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Il Corriere della Sera intervista il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero sulla proposta lanciata dal governatore della Puglia Nichi Vendola per la creazione di un’ampia coalizione capace di includere anche l’Udc.
Il suo ex compagno di partito Nichi Vendola vi lancia un appello: per le Europee mettiamo da parte le ragioni di bottega e uniamo tutte le forze di sinistra. Che cosa risponde?
No grazie, non saprei come fare la campagna elettorale per un cartello che tiene insieme socialisti, verdi, comunisti. E’ un guazzabuglio, una scorciatoia per essere eletti. Non vorrei essere offensivo ma rilevo lo scarso profilo politico della proposta di Nichi, che mi pare simile a quella del Pd: alla sconfitta si risponde allargando a destra, si fanno coalizioni fumose, eterogenee, rissose che non sconfiggono nessuno. Un pastrocchio
Dividere la sinistra non significa rischiare di sprecare i voti, visto che c’e’ lo sbarramento?
L’obiettivo è il 5 per cento Continua a leggere: intervista del Corriere a Paolo Ferrero
Non so quali siano le “belle letture” del Sindaco Senatore Azzollini e del suo fidato amico a capo del “futuro” nuovo porto di Molfetta…
Evidentemente per dormire sonni tranquilli non dovrebbe leggere il dossier sull’ultimo numero dell’Espresso ( che si può trovare anche online )
Ayaz Erkan, trentaduenne marinaio turco, da più di un mese è in Italia. O meglio di fronte all’Italia, nel porto di Civitavecchia, dove la sua Nesibe è bloccata. È una nave di media stazza, proprietario turco e bandiera cambogiana. Abbandonata dall’armatore, che ha mollato nave ed equipaggio dopo una piccola avaria e non ha pagato neanche il soccorso. Dimenticata dall’industriale che aveva ordinato il carico, tremilacinquecento tonnellate di cemento bianco: nessuno corre a reclamarlo. Affidata alle cure del comandante Ayaz e dei nove uomini dell’equipaggio, prigionieri a bordo. Non sono i soli, di questi tempi. Sparse tra i porti italiani ci sono undici navi abbandonate, carico e ciurma compresi. Vittime del grande gelo dell’economia e dei commerci. Che dai settori più esposti e marginali, come quello della turca Nesibe, si è via via allargato fino a colpire il cuore e il simbolo della globalizzazione: il traffico dei container, le scatole che hanno cambiato il mondo. E che adesso pagano il prezzo della sua crisi: noli crollati, rotte cancellate, giganti dei mari parcheggiati nei porti, scatole vuote nei depositi. Continua a leggere: il Porto che verrà
Non c’è posto per il nucleare di Giorgio Nebbia
pubblicato su Liberazione, 31 gennaio 2009
No, non c’è un futuro per l’energia nucleare in Italia. Non voglio toccare gli aspetti, pur importanti, monetari: quanto costa un chilowattora di elettricità nucleare? costa più o meno di quello da fonti fossili ? Chi si occupa di conti sa quanto siano fallaci i conti dei costi dell’energia, comunque si giri appare che l’elettricità nucleare non è conveniente economicamente, in termini di soldi. Non sto neanche a toccare l’argomento, pur importante, di quanto uranio c’è nel mondo o quanto costa, argomento su cui in tanti si esercitano, alcuni concludendo che ce n’è poco, altri sostenendo che ce n’è per secoli.
Ci sono invece due motivi importanti contro il nucleare. Supponiamo anche che un governo decida di avviare un programma di costruzione di centrali nucleari, di qualsiasi tipo, anche di quelle cosiddette di terza generazione — ce ne sono due in costruzione, una in Finlandia, una in Francia, già afflitte da difficoltà tecniche e ritardi e aumenti di costi — “supersicure”, blindate dentro contenitori spessi metri e metri di cemento armato. Dove le mettiamo in Italia ?
Ai tempi della prima frenesia governativa per il nucleare, negli anni settanta e ottanta del Novecento, si vide che non c’è nessun posto in Italia in cui una centrale nucleare possa essere installata nel rispetto dei vincoli di sicurezza imposti dalle norme internazionali. Occorre una grande massa di acqua di raffreddamento: la centrale finlandese deve pompare, per il raffreddamento delle turbine, circa 65 metri cubi al secondo (la portata di un fiume medio italiano) di acqua che ritorna, scaldata, nel mare, e deve produrre acqua distillata per dissalazione dell’ acqua di mare per l’alimentazione delle caldaie.
