programma per le elezioni comunali 2008 – pubblica amministrazione

Di   23/02/2008

Pubblica amministrazione

L’operato delle amministrazioni comunali che si sono succedute a Molfetta negli ultimi decenni non è mai stato caratterizzato da una visione sistemica della città: l’azione di governo non è stata coerente con una pianificazione degli interventi adeguata ai bisogni della città e orientata a soddisfare obiettivi chiari, ben definiti e condivisi.

In generale ogni azione e, quindi, ogni risultato che ne è conseguito sono stati guidati per lo più dalla possibilità, verificata di volta in volta, di attingere a programmi di finanziamento nazionali o comunitari. Talvolta sono stati persino richiesti finanziamenti destinati alla realizzazione di opere non necessarie. Un rischio che investe anche il progetto del nuovo porto se gli interventi infrastrutturali non vengono commisurati a concrete prospettive di sviluppo economico, quando al contrario sarebbe corretto agire con la massima cautela per consentire nel corso del tempo l’entità degli interventi per modulare al meglio le strutture a servizio delle attività che si andranno a svolgere all’interno del porto. Opere pubbliche che devono sempre tener conto della tutela dell’identità storico-culturale della città, oltre alla possibilità di recupero delle strutture esistenti. Questo modo di gestire la cosa pubblica, che appartiene ad una tradizione non più replicabile e che è stato certamente foriero di pessimi risultati, deve essere urgentemente sostituito con una nuova gestione pubblica, capace di recepire le istanze della comunità e di individuare, in tempi certi, risposte adeguate e portatrici di risultati concretamente valutabili e misurabili. Onde evitare che l’amministrazione comunale sia condotta a vantaggio di cordate di potere, alimentando clientele e lobbies, o che gli uffici comunali costituiscano una sorta di muro di gomma tra la macchina amministrativa e i cittadini, è indispensabile incentivare forme di partecipazione in grado di incidere sulle scelte strategiche di interesse collettivo. Strumenti già attivi in questo senso come Agenda XXI e il progetto Città sane non devono essere una consulta di cittadini da invocare in occasione di manifestazioni internazionali, per lo più al fine di ricevere agevolazioni nei programmi di finanziamento. Agenda XXI ( sito non più disponibile da luglio 2008 ) in particolare è uno strumento il cui contributo deve essere istituzionalizzato e deve avere un importante peso sulle decisioni che gli amministratori compiono nel corso del loro mandato e costituire un accesso privilegiato all’accesso di dati e documenti ufficiali prodotti dall’amministrazione comunale. Il suo ruolo deve essere rafforzato e le dinamiche di partecipazione della comunità devono essere incentivate. Serve un nuovo patto costituente che attraversi la città, che sappia rappresentare e parlare della nuova composizione sociale e produttiva, che sappia includere e far parlare i migranti. Democrazia partecipata, dunque, non solo come questione di metodo ma di merito, come elemento sostanziale, come contenuto fondamentale; non solo come forma di tutela dei movimenti, ma come motore di un processo riformatore, come riforma della politica e della stessa concezione del governo e del potere, come pratica di partecipazione molecolare che metta in moto dinamiche virtuose tra tutte le realtà del territorio, sociali, sindacali, ambientaliste, culturali, di quartiere e persino imprenditoriali. La pratica del bilancio sociale mette fine al tempo della mera amministrazione, dell’ente locale quale luogo della mediazione burocratica e del sottogoverno e fa realmente del Municipio una istituzione di prossimità, sottolineando la centralità del locale, della città come risposta aperta ai problemi consegnatici da questa globalizzazione. Il Bilancio partecipativo è un processo decisionale di apertura della macchina istituzionale alla partecipazione diretta; è una modalità aperta e democratica perché sperimenta risposte locali e pratiche di nuove forme di democrazia.

Amministrare e costruire comunità solidali: un progetto difficile soprattutto alla luce della scarsezza di risorse a disposizione (pensiamo solo ai tagli del Governo agli enti locali), ma anche l’unica possibilità di sottrazione di spazio alla gestione tecnocratica della ordinaria amministrazione.

Per la tutela dei diritti dei cittadini è necessario nominare un Difensore civico.

I processi di globalizzazione indotti da trasformazioni economiche e culturali estranee al mondo cittadino e l’atavica questione meridionale con la sua sequela di assistenzialismo, corruzione e disoccupazione cadono sulla nostra città debole e mal governata e cercano soluzione. I processi che hanno generato questi fenomeni sono estranei alla dimensione cittadina eppure sono proprio questi problemi a toccare profondamente le nostre strade e i nostri giorni.

Proporsi politiche di integrazione degli immigrati e politiche e strutture che tendano a favorire l’ingresso nel lavoro della forza lavoro (manuale e intellettuale) molfettese è poco più di un rituale programmatico vuoto e quasi senza speranza.

Noi proponiamo di mettere al centro delle attenzioni degli amministratori comunali questi problemi e di intrecciare rapporti di cooperazione con strutture universitarie e fondazioni economiche per inventare e finanziare programmi innovativi e sperimentali di integrazione degli immigrati e di occupazione in loco della forza lavoro molfettese perché non è più sopportabile vedere alla stazione ferroviaria tanti addii e tanti uomini che salgono sui treni.

(Tratto dal programma per le elezioni comunali 2008 a Molfetta della Sinistra – l’Arcobaleno)


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