Mazzitelli ha attivato accesso a giudizio arbitrale per presunte inadempienze contrattuali del Comune di Molfetta, giudizio arbitrale presso cui il Comune si è costituito con determinazioni dirigenziali dell’U.A. Affari Legali n. 122 in data 26/09/2005 e n. 128 del 28/09/2005;
Continua a leggere: interrogazione consiliare sull’impianto di compostaggio
Secondo la Flc, il sindacato scuola della Cgil, potrebbe essere amaro il prossimo anno scolastico, in Puglia, per migliaia di precari. Con i pesanti tagli previsti dal Governo alla scuola, infatti, le ricadute riguarderanno proprio loro: i precari che da anni e anni insegnano e lavorano nelle scuole aspettando la fatidica immissione in ruolo o sperando almeno nella riconferma. Che – secondo la Flc – rischia di non esserci nel 2009/10 per circa 2.500 – 3.000 lavoratori tra docenti e personale Assistente, Tecnico e Collaboratore scolastico (personale ATA).
Dai primi dati, forniti ieri dall’Ufficio Scolastico Regionale Puglia alle organizzazioni sindacali della scuola, il quadro è desolante. Si prevedono 2.838 pensionamenti fra il personale docente, mentre il dato, ancora provvisorio, del personale ATA è di 420 pensionamenti dal prossimo 1 settembre (fonte MIUR). Ma quanti sono i precari in Puglia? Secondo dati forniti dal Ministero i docenti precari (contratto annuale o fino al 30 giugno) sono 7.644 e coprono circa il 12% dei posti in organico. Mentre i precari ATA sono 4.965 pari a circa il 28% dei posti in organico.
Continua a leggere: posti di lavoro a rischio nella scuola in Puglia
La democrazia sindacale e la “comprensione critica di se stessi”
di Pasquale Voza
Sul piano del senso comune, anche (se non soprattutto) in riferimento alle coscienze giovanili, quella che si potrebbe chiamare la cultura diffusa del revisionismo ha finito coll’imporre un Novecento seccamente semplificato e “liberato” della sua reale complessità storica e ridotto ad una sorta di bene culturale e spirituale di cui fruire in un consumo inerte e pacificato, che si può ricondurre ad una nuova forma di “americanismo”, inteso come terreno esemplare di caduta netta di ogni rapporto critico col passato e col presente, e con le forme culturali e ideologiche dell’uno e dell’altro. E ciò, in generale, si sposa bene con l’estetica televisiva imperante, con i suoi codici e il suo linguaggio, con il suo pervasivo potere sovradeterminatore di spettacolarizzazione. Ebbene, ad onta delle generose e insieme acute considerazioni dell’attore Pierfrancesco Favino (presenti nell’intervista rilasciata a “Liberazione” sabato scorso), si deve dire che la fiction televisiva, Pane e libertà , incentrata sulla figura di Giuseppe Di Vittorio, é profondamente connotata da un’epica mèlo, che non ne costituisce solo la cifra stilistica ma ne diventa il vero contenuto (“lo stile é la cosa”, diceva a suo tempo De Sanctis). Continua a leggere: Voza su Giuseppe di Vittorio
Mercoledì 18 MARZO 2009 alle ore 16.00 presso il Palazzo della Provincia di Bari (Via Spalato, 19), si terrà la conferenza “ACQUA IN COMUNE”, organizzata dalla Provincia di Bari e dal Coordinamento regionale pugliese enti locali per la ripubblicizzazione dei servizi idrici.
Ecco il programma.
ore 16.00 Saluti del Presidente della Provincia di Bari
Cav. Dott. Vincenzo DIVELLA
ore 16.15 Coordinamento dei lavori Ass.ra all’Agricoltura, Acque e Parchi Provincia di Bari, Prof. Anna PALADINO
Continua a leggere: Conferenza Acqua in Comune
Questo è il documento diffuso dalla Giunta dell’Unione Camere Penali contro i decreti del governo in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale:
SICUREZZA: EMERGENZA O VOGLIA “D’ORDINE”?
I dati ufficiali diffusi dal Ministero dell’Interno danno conto di una costante e progressiva diminuzione del fenomeno criminale sin dal secondo semestre dell’anno 2007.
Nell’anno 2008 gli omicidi volontari sono al minimo storico, i furti sono diminuiti del 39,72% rispetto all’anno precedente, le rapine del 28,8%, l’usura del 10,4%, la ricettazione del 31,6%, il riciclaggio del 5,8%, le minacce del 22,1%; diminuiti anche estorsioni e danneggiamenti.
Sempre gli stessi dati ci dicono che anche i reati di violenza sessuale sono diminuiti: -8,4%. Non solo, la maggior parte degli “stupri” si consuma entro le mura domestiche: i dati relativi al 2007 ci dicono che il 69,7% è opera di partner, il 17,4% di un conoscente e solo il 6,2% è opera di estranei.
La sicurezza delle persone è dunque oggi maggiormente assicurata rispetto al passato e se un bisogno di sicurezza emerge esso sta nell’assicurare la tutela delle donne dalle offese delle persone a loro più vicine.