Occorre una adeguata distanza, almeno una quindicina di chilometri, da centri abitati, strade di grande comunicazione, ferrovie, aeroporti, installazioni militari, industrie pericolose, eccetera. Una centrale nucleare deve essere collocata su una struttura geologica priva di rischi di terremoti e non franosa (in Finlandia la centrale di terza generazione è in costruzione su un promontorio di granito). Occorre un coinvolgimento delle comunità locali; non basta invocare il segreto di stato sulla localizzazione o promettere di mandare l’esercito a bloccare le eventuali proteste; occorre comunque procedere ad espropri e a modifiche di piani regolatori locali e aprire cantieri e movimentare per terra e per mare milioni di tonnellate di cemento, acciaio, macchinari.
Continua a leggere: centrali nucleari all’italiana
Pubblichiamo il comunicato stampa del coordinamento regionale pugliese del Partito della Rifondazione Comunista:
L’ ACQUA E’ UN BENE PUBBLICO E NON PUO’ AVERE PADRONI
Apprendiamo che un consigliere regionale, esponente del partito democratico, ha presentato una mozione che, qualora passasse, porterebbe le imprese private nella proprieta’ dell’ acquedotto pugliese.
Cio’ e’ inaccettabile:
l’ acqua e’ un bene comune primario, fonte di vita, diritto inalienabile.
La difesa dell’ acqua
Continua a leggere l’acqua è un bene pubblico
Il parere di Paolo Ferrero su testamento biologico, legge sul fine vita…
PRC-Molfetta
Guardiamo qualche dato sul lavoro nella nostra Puglia e in altre regioni europee:
BRUXELLES – Tra le dodici regioni europee con il più alto tasso di disoccupazione giovanile, sei sono del sud Italia. É quanto rileva Eurostat, l’ufficio europeo di statistica, in una tabella relativa al 2007. La Sicilia con un tasso del 37,2% di giovani dai 15 ai 24 anni senza lavoro si piazza subito dopo le tre regioni francesi d’oltremare Guadalupa (55,7%), Reunion (50%) e Martinica (47,8%). Continua a leggere: disoccupazione in Puglia
Pubblichiamo il comunicato stampa che annuncia la conferenza stampa della FLAI-CGIL a Molfetta.
IL 24 FEBBRAIO CONFERENZA STAMPA DELLA FLAI-CGIL A MOLFETTA SUL GRUPPO FLORICOLO CICCOLELLA
Si svolgerà il prossimo 24 febbraio alle ore 17 presso la sede della Lega Flai Pesca in via Piazza 15 a Molfetta la conferenza stampa della Flai-Cgil sullo stato delle relazioni sindacali e sulle condizioni di lavoro all’interno dell’azienda floricola Ciccolella.
Da anni la Ciccolella è al centro di una difficile e spinosa vertenza sindacale ad opera della Flai per il rispetto dei diritti dei lavoratori in essa impiegati.
Ad oggi, però, l’azienda ha risposto escludendo la Flai da ogni tavolo di confronto sindacale, stipulando accordi che derogavano dal contratto nazionale con le altre Organizzazioni sindacali e ignorando sistematicamente le richieste d’incontro che la Flai a tutti i suoi livelli ha avanzato per affrontare questioni contrattuali e di sicurezza nei posti di lavoro.
Continua a leggere: a Molfetta la conferenza stampa della Flai-Cgil
Riporto la lettera aperta firmata dal segretario nazionale della FLAI-CGIL, Salvatore LoBalbo, pubblicata sul Corriere del Sud:
Nella mattinata del 16 febbraio abbiamo ricevuto un telegramma, con cui la Floricola Ciccolella ci comunicava, inaspettatamente, il rinvio a data da destinarsi dell’incontro con la Flai nazionale, programmato prima telefonicamente e poi con comunicazione scritta dello stesso Gruppo il 19 gennaio di quest’anno.
Tale incontro scaturiva dalle nostre innumerevoli richieste, a cui, gentilmente, il signor Corrado Ciccolella rispondeva il 9 dicembre 2008, dichiarando la “disponibilità ad intrattenere sempre ottimi rapporti con le Organizzazioni Sindacali”.
E’ utile ricordare che la Flai nazionale ha sempre tenuto a precisare, nel corso delle telefonate, che questo primo contatto col Gruppo era a carattere informale, poiché i normali incontri sindacali avrebbero previsto la partecipazione delle strutture territoriali e dei delegati sindacali aziendali.
Si giungeva con estrema fatica a programmare questo incontro, mentre la Direzione del gruppo Ciccolella continuava, imperturbabilmente, a :
- escludere la Flai da ogni tavolo di confronto nazionale;
- a stipulare con Fai e Uila accordi che derogavano dal contratto nazionale,peggiorando per i lavoratori i trattamenti contrattuali;
- procedere con atti e iniziative intimidatorie nei confronti dei lavoratori iscritti alla Flai;
- ignorare sistematicamente le richieste d’incontro che le Flai territoriali avanzavano all’azienda, per affrontare questioni contrattuali e di sicurezza nei posti di lavoro.
Continua a leggere: lettera aperta della FLAI-CGIL alla floricola Ciccolella
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