EPPURE
* dalla primavera scorsa l’“emergenza sicurezza” occupa pressoché interamente l’agenda del parlamento ed in nome della sicurezza si sono varate, spesso con il beneplacito dell’opposizione, norme, quali l’“aggravante di clandestinità”, di intollerabile eccezionalità rispetto al sistema dei valori costituzionali;
* dalle pagine della stampa uomini politici di più parti, cogliendo a pretesto dolorosi fatti di cronaca, si lanciano in scriteriati attacchi all’indipendenza dei giudici, invocano di sostituirsi ad essi per comminare solo carcere per legge agli indagati, e per legittimare le proprie istanze confondono le carte e deliberatamente promuovono per “certezza” della pena ciò che altro non è che “certezza della anticipazione di una pena” ancora tutta da decidere, sacrificando il valore costituzionale della presunzione di non colpevolezza;
* in nome della sicurezza il governo approva un decreto che rischia di agevolare l’istinto dei cittadini a dar sfogo ad insane voglie di ritorsioni, sminuendo l’operato delle forze dell’ordine, impone la totale privazione della libertà personale degli indagati per pericolosità presunta senza che nessun giudice l’abbia realmente accertata, invoca l’eliminazione delle misure alternative al carcere laddove è noto che esse “disincentivano” la recidiva in misura di gran lunga superiore alla detenzione;
* in nome della sicurezza, il governo chiede oggi ai medici di violare il “giuramento di Ippocrate”; sollecita le vittime di reato a divenire delatori pena la perdita di legittime facoltà; impone ai detenuti il sacrificio di diritti umani elementari; introduce una sorta di schedatura in ragione della “diversità” di chi, per scelta o per necessità, non ha stabile dimora; utilizza norme di dubbia legittimità costituzionale, quali i delitti di apologia e di istigazione, come pericoloso strumento di limitazione del diritto di libera associazione e di libera manifestazione del pensiero.
Continua a leggere: la Giunta dell’Unione Camere Penali su questione sicurezza
ACQUA, AGNOLETTO: FORTE ARRETRAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO IN VISTA DEL FORUM DI ISTANBUL. IL DIAVOLO SI NASCONDE NEI DETTAGLI, MA NEANCHE TANTO.
15 marzo 2006 – Risoluzione del Parlamento europeo sul quarto Forum
mondiale dell’acqua (Città del Messico, 16-22 marzo 2006), estratto:
“1. DICHIARA CHE L’ACQUA È UN BENE COMUNE DELL’UMANITÀ E COME TALE
L’ACCESSO ALL’ACQUA COSTITUISCE UN DIRITTO FONDAMENTALE DELLA PERSONA UMANA; chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a
garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015.”
12 marzo 2009 – Risoluzione del Parlamento europeo sulle risorse idriche in vista del quinto Forum mondiale dell’acqua (Istanbul, 16-22 marzo 2009), estratto:
“1.DICHIARA CHE L’ACQUA è un bene comune dell’umanità e che DOVREBBE
COSTITUIRE UN DIRITTO FONDAMENTALE E UNIVERSALE; chiede che siano
compiuti tutti gli sforzi necessari per garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015;
2. dichiara che l’acqua va proclamata un bene pubblico e posta sotto controllo pubblico, A PRESCINDERE DAL FATTO CHE SIA GESTITA, INTERAMENTE O PARZIALMENTE, DAL SETTORE PRIVATO; Continua a leggere: Agnoletto: Forte arretramento del Parlamento Europeo sul tema dell’acqua
Rifiuti? Il trucco è non produrli
di Giorgio Nebbia
Il recente volume «Ambiente Italia 2009 – Rifiuti made in Italy» della Legambiente, pubblicato dalle Edizioni Ambiente di Milano, esamina uno dei principali problemi italiani, anzi mondiali, quello dei rifiuti. Nel 2007-2008 l’opinione pubblica ha «scoperto» che una grande città come Napoli era soffocata dai sacchetti di pattume, che intorno ai rifiuti circolano proposte di impianti inquinanti e attività criminali, che processioni di camion pieni di rifiuti viaggiano da un capo all’altro d’Italia alla ricerca di un inceneritore o di una cava in cui seppellirli.
Quando si parla di rifiuti il pensiero va subito ai «sacchetti» pieni di immondizia, cioè ai rifiuti solidi urbani, che sono poco meno di 40 milioni di tonnellate all’anno, rispetto ai circa 150 milioni di tonnellate annue di rifiuti totali. I rifiuti solidi urbani sono smaltiti in quattro modi: incenerimento; discariche; riciclo con recupero di materiali e illegalmente. I rifiuti sono i residui, non solo solidi, ma anche liquidi e gassosi, della trasformazione e dell’uso delle tante merci che entrano nelle case, nelle fabbriche, nei negozi, nei cantieri, che circolano sulle strade. Le merci non sono «consumate», come si crede, ma «usate» per un tempo più o meno lungo e, alla fine, buttate via o immobilizzate negli edifici e nel territorio.
Ineliminabli i residui – Siamo di fronte ad una frenetica circolazione di materia che va dai campi e dalle miniere o viene importata, viene trasformata in innumerevoli fabbriche e processi (in ciascuno dei quali si formano rifiuti) e i prodotti trasformati entrano in altri processi o arrivano nei negozi (e anche in questi passaggi si formano rifiuti) e infine arrivano nelle abitazioni o negli uffici e si trasformano in altri rifiuti ancora.
Una parte dei rifiuti urbani finisce negli inceneritori che bruciano la parte combustibile (carta, plastica, residui di alimenti, gomma eccetera) con tante varianti: si va dagli inceneritori promossi a termovalorizzatori quando il calore liberato dalla combustione è venduto o trasformato in elettricità vendibile (con formazione del 30 percento di ceneri da smaltire comunque in discarica), e si arriva a impianti di pirolisi, torce al plasma, dissociazione molecolare o simili che molti inventori propongono agli amministratori pubblici sperando di mettere a tacere la contestazione ecologica nei confronti degli «inceneritori», ma che comunque fanno sempre finire in cenere i rifiuti. Continua a leggere: rifiuti
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